Questo sito contribuisce alla audience di

Milano (città)

Guarda l'indice

capoluogo della provincia omonima e della regione Lombardia, 122 m s.m., 181,74 km², 1.337.155 ab., secondo una stima del 2014 (milanesi), patrono: sant’ Ambrogio (7 dicembre).

Generalità

Città posta nel settore centrale della Pianura Padana compreso fra i primi rilievi prealpini e il Po, fra i fiumi Ticino e Adda. È situata alla convergenza di alcune fra le principali direttrici di traffico provenienti dalla penisola italiana e dalle regioni d'Oltralpe, che ne fanno il più importante nodo ferroviario, stradale, autostradale e aeroportuale d'Italia e uno dei principali d'Europa: a esso fanno capo le ferrovie provenienti da Torino, Genova, Bologna, Venezia, dalla Svizzera e dalla Francia e varie altre d'ambito regionale; oltre alle numerose strade nazionali e alle autostrade “dei laghi”, con proseguimento per il Piemonte e la Svizzera, e per Torino, Venezia, Bologna, Genova e collegate dalle due tangenziali, che formano intorno alla città un anello di scorrimento; la città conta infine sugli aeroporti di Malpensa (Varese), Linate e Orio al Serio (Bergamo). Seconda città italiana per popolazione e, grazie al suo rilevante ruolo industriale, commerciale e finanziario, uno dei principali motori dell'economia italiana, si espande con una vasta area metropolitana (la più estesa e popolata d'Italia con quella di Napoli), superando i limiti provinciali soprattutto in direzione di Varese e assommando una popolazione (compreso il capoluogo) di circa quattro milioni di abitanti. È sede vescovile e di importanti università (tra cui la Statale, la Cattolica, il Politecnico, la Bocconi e lo IULM). Nel 2008 la città è stata scelta come la sede dell'Esposizione Universale del 2015 con il tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. L'Expo 2015 otteneva un ottimo successo di pubblico e dava nuove opportunità alla città per uscire dalla crisi economica.

Urbanistica: fino all’Ottocento

Milano nacque nel sec. II a. C. come castrum romano posto a guardia di una preesistente borgata gallo-celtica; la sua localizzazione nel punto di convergenza di importanti strade da Lodi (Roma), Bergamo (Verona, Danubio), Como (Spluga), Novara (Aosta), Pavia (Torino, Rodano) ne spiega il ruolo di nodo di comunicazioni e l'importanza come centro di scambio. La prima cinta di mura del castrum, che recingeva un quadrato di ca. 600 m di lato, venne sostituita, nell'epoca imperiale, da nuove mura lunghe ca. 3,5 km dall'andamento irregolare. La città, nel periodo di Costantino, si espanse anche al di là di questa seconda cerchia murata con il teatro, il tempio di San Lorenzo, le basiliche di Sant'Eustorgio, San Simpliciano e Sant'Ambrogio, insieme ai borghi consolidati sulle strade radiali, fino a un ulteriore perimetro difensivo quasi circolare. È su questo tracciato, dopo un primo ampliamento delle mura da parte dell'arcivescovo Ansperto (875-880) che fu costruita la cinta dei Navigli, con imponenti opere idrauliche di difesa alimentate dalle acque del Nirone, del Seveso e dell'Olona. La città fu rasa al suolo all'epoca della guerra con Federico Barbarossa, ma dopo la vittoria di Legnano (1176) si ricostruirono le mura in pietra e cotto, con le sei porte Vercellina, Ticinese, Romana, Nuova, Orientale, Cumana e si diede l'avvio alla costruzione del Naviglio Grande che avrebbe completato una rete di canali, con conche e chiuse, cui avrebbe messo mano anche Leonardo da Vinci, tale da costituire un esempio per altri Paesi. Nel 1330 Azzone Visconti si fece conferire il titolo di dominus generalis e la città assunse l'aspetto di una capitale: le mura vennero rinforzate, fu iniziato il castello (1368), terminato poi dagli Sforza, venne demolita Santa Tecla per consentire l'inizio dei lavori per il Duomo (1386). Il castello fu inserito nella cinta spagnola (iniziata da Ferrante Gonzaga nel 1548) a nove punte bastionate, secondo la caratteristica topografia a foglia d'edera; l'ampio settore di tiro conservato sgombro consentì la presenza dell'unico polmone verde della città (l'attuale Parco) e permise più tardi l'innesto di Corso Sempione. Con la Repubblica Cisalpina iniziò un periodo di grande rinnovamento: venne distrutta la cinta bastionata attorno al castello e col materiale di demolizione si riempirono i fossati per creare la base del futuro Foro Bonaparte, il quale, inserito nel primo piano regolatore milanese (1807, G. Albertolli, P. Landriani, L. Cagnola, G. Zanoia), doveva costituire accanto al nucleo antico, dominato dal Duomo, il nuovo centro delle attività civili della repubblica e, insieme, una grande porta urbana rivolta verso la nuova strada del Sempione. Caduto Napoleone, il piano non venne attuato e solo dopo la Restaurazione austriaca (1814-59) iniziarono nuove trasformazioni: i concorsi (1861-62) per la sistemazione di piazza del Duomo, vinti da G. Mengoni, avviarono l'assetto della piazza, della Galleria (1865-77) e delle zone adiacenti; venne affrontato il problema ferroviario con la costruzione delle stazioni Centrale (1864) e di Porta Genova (1865). Si cercò di rendere organico lo sviluppo urbano ormai intenso (Milano nel 1871 contava 261.000 ab. di contro ai 150.000 del 1859) con i due piani di C. Beruto (1886-89) che prevedevano un'espansione periferica secondo fasce circolari tutt'intorno alla cintura dei bastioni spagnoli e che videro, col nuovo secolo, cominciare i lavori per la copertura dei canali.

Urbanistica: il Novecento

L'espansione prevista da Beruto fu saturata in un decennio; la popolazione, che dal 1889 al 1904 aveva segnato aumenti annui medi di 9000 ab., crebbe negli anni 1905-07 di ca. 18.000 ab. l'anno, superando il mezzo milione di abitanti. Al notevole ritmo di crescita si tentò di far fronte con una serie incalzante di piani regolatori: di Pavia e Masera nel 1912; di C. Albertini nel 1934 (dopo che l'assorbimento tra il 1918 e il 1923 di dodici comuni già interessati dallo sviluppo della metropoli aveva portato il territorio milanese da 75 a 185 km² con 860.000 ab.), rielaborato da L. Secchi dopo la legge urbanistica del 1942. Nel 1953 venne varato un piano regolatore che prevedeva un centro direzionale tra la Stazione Garibaldi e la Centrale, all'incrocio di due assi che raccoglievano le principali arterie di penetrazione urbane e regionali. Puntava inoltre a una progressiva trasformazione del centro storico in centro amministrativo e finanziario. Rimasto in larga parte non attuato o attuato in maniera difforme perché superato da una mutata realtà sociale ed economica, il vecchio piano regolatore venne sostituito da una variante generale, approvata nel 1980, che propose un'inversione di tendenza nello sviluppo della città: contenimento delle espansioni insediative, decentramento delle funzioni congestionanti, ristrutturazione delle aree degradate, riqualificazione del tessuto urbano e valorizzazione delle zone di valore storico-ambientale. Milano risentiva dei problemi della metropoli postindustriale: riuso, razionalizzazione delle aree destinate al terziario e riorganizzazione della mobilità e del traffico. Nel 1984 l'Amministrazione presentò due progetti per la riformulazione di due vuoti urbani: Portello-Fiera con la creazione di un Centro Congressi, curato da S. Crotti e non realizzato, e l'insediamento terziario della zona Garibaldi-Repubblica, che venne realizzato, curato da Malara e Morselli. Si elaborarono progetto per le aree industriali obsolete (progetto Bicocca-Pirelli vinto da V. Gregotti, 1985-87), l'edificato fu sottoposto a un programma di riqualificazione (sistemazione di piazza Fontana affidata a G. Pollini, di piazza del Duomo affidata a I. Gardella; progetto della Grande-Brera curato da J. Stirling, che prevedeva, tra l'altro, la ristrutturazione di palazzo Citterio e la sistemazione di due corti del giardino con un anfiteatro), mentre alcune aree storiche vennero investite da una revisione funzionale (quartiere Isola e Porta Genova). L'ultimo scorcio del Novecento e i primi del nuovo millennio hanno visto la città protagonista di importanti interventi urbanistici. Nel 2004 è stato ultimato il grande progetto di restauro e ristrutturazione del Teatro alla Scala, a cura dell'architetto M. Botta; all'inizio del 2005 è stato inaugurato il grande polo fieristico di Rho-Pero, alle porte della città, su progetto di M. Fuksas. Inoltre, per l'area sudorientale, l'architetto N. Foster ha ideato una parte del quartiere Milano Santa Giulia, nel progetto di risanamento (presentato nel 2005) di una zona tra Rogoredo e Linate dove in precedenza sorgevano gli stabilimenti della Montedison. Nel 2007, infine, è partito il grande progetto urbanistico "Porta Nuova" che investe i quartieri Garibaldi e Repubblica, dove nel 2010 è terminata la costruzione del Palazzo Lombardia, nuova sede degli uffici della Regione. Sempre nella stessa area è stata inaugurata nel 2014 la Torre Unicredit, il grattacielo più alto d'Italia, che sia affaccia sulla nuova piazza Gae Aulenti. Dopo la scelta di Milano come sede dell'Expo 2015, sono partiti diversi progetti urbanistici, privati e pubblici, oltre a quello per il sito della manifestazione in un'area di 200 ettari tra i comuni di Rho e Pero. Tra questi il progetto CityLife, per la riqualificazione dell'area della ex Fiera campionaria a cui partecipano architetti come Z. Hadid, A. Isozaki e D. Libeskind, la riqualificazione dell'area dell'ex scalo ferroviario di Porta Vittoria e di Porta Romana.

Storia: dalla fondazione a Liutprando

Fondata verso il 396 a. C. da tribù di Galli Insubri che in quel tempo avevano sconfitto gli Etruschi cacciandoli da Melphum (oggi Melzo), il suo antico nome Mediolanum, documentato dal sec. III a. C., di origine celtica, significa “in mezzo alla pianura” ed è toponimo che compare in altre zone celtiche (Gallia, Britannia, Mesia). Dopo essere stata valido baluardo contro i Liguri, Milano fu occupata temporaneamente già nel 222 a. C. dai Romani in lotta contro i Galli a N del Po; fu definitivamente assoggettata nel 196 a. C. dopo la sconfitta che gli stessi Romani, spalleggiati da altri Galli, i Cenomani, inflissero presso il Mincio agli Insubri e ai Boi, che avevano collaborato con Annibale. Per la felice posizione al centro di una fertile pianura in cui convergevano importanti strade dalla Liguria, dal Piemonte, dal Veneto, dalle Alpi, la città crebbe d'importanza ottenendo nell'89 a. C. il diritto latino e nel 49 a. C. l'ammissione alla cittadinanza romana. Ma ulteriore sviluppo ebbe nell'età degli Antonini quale luogo di floridi commerci e di produzioni artigianali. Nel sec. III acquistò anche importanza strategica come centro di organizzazione delle campagne di guerra contro le invasioni germaniche. Nel sec. IV vi sostò di frequente la corte imperiale ed era sede del prefetto del pretorio e del vicario d'Italia. Nel 313 Costantino vi emanò con Licinio l'editto di tolleranza. Dal 373 al 397 la diocesi milanese, formatasi tra i sec. II e III, ricevette grande impulso dal vescovo sant'Ambrogio che vi combatté l'arianesimo in appoggio alla Chiesa romana e fu attivamente presente nelle vicende politiche del tempo. Agli inizi del sec. V Milano perdette il ruolo di capitale dell'Impero d'Occidente, che passò a Ravenna, dove Onorio trasferì la corte per scampare all'avanzata dei Visigoti. Questi misero in allarme la città, ma la risparmiarono tanto nella prima quanto nella seconda, e più grave, incursione. La colpirono invece gli Unni di Attila, che la misero a ferro e a fuoco (452); fu poi il vescovo Eusebio, defensor civitatis, senza il sostegno di alcuna autorità civile, a curarne la restaurazione, a cominciare dalla chiesa maggiore, dedicata a Santa Tecla. La città non fu coinvolta direttamente nel conflitto tra Oreste e Odoacre né risentì della conseguente scomparsa, con Romolo Augustolo, dell'ultimo imperatore di Occidente; neppure ebbe a soffrire dall'invasione degli Ostrogoti di Teodorico (490), forse grazie alla mediazione del vescovo Lorenzo. Fu invece rovinosa per Milano, come del resto per tutta l'Italia, la guerra gotico-bizantina (535-553), nel corso della quale un tentativo di defezione dal governo degli Ostrogoti a quello imperiale, patrocinato dal vescovo Dazio, costò alla città una feroce rappresaglia (assedio gotico-borgognone di Uraia, con conseguente resa, massacro e deportazione di molti abitanti e diroccamento e saccheggio, 538-539). Dopo la fine della dominazione ostrogotica (553), la restaurazione imperiale affidata da Giustiniano a Narsete non riuscì a risollevare la città, che, pressoché indifesa, nel 569 venne occupata dai Longobardi: il vescovo col suo clero e l'aristocrazia ripararono a Genova e vi rimasero finché anche questa città fu annessa al regno longobardo (643). Milano divenne sede di un duca longobardo, ma fu largamente sopravanzata da Pavia, capitale del regno. Restava tuttavia la maggior metropoli cattolica dell'Occidente e riacquistò importanza col progressivo processo di conversione dei Longobardi dalla fede ariana a quella cattolica, che iniziò al principio del sec. VII e si intensificò via via, col concorso della restaurazione episcopale: Milano infatti fu sede del re cattolico Pertarido in conflitto per la corona col fratello Godeperto, ariano e residente a Pavia (661-662). Ma solo al tempo di Liutprando (712-744), il più fervente cattolico dei re longobardi, acquisì una posizione di primo piano – urbanistica, economica, militare – nel regno, attestata enfaticamente da un anonimo elogio poetico contemporaneo (Versum de Mediolano civitate). Fu questo il risultato di un lungo travaglio di popolo per la sopravvivenza e il recupero di condizioni di vita civile, favorito infine da un relativo affiatamento tra la popolazione germanica e quella latina sotto l'azione moderatrice e direttiva dell'episcopato, che può dirsi da allora vero e proprio governo, nell'ambito di uno Stato, quale fu il regno longobardo, mai giunto a maturità.

Storia: da Carlo Magno all’XI secolo

La conquista di Carlo Magno (774) non modificò la situazione: i vescovi (anzi, a datare dai tempi di Carlo Magno, arcivescovi della metropoli ambrosiana, da cui dipendevano sedici sedi suffraganee) andarono assumendo un ruolo di fatto preminente rispetto ai conti franchi, succeduti ai duchi longobardi e raramente presenti nelle vicende cittadine, ed ebbero parte attiva e talvolta determinante nei conflitti dinastici dei Carolingi fino all'887 e in quelli dei re d'Italia fino al 951, quando Ottone I di Sassonia inaugurò la sua nuova politica italiana e imperiale. Tra gli arcivescovi dell'età carolingia spiccano Tommaso, interlocutore di Carlo Magno, Ansperto, fautore di Ludovico II e poi di Carlo II il Calvo, fieramente dissenziente da papa Giovanni VIII nel sostenere Carlo III il Grosso e promotore del rinnovamento edilizio e delle fortificazioni di Milano; tra gli arcivescovi dell'età del regno feudale si ricordano Landolfo I e Andrea, che si adoperarono per salvarla dalle incursioni degli Ungari dei primi decenni del sec. X, e Valperto, che incoronò Ottone I re d'Italia. La politica carolingia e più accentuatamente quella di Ottone I e della sua dinastia, che tendeva a costituire una feudalità ecclesiastica in grado di integrare, ed equilibrare, quella laica e di realizzare l'unità politico-religiosa del Sacro Impero, contribuì alla formazione di un'informale signoria episcopale ambrosiana largamente autonoma in seno al Regno d'Italia, all'Impero e, in materia ecclesiastica, alla Chiesa romana. Arcivescovi-signori di vaste ambizioni furono Landolfo II, che si creò uno stuolo di vassalli infeudando le pievi della diocesi (983), e più tardi Ariberto d'Intimiano (1018-45). Fu Ariberto che, passato da un rapporto di quasi-vassallaggio a guerra aperta con l'imperatore Corrado II (1037), riuscì a creare intorno a sé una solidarietà cittadina, che prelude alla coscienza civica del comune; solidarietà dapprima circoscritta all'ambito dell'aristocrazia divisa dal conflitto tra maggiori e minori (capitanei e valvassores), poi, dopo una sollevazione popolare legata al nome di Lanzone da Corte e fuori dal controllo episcopale, estesa anche a una fascia sociale sottostante, quella dei cives (1042-44). Emblema della città, comune ai diversi strati sociali e alle rispettive consorterie e partiti, divenne allora il carroccio. Ma nella seconda metà del sec. XI l'evoluzione della signoria episcopale fu deviata dall'emergenza di situazioni nuove: le forze laiche politicamente maturate ed economicamente progredite nel quadro di una generale espansione della produzione e degli scambi incominciata dopo il Mille – un'aristocrazia media di piccoli nobili (valvassores) e di imprenditori e mercanti (cives) – cominciò a esprimere in diverse forme la sua aspirazione a gestire il governo cittadino, sia pure nell'ambito del regime episcopale. Quando poi, nella seconda metà del sec. XI, Milano fu coinvolta nella lotta per la riforma della Chiesa e nella conseguente lotta delle investiture tra il Papato e l'Impero, e il moto popolare della pataria mise sotto accusa arcivescovi e alti ecclesiastici simoniaci e nicolaiti, il governo episcopale entrò in crisi. Ciò permise la costituzione di un'amministrazione cittadina laica, ancorché sotto il controllo dell'arcivescovo, retta da consoli eletti dall'assemblea dei cittadini: il Comune, attestato dai documenti per la prima volta come esistente nel 1117, ma certo anteriore di alcuni anni.

Storia: il Comune

La città-Stato, mentre cercava di darsi una struttura costituzionale idonea a equilibrare le esigenze di una società composita e in rapida trasformazione, sotto la spinta degli interessi economici sempre crescenti del ceto borghese, con un'aggressiva politica di espansione, ampliò la sua giurisdizione sul contado a spese dei signori feudali e scontrandosi duramente con le città vicine, Lodi, Pavia e Como in particolare, situate in delicate posizioni di transito. Quando poi Federico Barbarossa rivendicò con le armi i diritti regi (le regalie), cioè i proventi largamente usurpati al fisco dai comuni, queste e altre città lombarde lo appoggiarono nell'offensiva contro Milano e concorsero ad abbatterla (1162). Ma Milano, seppure diroccata e divisa in quattro borgate, si riprese ben presto grazie alla solidarietà della Lega Lombarda e con l'appoggio di papa Alessandro III e dei vescovi Uberto e Galdino divenne l'anima della guerra per l'autonomia (libertas) dei comuni, ricoprendo un ruolo determinante nella vittoriosa battaglia di Legnano (1176) e nella conseguente Pace di Costanza (1183), che sanzionò definitivamente l'autonomia a favore di Milano e delle altre città della Lega. La vita del comune legittimato nel quadro dell'Impero fu tuttavia agitata da pressoché ininterrotte lotte interne per il potere, tra fazioni vagamente caratterizzate dalle componenti sociali, nobiltà e popolo, quest'ultimo in impetuoso progresso come protagonista del crescente sviluppo economico e del correlativo sommovimento sociale dei sec. XII e XIII. Al governo collegiale dei consoli si sovrappose, e infine si sostituì, quello del podestà unico e forestiero, supremo arbitro e giudice di pace sopra le fazioni inconciliabili; una complessa legislazione statutaria codificò e integrò le antiche consuetudini; si moltiplicarono magistrature, uffici e consigli destinati a perfezionare l'amministrazione e mantenere gli instabili equilibri politici di parte; dal 1198, la Credenza di Sant'Ambrogio, organo del popolo, esercitò un ruolo di primo piano nella politica cittadina. Milano affrontò così in stato di crisi l'offensiva di Federico II e fu sconfitta a Cortenuova (1237). Si risollevò, ma a prezzo della signoria di fatto di Pagano, poi di Martino della Torre, innalzati dalla Credenza di Sant'Ambrogio, roccaforte della fazione popolare e borghese. Avanguardia del guelfismo antisvevo, la Milano torriana contribuì alla rovina di Federico II, del suo epigono Ezzelino da Romano, di suo figlio Manfredi e all'affermazione di Carlo d'Angiò; ma sempre in fermento e in discordia. Finché Napo della Torre cadde sotto l'urto degli avversari, nobili in esilio, per lo più ghibellini, riuniti sotto le insegne di Ottone Visconti, arcivescovo di Milano da quindici anni, ma mai ammesso in città (battaglia di Desio, 1277). Ottone Visconti, poi il pronipote Matteo, instaurarono una signoria su basi più larghe, rendendo partecipe la nobiltà e riformando la costituzione del comune in modo da snellirne l'apparato amministrativo (istituzione del vicario e dei Dodici di provvisione, 1279) e vanificarne l'iniziativa politica, riservata ai signori. Nuovi rivolgimenti ristabilirono per un breve periodo la signoria dei Torriani con Guido (1302), poi di nuovo quella di Matteo Visconti, che, dopo un esilio, si impossessò nuovamente del potere approfittando dell'illusoria pacificazione delle fazioni milanesi voluta da Enrico VII di Lussemburgo (1311), e lo assicurò alla sua famiglia sino all'estinzione del casato (1447). Milano era allora al culmine del suo sviluppo demografico ed economico (enfaticamente documentato da Bonvesin de la Riva). Matteo, morto nel 1322, e i suoi successori Galeazzo I, Azzone, Luchino e soprattutto l'arcivescovo Giovanni (1339-54) gettarono le basi di uno Stato territoriale milanese che si estendeva a quasi tutta l'attuale Lombardia, a Novara, Asti e Alessandria e temporaneamente a Genova e Bologna, coi consueti mezzi propri dei “tiranni” italiani del tempo: asservimento degli organi politici e amministrativi del comune, soppressione di ogni libertà, eliminazione degli oppositori, promozione delle attività economiche ma correlativo, spietato fiscalismo, mecenatismo e magnificenza a fini demagogici e di prestigio, spregiudicata diplomazia e largo impiego di milizie mercenarie.

Storia: il Ducato di Milano fino all’Aurea Repubblica Ambrosiana

Nell'instabile sistema degli Stati italiani, Milano andò acquistando un ruolo preminente, opponendosi alle concorrenti e spesso coalizzate ambizioni di Verona scaligera, di Venezia, dei principati piemontesi, degli Estensi, di Firenze e degli Stati papali, e divenne il polo antagonista del regno angioino di Napoli, il maggiore degli Stati della penisola. Con Matteo II, Galeazzo e Bernabò l'espansione milanese in Emilia e Romagna si scontrò contro una grande lega “guelfa” patrocinata dal papato avignonese, che ne rallentò il progresso. Ma Gian Galeazzo (1378-1402), fattosi con un delitto unico detentore del potere, portò lo Stato milanese alla massima espansione e potenza; sfidando con successo tutta l'Italia, lo dilatò nel Veneto sino a Padova, in Emilia sino a Bologna, e a Pisa, Perugia e Assisi. Da Venceslao re dei Romani acquistò il titolo di duca di Milano (1395) e tra le opere di magnificenza (Duomo di Milano, Certosa di Pavia) e le guerre, curò il complesso impianto politico e amministrativo del ducato sovrapponendolo a quello municipale, i cui margini di autonomia furono estremamente ridotti, se non annullati. La crisi che seguì la scomparsa di Gian Galeazzo (1402) sfociò da un lato nell'assassinio del suo primogenito e successore Giovanni Maria (1412), dall'altro nell'incalzante avanzata di Venezia nella Lombardia orientale. La crisi fu poi faticosamente superata dal secondogenito Filippo Maria (1412-47): con una politica economica e finanziaria molto efficace (promozione del setificio, espansione del commercio con l'estero, organizzazione degli estimi ecc.) e con un assiduo sforzo militare, egli riuscì a ricostituire il ducato, sia pure entro confini più ristretti (i veneziani a Brescia e a Bergamo, i Savoia a Vercelli). Morto Filippo Maria senza eredi maschi, un gruppo di aristocratici e intellettuali diede vita alla fragile Aurea Repubblica Ambrosiana(1447-50), evocando un'inattuale restaurazione delle libertà comunali; mentre le altre città del ducato rivendicavano la loro indipendenza da Milano, la successione ai Visconti era disputata da Ludovico di Savoia, Alfonso d'Aragona e Francesco Sforza, condottiero e genero dell'ultimo Visconti, e i veneziani riprendevano la loro avanzata avendo come meta Milano.

Storia: il Ducato di Milano da Francesco Sforza al 1814

Vinse Francesco Sforza (1450-66), che i milanesi stessi acclamarono duca, e che nel 1454 stipulò con Venezia, ormai definitivamente all'Adda, la Pace di Lodi. Sotto la dinastia degli Sforza(1450-1535) Milano e il ducato godettero di un lungo periodo di pace (il quarantennio di equilibrio della storia d'Italia, 1454-94), in cui la capitale raggiunse una dimensione economica europea. La vita della corte fu fastosa quanto torbida: Galeazzo Maria (1466-76), figlio e successore di Francesco, venne assassinato da congiurati chimericamente repubblicani; suo figlio Gian Galeazzo (1476-94) passò dalla tutela della madre Bona di Savoia a quella di Ludovico il Moro (1494-99 e 1500), zio paterno, che lo estromise dal potere e gli succedette (ed ebbe dall'imperatore Massimiliano I il riconoscimento del titolo ducale nel 1495). Alla sua celeberrima magnificenza, il Moro accompagnò un'ambiziosa e tortuosa politica (non priva tuttavia di motivazioni economiche, data la fitta rete d'interessi che legava Milano ai Paesi transalpini), che favorì, se non provocò, gli interventi stranieri, a cominciare da quello di Carlo VIII di Francia (1494). Ludovico il Moro finì prigioniero di Luigi XII di Francia, che occupò Milano per qualche mese tra il 1499 e il 1500 e dal 1500 al 1512; i successori del Moro, i figli Massimiliano (1512-15), e Francesco II (1521-35) videro il ducato passare da alterne dominazioni francesi alla tutela degli svizzeri e degli imperiali, finché Carlo V succedette nel ducato a Francesco II e lo destinò nel 1540 al figlio Filippo II, col quale ebbe inizio la dominazione spagnola. Sotto il dominio degli Asburgo, l'amministrazione dello Stato fu affidata a un governatore di nomina regia dotato di ampi poteri civili e militari. Esso fu affiancato dal Senato, che risaliva al tempo degli Sforza, e dall'Uffizio camerale, altro avanzo della costituzione viscontea che amministrava tutte le rendite dello Stato e decideva delle liti con il fisco. Furono inoltre istituiti un consiglio segreto del governatore e una congregazione dello Stato. Benché gli spagnoli quindi non ne alterassero la struttura amministrativa, le condizioni della città peggiorarono notevolmente e benché l'economia lombarda rimanesse sempre la più progredita e attiva della penisola, le imprese agricole e industriali ristagnarono e insterilirono nonostante gli sforzi degli amministratori locali; i traffici e i commerci furono intralciati dal fiscalismo e dagli eccessivi favori concessi a una nobiltà troppo spesso oziosa o contraria alle fortune borghesi; le due epidemie di peste (1576 e 1629-32), le carestie e la guerra (1630) contribuirono, infine, a decimare la popolazione che si ridusse in quegli anni di quasi la metà. Presa dagli austro-savoiardi nel 1706 e confermata all'Austria nel 1713 (Pace di Utrecht), la città dovette ancora subire la breve occupazione di Carlo Emanuele di Sardegna (1733-36) e di Filippo di Borbone (1745-46). Con la Pace di Aquisgrana (1748) venne inaugurato un periodo di pacifico e fecondo sviluppo nelle industrie, nelle arti e nella vita civile. Sotto il governo di Maria Teresa e dei suoi successori vennero riformate l'amministrazione e la giustizia; nel 1776 fu abolita la tortura e nel 1784 la pena di morte (tranne che per il reato di ribellione allo Stato). L'Inquisizione e i tribunali ecclesiastici vennero soppressi. Sorsero fabbriche, industrie e manifatture. La città si trasformò e ingrandì. Le idee provenienti dalla Francia illuministica e rivoluzionaria penetravano intanto tra ceti sempre più vasti della popolazione cosicché quando Napoleone entrò nella città dopo la vittoria di Lodi (10 maggio 1796) vi fu accolto trionfalmente nella speranza di nuove e più ampie libertà. Milano divenne allora la capitale della Repubblica Cisalpina (1797), poi, dopo una breve restaurazione austriaca (1799-1800) della Repubblica Italiana (1802) e del Regno d'Italia (1805).

Storia: la Repubblica Cisalpina e la restaurazione austriaca

Se le aspettative dei patrioti furono in gran parte deluse, Milano godette però di una certa autonomia reale che permise il formarsi di una nuova classe dirigente e di un primo barlume di coscienza nazionale che avrebbe poi dato i suoi frutti nell'imminente Risorgimento. Il ritorno degli austriaci, avvenuto dopo la caduta di Napoleone e l'eccidio del Prina (1814), fu salutato favorevolmente dalla classe conservatrice ostile alla rivoluzione e dalla parte meno consapevole e più incostante del popolo, ma suscitò tra i patrioti, ormai numerosi, vari tentativi di rivolta. Dopo una prima congiura militare avvenuta nello stesso 1814 e la scoperta di trame antiaustriache organizzate dai carbonari e dai federati nel 1821 (condanne di S. Pellico, F. Confalonieri, P. Maroncelli, G. G. Pallavicino, P. Borsieri ecc.), l'insofferenza dei patrioti esplose pienamente nelle famose Cinque Giornate del 1848 che costrinsero gli austriaci ad abbandonare la città. Nuovamente sottomessi poco dopo (6 agosto 1848), i milanesi non poterono più in alcun modo essere riavvicinati agli Asburgo né da promesse né da riforme. Nel 1853 un improvvisato moto mazziniano fu subito represso, ma nel 1859 in seguito alla battaglia di Magenta (4 giugno) e all'armistizio di Villafranca (8-11 luglio) Milano fu unita al Piemonte e poco dopo al regno unitario.

Storia: dopo l’unificazione

Entrata a far parte del Regno d'Italia (1861), la città si distinse per le iniziative economiche e il dinamismo delle attività editoriali e giornalistiche (al 1876 risale la fondazione del Corriere della Sera) e tra gli ultimi due decenni dell'Ottocento e gli inizi del Novecento diventò la città più industrializzata d'Italia; nello stesso tempo vide la nascita del movimento operaio e, nel 1898, fu teatro di imponenti moti sociali, repressi brutalmente dal generale F. Bava Beccaris. Nei decenni che seguirono Milano divenne il centro economico e commerciale più importante d'Italia acquistando contemporaneamente una funzione di particolarissimo rilievo anche nelle manifestazioni più significative della vita nazionale. Agli inizi del sec. XX Milano modificò le proprie strutture industriali sviluppando i settori meccanico e metallurgico. L'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale fornì un nuovo impulso all'industria milanese. Il dopoguerra fu segnato dalla ripresa dello scontro politico e sociale, in cui comparve e s'impose il fascismo (che qui nacque ufficialmente nel marzo 1919). Durante la seconda guerra mondiale la città fu duramente colpita dai bombardamenti degli Alleati. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, la città, rigidamente controllata dai nazifascisti, vide nascere un forte movimento partigiano e fu sede del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia; medaglia d'oro della Resistenza, fu l'anima della lotta di liberazione che culminò nell'insurrezione del 25 aprile 1945. Nel dopoguerra la ricostruzione fu massiccia e a partire dagli anni Cinquanta del Novecento il capoluogo lombardo divenne un grande polo industriale, protagonista del “miracolo economico”, oltre che centro di dibattito culturale e politico a livello nazionale. Nel dicembre del 1969 fu teatro dell'attentato terroristico alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana che inaugurò la “strategia della tensione” e, negli anni Settanta, fu sconvolta dagli episodi più drammatici dello scontro sociale e politico. Gli anni Ottanta furono per la città un periodo di intenso cambiamento, che vide una radicale ristrutturazione dell'economia, con lo smantellamento delle grandi aree industriali cittadine e lo sviluppo del terziario avanzato.

Archeologia

I resti archeologici di Milano si riferiscono essenzialmente alla città romana che, col suo perimetro quadrato e la pianta a scacchiera, occupava, in età augustea, una parte dell'odierno centro cittadino: il foro corrispondeva all'attuale piazza Santo Sepolcro. Sotto Massimiano la cinta fu ampliata includendo da un lato il circo e dall'altro un grande edificio termale, il corso Europa, forse le Terme Erculee. Tratti di queste mura in mattoni con torri poligonali sono visibili nella zona di corso Magenta. Restano inoltre avanzi di terme a porta Vercellina, del teatro, dell'anfiteatro e di una grande via porticata sotto l'attuale corso di porta Romana, e del mausoleo ottagonale di Valentiniano II presso San Vittore al Corpo. A un monumento romano di età imperiale appartenevano le sedici colonne corinzie che in seguito decorarono il portico di San Lorenzo.

Arte: il Medioevo

Il trapasso dal tardoantico al paleocristiano è documentato da alcune basiliche costruite tra il sec. IV e il sec. V: Santa Tecla (Basilica Nova o Maior), di cui sono state rinvenute le fondamenta sotto la piazza del Duomo; San Giovanni in Conca, chiesa ad aula unica, di cui sussiste l'abside; San Simpliciano, di vaste proporzioni, pure ad aula unica, trasformata in età romanica, ma conservando le strutture originarie; i Santi Apostoli; San Nazaro Maggiore, trasformata in età romanica; San Lorenzo (ricostruita nel 1573 da M. Bassi), a pianta centrale, come pure le tre cappelle annesse, di cui quella di Sant'Aquilino conserva importanti mosaici del sec. V (precedenti a quelli più vicini alla tradizione ravennate che ornano il sacello a cupola di San Vittore in Ciel d'Oro presso Sant'Ambrogio). Principale monumento della prima architettura cristiana e importante centro di attività artistiche fu la basilica fondata da sant'Ambrogio nel 386, quale può identificarsi nella costruzione ipostila a quattordici colonne accertata dagli scavi. Vari rimaneggiamenti e interventi interessarono la chiesa e il monastero di Sant'Ambrogio durante i sec. VIII e IX (costruzione della torre dei Monaci, messa in opera del ciborio, probabile rinnovamento dell'atrio); al sec. IX risale il famoso altare d'oro di Vuolvinio, attestante l'alto livello raggiunto dall'oreficeria, che ebbe a Milano una grande fioritura dall'età bizantina a quella ottoniana. Tra la fine del sec. IX e la prima metà del X, con la costruzione del complesso delle absidi e del presbiterio, Sant'Ambrogio divenne cantiere di nuove esperienze architettoniche di importanza determinante per la definizione del linguaggio stilistico dell'arte lombarda, assunto e sviluppato da altre chiese del tempo (Sant'Eustorgio, San Calimero, San Satiro, San Celso, San Vincenzo in Prato, San'Eufemia, San Babila, San Nazaro Maggiore), attraverso le quali si compì il passaggio al romanico. Inoltre la decorazione plastica di molti di questi monumenti continua la tradizione scultorea sviluppatasi a San'Ambrogio nell'ultimo quarto del sec. XI a opera di maestri diversi, che scolpirono capitelli e altri elementi decorativi della nuova basilica costruita, conservando intatti il presbiterio e le absidi, tra la seconda metà del sec. XI e la prima del secolo successivo. Aspetti di architettura civile del periodo romanico sono gli archi di porta Nuova (sec. XII) e il Palazzo della Ragione o Broletto (1233), che reca nella facciata la scultura equestre di Oldrado da Tresseno. Coeve manifestazioni pittoriche sono espresse nella miniatura dei codici (in San'Ambrogio e nelle raccolte della Biblioteca Ambrosiana).

Arte: la Milano viscontea

Nella Milano viscontea si compì, nel corso del Trecento, l'assimilazione delle forme gotiche, che trovò ampia espressione nel Duomo, iniziato per volere di Gian Galeazzo Visconti nel 1386. Importanti nel sec. XIV furono la ricostruzione e il completamento delle chiese di San'Eustorgio (dove il pisano Giovanni di Balduccio costruì, tra il 1336 e il 1339, l'arca di San Pietro Martire, esempio per feconde esperienze della scultura milanese del sec. XIV), di San Simpliciano e di San Marco e l'edificazione dei campanili di San'Antonio e di San Gottardo. Nel 1316 Matteo Visconti fece costruire la Loggia degli Osii (1316-30), con statue di scuola campionese. Durante il ducato degli Sforza la città si trasformò in adesione alla cultura rinascimentale mediata attraverso apporti toscani.

Arte: dal XV secolo alla prima metà del Settecento

I due maggiori monumenti del sec. XV sono il Castello Sforzesco (ricostruzione di quello visconteo) e l'Ospedale Maggiore (o Ca' Granda). Il castello, pressoché ultimato intorno al 1466 (vi lavorarono anche Iacopo da Cortona e il Filarete, autore della grande torre sulla porta d'accesso), fu soggetto, sotto Galeazzo Maria Sforza e Ludovico il Moro, ad aggiunte e completamenti (la Loggia e il Cortile della Rocchetta, entrambi su disegno di C. Ferrini, la “ponticella”, il Portico dell'Elefante; la Sala delle Assi affrescata da Leonardo nel 1497; altri affreschi furono compiuti dal Bramantino e da B. Bembo, mentre interventi architettonici vennero realizzati probabilmente dal Bramante). Ora sede dell'Università Statale, l'Ospedale Maggiore fu iniziato dal Filarete nel 1457 e proseguito nel 1465 da Guiniforte Solari, a sua volta sostituito, dal 1481, da G. A. Amadeo. Nella prima metà del sec. XVII vi lavorarono (corpo centrale comprendente la vasta corte e la chiesa) F. M. Richini, F. Mangone, G. B. Pessina (l'ala N appartiene al periodo neoclassico e fu realizzata da P. Castelli tra il 1798 e il 1804). Gli elementi toscani, introdotti a Milano da Michelozzo con il suo palazzo del Banco Mediceo (andato distrutto), si possono individuare, fusi con elementi lombardi, nella famosa cappella Portinari (1462-66) nella chiesa di San'Eustorgio. Le esperienze rinascimentali della scuola lombarda confluirono nell'ambito della lezione bramantesca che, innestatasi nella cultura locale dal 1479, ne delineò i caratteri di orientamento (chiesa di San Satiro ricostruita dal Bramante nel 1483). Il Bramante condusse importanti lavori anche nella chiesa di Santa Maria delle Grazie (la tribuna, il piccolo chiostro e la Sagrestia vecchia, dove Leonardo dipinse nel refettorio conventuale il celebre Cenacolo, 1495-97). Tra i pittori più importanti del tempo si ricordano V. Foppa, B. Butinone, B. Zenale, il Bergognone; tra gli scultori, G. A. Amadeo, i Cazzaniga, Caradosso, Bambaia, i Mantegazza. Altre notevoli realizzazioni architettoniche del Quattrocento sono le chiese di San Pietro in Gessate (decorata da affreschi del Bergognone, di B. Zenale e altri), San Bernardino alle Monache (1428), Santa Maria del Carmine (1446-49, con facciata del sec. XIX), Santa Maria della Pace (edificata nel 1466-97 su progetto di G. Solari, con affreschi di Tanzio da Varallo), Santa Maria della Passione (1482-85, ma rimaneggiata e modificata nel corso del Cinquecento, con facciata barocca), Santa Maria presso San Celso (1493-97; vi lavorarono Solari, Amadeo e successivamente C. Cesariano, C. Lombardo, V. Seregni e G. Alessi); i due chiostri di Sant'Ambrogio e il portico della Canonica (1492-99, di Bramante). Grande impulso ebbero in quest'epoca le arti minori: fiorì la tradizione dell'arazzo e quella delle armi e delle armature, in diretta competizione con le maggiori fabbriche tedesche e di altre scuole europee. I fecondi apporti leonardeschi alla cultura figurativa milanese ebbero importanti esiti nell'opera dei seguaci del maestro (G. A. Boltraffio, il Giampietrino, B. dei Conti, Marco d'Oggiono, A. Solario, il Sodoma, B. Luini, G. Ferrari). L'architettura del Cinquecento ebbe i suoi maggiori interpreti in G. Alessi e in P. Tibaldi. Del primo sono il palazzo Marino (1553-58), la chiesa dei Santi Paolo e Barnaba (1560) e la facciata della chiesa di Santa Maria presso San Celso; del secondo (nei modi del manierismo michelangiolesco, come pure l'Alessi) sono la chiesa di San Fedele (iniziata nel 1569, continuata poi da M. Bassi e compiuta nella parte superiore della facciata da P. Pestagalli nell'Ottocento), il Palazzo Arcivescovile (1572-1604), oltre a lavori nel Duomo (che costituì cantiere di ininterrotta attività artistica dalla sua fondazione fino al sec. XIX). Altri monumenti architettonici del sec. XVI sono la cappella Trivulzio (1510-21, realizzata dal Bramantino nella basilica di San Nazaro Maggiore), San Maurizio o Monastero Maggiore (1503-81, con decorazioni ad affresco di B. Luini e altri), il palazzo dei Giureconsulti, realizzato da V. Seregni (1560, su disegno di G. Alessi), la casa degli Omenoni, opera di L. Leoni(1565), nota per i caratteristici telamoni eseguiti da A. Abbondio. Le manifestazioni della cultura artistica del Seicento lombardo furono espresse dall'architettura e soprattutto dalla pittura stimolata dall'esaltante clima religioso dei Borromeo. I pittori dell'età borromea emersero così nelle loro distinte personalità: G. Ferrari e A. Fontana (attivi nel sec. XVI), i Procaccini, il Cerano, il Morazzone, D. Crespi, il Tanzio, G. Serodine, F. Del Cairo, C. F. Nuvolone operanti per tutta la prima metà del Seicento. L'architettura ebbe i due esponenti maggiori in F. M. Richini e F. Mangone. Di Richini sono, tra gli altri edifici, la chiesa di San Giuseppe (1607-30), la facciata del palazzo del Senato (1627), i palazzi Annoni-Cicogna (1631), Durini (1644), di Brera (prospetti e cortile, 1651), Litta, il portale del Seminario Vescovile. A Mangone appartengono il palazzo del Senato, interventi nella chiesa di San Sebastiano (1617), il completamento del Seminario Maggiore e la ricostruzione della chiesa di Santa Maria Podone (1625). Notevoli costruzioni della prima metà del Settecento sono le chiese di Santa Maria della Salute (1708, di C. Pietrasanta) e di San Francesco di Paola (1728, di M. Bianchi); i palazzi Trivulzio (1707-13) e Cusani (1719), ambedue di C. Ruggeri, e Sormani-Andreani (1736, di F. Croce); da ricordare anche i palazzi Dugnani e Clerici per gli affreschi eseguiti da Giambattista Tiepolo nel 1732 e nel 1740.

Arte: dall’età napoleonica al Novecento

In età napoleonica Milano divenne una città tra le più rappresentative del gusto neoclassico, incarnato nell'espressione architettonica da G. Piermarini al quale si devono tra l'altro il fronte del Palazzo Reale (la cui decorazione interna comprendeva opere di G. Albertolli, G. Maggiolini, A. Appiani, per la maggior parte distrutte durante la seconda guerra mondiale), il Teatro alla Scala (1775-78) e i palazzi Belgioioso e Greppi (1776-78). Altri convinti interpreti della tendenza del neoclassicismo furono B. Alfieri (facciata interna del palazzo Sormani-Andreani, 1756), L. Pollack (Villa Reale, 1790), S. Cantoni (palazzo Serbelloni, 1793), L. Cagnola (Arco della Pace, 1807-38; Propilei di porta Ticinese, 1802-14), L. Canonica (Arena, 1802-14; palazzo Traversi e Teatro Carcano, ricavato dalla chiesa sconsacrata dei Santi Cosma e Damiano). Le influenze del gusto romantico (esponente in pittura ne fu F. Hayez) alimentarono nostalgie medievali e favorirono un ritorno alle forme del gotico, di cui fu anticipatore C. Amati (l'autore della chiesa neoclassica di San Carlo, 1836-47) con il completamento della facciata del Duomo, realizzata in collaborazione con G. Zanoia (1805-13). Sullo stesso indirizzo di ideali, ma con carattere più personale, operò C. Boito (Casa di Riposo per Musicisti “G. Verdi”, 1895-99). Significativi esempi della cultura eclettica del secondo Ottocento sono il Cimitero Monumentale (C. Maciachini, 1866) e la Galleria Vittorio Emanuele II (G. Mengoni,1865-77). Il gusto liberty trovò in Milano, ormai trasformata in moderna città industriale e commerciale, disponibilità diverse nell'accogliere il nuovo stile, che caratterizzò l'architettura e le arti minori dal 1901 al 1914. I più significativi esponenti dell'architettura di questo periodo sono G. Sommaruga (palazzo Castiglioni, 1901-03; casa Romeo, oggi clinica Columbus, 1911-13), A. Cattaneo (facciata del perduto teatro Trianon, che prospetta sulla piazza del Liberty, 1902-05), G. B. Bossi (casa Galimberti, 1902-05), E. Pirovano (casa Ferrario, 1902-03), G. Moretti (casa Moretti, 1911-13), U. Stacchini (Stazione Centrale, 1925-31), G. U. Arata (palazzo Berti-Meregalli, 1911-14). Dopo il 1945 i piani di ricostruzione, le nuove esigenze urbanistiche e le conseguenti esperienze dell'edilizia operate nel tessuto connettivo della città storica e nelle più disponibili aree periferiche hanno realizzato innesti di aggiornamenti architettonici (grattacieli del Centro Svizzero, di A. Meili, 1952; di piazza della Repubblica, di E. ed E. Soncini, 1953; Pirelli, noto come “il Pirellone”, sede della Regione, di Giò Ponti e G. Voltolina, 1956-60; Torre Velasca, dello studio BBPR, 1956-58) e di soluzioni residenziali e di quartieri di abitazioni (città satellite di San Donato Milanese).

Ceramiche

Nel corso del sec. XVIII la città divenne uno dei più importanti centri ceramici italiani. Tre furono le fabbriche di maioliche che fiorirono in questo periodo: quella di Felice Clerici (1745-80), quella di Pasquale Rubati (1756-ca. 1830) e quella dei fratelli Confalonieri (1775-82). La prima si distinse per una produzione ceramica dalla pasta molto sottile ricoperta di smalto bianco-latte e per il ricco repertorio decorativo (fiori, insetti, rovine, figure cinesi, maschere, militari). Tipici sono anche i motivi detti “fiamma”, “foglia di tabacco”, “pino d'oro” e “carabiniere”, che si ritrovano spesso anche nella produzione di Rubati. La manifattura dei Confalonieri, benché abbia avuto breve vita, sfornò pezzi di gran pregio. Nel 1840 l'industriale svizzero Giulio Richard fondò a Milano una manifattura di porcellane che nel 1896 assorbì l'antica fabbrica Ginori (vedi Richard-Ginori).

Arazzi

A Milano è documentata anche la presenza di arazzieri indipendenti anteriormente al 1533, data che compare, insieme al nome di alcuni arazzieri e cartonisti, negli Annali del Duomo attestando l'esistenza di un laboratorio in cui si tessevano panni per ornamento del Duomo (i Tre Magi su cartone di G. Ferrari, disperso; la Vita di san Giovanni Battista, ora nel Duomo di Monza ma eseguita forse a Milano). Nel campo delle arti minori è da menzionare inoltre il merletto Milano, a fuselli, tra i più pregiati e tipici d'Italia, i cui motivi decorativi (fiori e fogliami, figure di animali, talvolta motti, stemmi, ecc.) sono creati dalle volute di uno stretto nastrino sul fondo a sbarrette o (dalla metà del Seicento) a maglie esagonali.

Musei

La Pinacoteca di Brera, una delle più importanti d'Europa, conserva dipinti di A. Lorenzetti, G. da Fabriano, P. della Francesca, A. Mantegna, Bramante, Raffaello, Tiziano, Palma il Vecchio, Veronese, Tintoretto, B. Luini, L. Lotto, C. Crivelli, Correggio e Caravaggio, oltre a opere di pittori stranieri e del Settecento; l'ala nuova (I. Gardella, 1982) espone opere del Novecento di A. Modigliani, U. Boccioni, F. De Pisis, C. Carrà, O. Rosai, Medardo Rosso, G. Morandi, G. Severini e M. Sironi. La Pinacoteca Ambrosiana (voluta, insieme alla Biblioteca, dal cardinale Federico Borromeo nel sec. XVII) ha una sezione dedicata a Leonardo e inoltre raccoglie opere di Raffaello (cartone della Scuola d’Atene), S. Botticelli, Ghirlandaio, Pinturicchio, G. Reni, G. Tiepolo, Barocci e Tiziano. Il Museo “Poldi Pezzoli” conserva pitture di A. da Messina, A. Mantegna, P. della Francesca, Guardi, Magnasco e una preziosa raccolta di mobili, tappeti, arazzi, suppellettili e armi. Tra le sezioni del complesso dei Musei Civici del Castello Sforzesco è il Museo d'Arte Antica – Pinacoteca, con dipinti fiamminghi e olandesi, pitture del Bronzino, di G. Bellini, di Filippino Lippi, del Correggio e dei quattrocentisti e secentisti lombardi (V. Foppa, Bergognone, B. Butinone, Cerano, Morazzone e F. del Cairo), sculture (tra cui la Pietà Rondanini di Michelangelo e la statua sepolcrale di Gastone di Foix del Bambaia), arazzi (i Mesi del Bramantino), avori bizantini, porcellane, armi e armature antiche. Il Museo Archeologico, sistemato nell'area del Monastero Maggiore, raccoglie sculture, pitture, mosaici, argenterie, iscrizioni provenienti da Milano e dintorni; vi si trovano anche raccolte preistoriche, ceramica greca e italiota, materiali da Cesarea di Palestina. Altre collezioni dell'arte altomedievale sono state sistemate nel Castello Sforzesco. Specifiche raccolte sono conservate nel Museo del Duomo e in quello della basilica di Sant'Ambrogio. Si ricordano ancora il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica “Leonardo da Vinci”, i Musei Civici di Storia Naturale, Navale Didattico, di Storia Contemporanea, del Risorgimento Nazionale, oltre a quello dedicato alla documentazione di materiale relativo all'antica Milano (Civico Museo di Milano). A questi si aggiungono il Museo Teatrale alla Scala (sculture, pitture, spartiti, strumenti, maschere, pupi ecc.) e il Museo Manzoniano sistemato nella casa di via Morone dove Manzoni visse dal 1814 al 1873. Nella ex Villa Reale (1786) ha sede la Civica Galleria d'Arte Moderna, con raccolte di pitture e sculture dalla fine del sec. XVIII a oggi. Ospitano manifestazioni estemporanee artistico-culturali il Palazzo della Permanente (L. Beltrami, 1886), il Palazzo dell'Arte, noto come la Triennale (G. Muzio, 1933), e il Padiglione d'Arte Contemporanea (PAC), costruito da I. Gardella nel 1954, distrutto da un'attentato nel 1993 e ricostruito nel 1996 dallo stesso Gardella in base al progetto originario. Nel 1929 l'editore Ulrico Hoepli donò alla città il Planetario, il maggiore in Italia, costruito su progetto di P. Portaluppi. Svolge un'importante attività didattica e divulgativa in campo astronomico. Nel vecchio stabilimento dell'Ansaldo alla Bicocca, dedicato alla produzione di bobine per i motori elettrici dei treni, è stato inaugurato (2004) lo spazio espositivo HangarBicocca. Nel 2010 è stato inaugurato il Museo del Novecento all'interno del palazzo dell'Arengario, su progetto dell'architetto I. Rota. Il museo conserva soprattutto lavori del Futurismo, dello Spazialismo, di Arte Povera, mentre tra il 2011 e il 2012 la Fondazione CARIPLO e Banca Intesa hanno inaugurato Gallerie d'Italia, un museo sull'arte dell'800 e del 900, situato in Piazza della Scala. Nel 2015 è stata inaugurata la nuova sede della Fondazione Prada, progettata da Rem Koolhaas e ha aperto al pubblico il MUDEC (Museo delle Culture) nell'area ex Ansaldo.

Biblioteche

Le più antiche e famose biblioteche di Milano sono la Nazionale Braidense, la Trivulziana e l'Ambrosiana (la prima in Italia aperta al pubblico, fondata nel 1607 dal cardinale Carlo Borromeo), dove è conservato un patrimonio inestimabile di codici miniati, disegni e stampe, tra cui il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, formato da 402 fogli autografi del grande maestro, e il celebre Virgilio di Petrarca, miniato da Simone Martini. Di fondazione più recente (1890) è la Comunale di palazzo Sormani, che conta oggi un patrimonio (ricostituito dopo la quasi totale distruzione durante la seconda guerra mondiale) di ca. 1.200.000 volumi. A essa fa capo un sistema urbano di pubblica lettura articolato in punti di prestito (biblioteche rionali e succursali, per ca. 1.500.000 volumi). Sono da ricordare anche le biblioteche universitarie, tra cui quelle delle facoltà di Lettere e Legge dell'Università degli Studi (circa mezzo milione di volumi), del Politecnico, dell'Università Cattolica e dell'Università Bocconi. Tra le biblioteche specializzate particolare rilievo hanno quelle dell'Istituto Giangiacomo Feltrinelli, dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, del Museo del Risorgimento, del Conservatorio “G. Verdi” e la Biblioteca teatrale “L. Simoni” annessa al Museo teatrale alla Scala. Molte biblioteche cittadine sono collegate alla rete regionale di automazione, a sua volta inserita nel Servizio Bibliotecario Nazionale. L'Archivio di Stato è uno dei maggiori e più importanti archivi italiani, costituito per disposizione dell'imperatrice Maria Teresa nel 1781. Tra i fondi documentari che vi si conservano, i principali sono quello degli Atti di Stato, con gli archivi dell'amministrazione milanese dall'età viscontea alla dominazione austriaca, il Fondo di religione con gli archivi delle corporazioni religiose soppresse e il Museo diplomatico, un'imponente raccolta di pergamene anteriori all'anno Mille.

Spettacolo: dalle origini alla fine del Seicento

Centro teatrale importante già in epoca romana, ebbe rilievo durante il Rinascimento con i grandiosi spettacoli-festa offerti dagli Sforza (massimo fra tutti, nel 1489, il Paradiso di B. Bellincioni, con musica di F. Gaffurio e mirabili macchine sceniche di Leonardo). In tali spettacoli grande importanza ebbe la musica, coltivata dalla splendida cappella della corte milanese, dove brillarono i maggiori compositori franco-fiamminghi, a cominciare da J. Desprez, e che per un certo periodo oscurò la fama della cappella musicale del Duomo, più italianizzante, alla quale tuttavia si unì nelle solennità. Mentre la cappella sforzesca fu dispersa dagli avvenimenti politici, la cappella del Duomo continuò a svolgere una parte primaria vantando, dopo F. Gaffurio, maestri quali M. Verecore e V. Ruffo nel Cinquecento, M. Grancini nel Seicento, G. Sarti nel Settecento. Negli spettacoli sforzeschi grande importanza ricoprì anche la danza, coltivata a Milano fin dall'inizio del sec. XVI. Dalla fiorente scuola milanese uscirono celebri maestri, chiamati a insegnare coreografia nelle principali corti europee: P. Martire, P. Diobono, V. Bracesco, Baldassarino di Belgioioso, C. Lampugnani, Martino da Asso, G. A. Landriani, C. Pozzo, C. Appiani. La rigida censura imposta agli spettacoli teatrali da Carlo Borromeo ritardò l'ingresso di Milano nella storia del melodramma e dell'attività teatrale. Alla fine del Cinquecento Milano poté avere i suoi primi teatri, sorti nell'attuale Palazzo Reale: il Salone Margherita, inaugurato nel 1598 e destinato principalmente a spettacoli in musica per la nobiltà, e il Teatro delle Commedie (attivo poi, dal 1686 al 1729, come Regio Nuovo Teatro), sede di spettacoli in prosa aperti anche al pubblico pagante. Vi recitarono varie compagnie, tra cui i Fedeli di G. B. Andreini, gli Accesi con Frittellino, l'arlecchino T. Martinelli, i Confidenti. Nel 1644 fu eretto il pubblico Teatro Ducale, che divenne sede del repertorio operistico veneziano.

Spettacolo: dal Settecento alla fine dell’Ottocento

La fine del dominio spagnolo e l'insediamento del governo austriaco (1708) favorirono l'intensificarsi dell'attività teatrale. Il Teatro Ducale, che era stato distrutto da un incendio nel 1708, fu ricostruito nel 1717 e nei decenni successivi mise in scena le opere dei più significativi compositori dell'epoca (A. Caldara, N. A. Porpora, G. B. Pergolesi, B. Galuppi, D. Scarlatti, N. Jommelli, G. B. Sammartini, C. W. Gluck, G. Paisiello, N. Piccinni, J. A. Hasse e il giovanissimo W. A. Mozart), allestì balletti e occasionalmente anche spettacoli di prosa. La musica strumentale, privilegio dei salotti patrizi nel Seicento, divenne nel Settecento elemento di divertimento e di educazione per il popolo: Milano vantò l'allora più numerosa orchestra d'Europa (nella quale suonarono anche i Boccherini padre e figlio), che tenne concerti all'aperto, nella spianata del Castello Sforzesco, e che G. B. Sammartini, il maggior musicista che Milano abbia mai dato, portò anche nelle città vicine. In sostituzione del Teatro Ducale, distrutto nuovamente da un incendio nel 1776, si costruì, su disegno di Piermarini, il Teatro alla Scala (inaugurato il 3 agosto 1778 con l'Europa riconosciuta di A. Salieri). Nel 1779 sorse, ancora su disegno di Piermarini, il Teatro della Cannobiana (o Cannobbiana) che, pur affiancando la Scala, ebbe una programmazione più varia (danza, spettacoli di prosa e opere, tra cui la prima dell'Elisir d'amore, 1832, di G. Donizetti) e fu attivo fino al 1870. Sulle sue scene passarono la compagnia Medebach, Maddalena Battaglia, la Pellandi, la Paganini; vi si recitarono prevalentemente drammi romanzeschi e patetici, ma furono date anche le tragedie di Alfieri. Vi si allestirono balli di Sedini, Mari, Fidanza e, soprattutto, di C. Blasis. Quest'ultimo, già primo ballerino scaligero durante la direzione di S. Viganò (1813-21), nel 1837 fu nominato direttore dell'Imperiale Regia Accademia di Danze, la scuola di ballo fondata nel 1813 e annessa alla Scala, dalla quale, sotto la sua direzione, uscì più di una generazione di ballerine italiane che trionfarono in tutt'Europa: F. Cerrito, S. Fuoco, C. Cucchi, A. Boschetti, A. Ferraris, C. Rosati, P. Legnani. Grazie alla qualità degli spettacoli rappresentati e al prestigio della sua scuola di ballo nel secondo quarto del sec. XIX Milano divenne una delle capitali del romanticismo ballettistico. Nel periodo di fioritura del melodramma, al Teatro della Cannobiana si affiancò il Teatro Carcano (inaugurato nel 1803), nel proporre novità operistiche trascurate dalla Scala (Anna Bolena, 1830, di G. Donizetti; La Sonnambula, 1831, di V. Bellini; prima milanese della Battaglia di Legnano, 1859, di G. Verdi; primo concerto milanese di musiche wagneriane, 1883, diretto da F. Faccio; prima italiana della Manon, 1893, di Massenet), nell'accogliere cantanti non ancora consacrati dal successo (quali la Pasta, la Malibran, la Bellincioni, la Storchio) e nel presentare balletti (di S. Viganò, G. Serafini, S. Taglioni). Ospitò anche spettacoli di prosa (F. A. Bon, G. Moncalvo, A. Ristori, E. Rossi, T. Salvini, A. Morelli, E. Duse, E. Ferravilla, D. Galli, E. Zacconi). Il Teatro della Cannobiana, acquistato dall'editore Sonzogno e trasformato in Teatro Lirico Internazionale (1894), poi Lirico, fu sede di spettacoli di prosa, di balletti, di operette e soprattutto di riviste.

Spettacolo: il Novecento

Nel Novecento acquistò importanza la prosa grazie a compagnie di rilievo (Duse-Zacconi, Talli-Gramatica-Calabresi, Maggi, Ruggeri, Gassman) con un repertorio includente novità italiane e straniere (di A. Oriani, S. Benelli, G. D'Annunzio, M. Maeterlinck, V. Sardou, H. Sudermann, A. Daudet, G. B. Shaw). Per la prosa (e più raramente per la musica) fu attivo nell'Ottocento anche il Teatro Patriottico (1800) che, dopo la costituzione nel 1805 di un'Accademia di arte drammatica, assunse il nome di Teatro dei Filodrammatici. Vi recitarono, tra gli attori dilettanti, G. Moncalvo, Teresa Pickler, moglie di V. Monti, e C. Porta. Tuttavia il Filodrammatici ebbe il suo periodo di maggior splendore molto più tardi, con V. Marini, G. Emanuel, G. Pezzana, V. Reiter, la Duse, S. Bernhardt, la Réjane, E. Zacconi, e la Compagnia del Teatro d'Arte di Roma (1927) diretta da L. Pirandello. Per la prosa furono attivi nell'Ottocento anche il Teatro Re (1813), dove ebbe luogo la prima della Francesca da Rimini (1815) di S. Pellico, il Teatro Fossati (1858) e il Teatro della Commedia (1872), poi Manzoni (1873), inaugurato con uno spettacolo della compagnia Bellotti Bon, che alla fine del secolo acquistò enorme prestigio con l'affermarsi della drammaturgia verista, di cui Milano fu l'indiscussa capitale, e che presentò anche prime nazionali di autori stranieri (V. Sardou, H. Becque, H. Ibsen, J. A. Strindberg, G. B. Shaw, O. Wilde, L. Tolstoj, N. Gogol, A. Čechov) ospitando le principali compagnie italiane e straniere. Vi erano poi, oltre a vari teatri periferici, il Fiando (1815), poi Gerolamo (1868), per gli spettacoli di marionette, e il Politeama Ciniselli (1864) per gli spettacoli equestri, riedificato con il nome di Teatro Dal Verme (1872) e sede soprattutto dell'opera lirica. Negli anni fra le due guerre mondiali perdette importanza il Manzoni, cui fecero concorrenza l'Odeon (1928), teatro di prosa per famiglie, il Teatro Olympia (poi Olimpia, inaugurato nel 1899 e rimodernato nel 1933) e il Teatro Nuovo (1938), specializzato in commedie, operette e riviste. Con la seconda guerra mondiale sparì, per non più risorgere, il Manzoni e fu colpita dalle bombe anche la Scala, subito ricostruita e tornata agli antichi splendori, oltre che rafforzata, dal 1955, da una Piccola Scala per operine settecentesche ed esperimenti contemporanei. Anche il balletto conobbe allora una sua rinascita. Con l'arrivo di A. M. Milloss alla direzione del ballo alla Scala (1945) fu riorganizzato il corpo di ballo, che non contava più alcun elemento maschile, e si aprì il repertorio a opere di importanti coreografi quali S. Lifar, L. Massine, G. Balanchine, R. Petit. Dopo i trionfi degli anni Trenta e Quaranta di ballerine come C. Fornaroli e A. Radice, anche nuove generazioni di interpreti furono lanciate dalla rinnovata attività del complesso scaligero: L. Novaro, V. Colombo, G. Perugini, U. Dell'Ara, C. Fracci, M. Pistoni, L. Cosi, R. Fascilla. Nel secondo dopoguerra Milano diede alla scena italiana contributi importanti: la creazione (1947) col Piccolo Teatro del primo e più prestigioso teatro a gestione pubblica, e l'unico esperimento italiano di una certa durata di teatro professionale a pista centrale, il Sant'Erasmo (attivo dal 1953 al 1969). A Milano varie proposte di teatro alternativo furono elaborate da Dario Fo a cominciare dal 1968. Da ricordare ancora i concerti della Società del Quartetto (istituita nel 1864), le stagioni sinfoniche della Scala e l'attività del Conservatorio (fondato nel 1808, distrutto dai bombardamenti nel 1943 e ricostruito nel dopoguerra), i concerti dell'orchestra milanese della RAI-TV (dal 1959), dell'Angelicum (dal 1941), della Polifonica Ambrosiana (fondata nel 1947 da G. Biella), dei Pomeriggi musicali e infine dell'Euroconcerti. Nel 2002 il Teatro alla Scala è stato sottoposto a un radicale restauro (terminato nel 2004) e le sue attività sono state trasferite al nuovo Teatro degli Arcimboldi, realizzato da V. Gregotti. Dal 1999 è operante anche l'Auditorium di Milano, ottenuto dalla trasformazione del Teatro Massimo. A Milano si svolgono alcuni importanti festival di cinema, tra cui Filmmaker (dal 1980), il Festival del Cinema Africano (dal 1991) e il Milano Film Festival (dal 2001).

Teatro dialettale

La storia del teatro milanese iniziò il 19 maggio 1869 con la presentazione al Teatro Fiando (attuale Teatro Gerolamo) dell'Accademia del Teatro Milanese diretta da Carlo Righetti, noto come Cletto Arrighi. Si recitarono El zio scior di C. Cima e I foeug artificiaj di G. Duroni. Tuttavia gli antecedenti illustri del teatro milanese erano presenti già nella Commedia dell'Arte, dove alcune maschere si esprimevano in vernacolo milanese. Primo fra tutti fu Beltramm de la Gippa, o de Gaggian, un servo sciocco creato intorno al Settecento dal comico dell'arte N. Barbieri; venne poi Meneghino, contadino inurbato ignorante, bonario e millantatore, al quale le commedie di C. M. Maggi, non destinate alla scena, conferirono, alla fine del sec. XVII, grande dignità letteraria, mentre G. Moncalvo, dal 1820 al 1857, lo rese popolarissimo anche in palcoscenico, non disdegnando riferimenti satirici all'attualità; infine Beltramino, altra variante del villico inurbato che ha fatto carriera, portato al successo all'inizio dell'Ottocento da G. Piomarta, che vestì anche i panni di Meneghino e che si fece scrivere da C. Porta e T. Grossi il dramma romantico Giovanni Maria Visconti (proibito dalla censura e andato in scena solo nel 1845 con tutt'altri attori). Si trattava dunque soltanto di personaggi fissi, affidati interamente all'estro degli interpreti. Intorno al 1860 si cominciò a sentire l'esigenza di un repertorio diverso, più complesso e organico, e si ebbero i primi tentativi di un vero teatro dialettale, favoriti nel 1867 da una campagna di stampa sostenuta da C. Cima e da C. Arrighi. Nacque la già citata Accademia del Teatro Milanese, che nel novembre 1870 si installò al Teatro Milanese con una riduzione della Cagnotte di E. Labiche, El barchett de Boffalora, che alla prima non ottenne alcun successo, ma si tramutò poi in un trionfo (oltre duemila repliche). Facevano parte della compagnia dilettanti come il contabile E. Ferravilla e l'orologiaio G. Sbodio. La gestione Arrighi durò sino al 1876: si recitarono soprattutto vaudevilles e pochades da lui tradotti dal francese, ma anche altri copioni suoi e di Cima, e si affermò il genio comico di Ferravilla che inaugurò col sur Pedrini una galleria di personaggi (Massinelli, Gigione el sur Panera, el zio Camola, el sur Pancrazi, Tecoppa) espressione dei difetti, dei vizi, dei limiti umani e divenuti presto popolarissimi. Nel 1876 si formò la compagnia Ferravilla-Sbodio-Giraud-Carnaghi, primattrice Emma Ivon, famosa soprattutto per le sue avventure galanti, che interpretò, tra l'altro, una versione in milanese della Signora dalle camelie. Ma contava soprattutto Ferravilla (di cui alcune battute si sono trasformate in modi di dire che si usano ancora oggi), riconosciuto attore notevolissimo, che continuò a mietere trionfi sino alla fine del secolo. Nel 1890 Sbodio, grande interprete di tempra verista, e Carnaghi, singolare per la sua comicità ironica, si staccarono per formare una compagnia propria con un repertorio di maggiore impegno contenutistico e letterariamente più dignitoso: traduzioni in dialetto di copioni come Le vergini di M. Praga e Alla città di Roma di G. Rovetta e novità di rilievo come L’ereditaa del Felis di L. Illica e soprattutto El nost Milan di C. Bertolazzi. Nel 1894 Sbodio tornò con Ferravilla; nel 1896 fece compagnia da solo presentando altri due copioni importanti, La gibigianna di Bertolazzi e La guèra di E. Albini e P. Bettini. Si era quasi alla fine del periodo più fecondo: vi fu ancora F. Grossi, che nel 1901 varò il fortunatissimo El Carlin e la soa dona di C. Colombo e presentò la prima commedia di D. Guicciardi, La torta (la seconda, La lengua de can, fu allestita nel 1905 da L. Galli, fratello della celebre Dina che aveva esordito con Ferravilla e che non dimenticò mai le sue origini milanesi, come attestano i suoi successi nelle commedie Felicita Colombo e Nonna Felicita, di G. Adami). Poi il teatro milanese decadde: sparirono i suoi commedianti celebri. Non mancò però tra le due guerre l'attività di alcune compagnie. Sorte breve ebbe La Lombarda (1920-22) diretta da A. Colantuoni, la quale trovò una novità di rilievo in Scapusc di G. Ferioli; più fortuna ebbe P. Bonecchi, che poté giovarsi del solo autore di qualche significato espresso da quel periodo, G. Bertini (L’anima travasada e El zio pret); tra fervore di consensi recitò Anna Carena (che rivelò l'unico testo teatrale di C. Dossi, Ona famiglia de cilapponi). Nel secondo dopoguerra il Piccolo Teatro incluse nel suo repertorio El nost Milan, La guèra e L’ereditaa del Felis e dal 1956 cominciò ad agire una compagnia stabile (diretta da C. Colombo prima e dal 1977 da U. Simonetta) successivamente installatasi al Teatro Gerolamo (che interruppe nel 1983 l'attività per ristrutturazione della sede). La compagnia rivelò se non nuovi autori di rilievo, un attore comico di singolare comunicatività: P. Mazzarella, poi staccatosi per costituire una propria formazione.

Economia

Punto di convergenza di alcune tra le più frequentate direttrici di traffico, la città ebbe fin dall'antichità un importante ruolo economico e politico. Con l'unità d'Italia, l'inserimento di Milano in un contesto economico più vasto e vario favorì la vocazione industriale e commerciale della città. L'industria era presente soprattutto nei settori tessile, della gomma (Pirelli, 1872), meccanico (potenziato agli inizi del sec. XX, con lo sviluppo delle industrie siderurgiche Breda e Falck), chimico, alimentare, cartario e dell'abbigliamento. Fu sede dell'Esposizione Internazionale nel 1906 con il tema dei Trasporti. L'inizio della prima guerra mondiale favorì un'ulteriore espansione che riprese nel dopoguerra, in seguito a un breve periodo di assestamento. Dopo le gravissime devastazioni della seconda guerra mondiale, la ricostruzione fu intensa e rapida, favorita da grossi investimenti e dall'afflusso di manodopera dal Meridione, che consentirono un'immediata ripresa produttiva con un'espansione colossale e imprevista dell'attività industriale, commerciale e finanziaria. Nonostante la profonda ristrutturazione dell'ultimo ventennio del Novecento, l'area metropolitana di Milano rappresenta una delle maggiori concentrazioni industriali d'Italia, con una gamma di stabilimenti che abbraccia pressoché tutti i comparti produttivi (i settori che contano il maggior numero di addetti sono quelli meccanico, tessile e chimico). Non si tratta tuttavia solamente di una grande città industriale ma anche, in crescente misura, di una città terziaria, dove hanno sede le maggiori società italiane operanti nei settori finanziario (la scala valori è la più importante d'Italia), assicurativo, commerciale, grafico, pubblicitario, editoriale, multimediale, dei trasporti e delle telecomunicazioni, con i relativi indotti. Intenso è il traffico di persone e di merci nei due aeroporti di Malpensa (Varese), ampliato agli inizi del sec. XXI (Malpensa 2000), e di Linate, che concentrano quasi il 30% del movimento passeggeri italiano, ai quali si aggiunge il minore ma attivissimo aeroporto di Orio al Serio (Bergamo). Un ruolo non trascurabile nel quadro dell'economia comunale ha il movimento turistico (in buona parte legato agli affari e alle attività fieristiche, ma favorito anche dalle attività culturali e di svago e dal patrimonio artistico), con notevoli strutture ricettive. Altre voci di importanza economica e richiamo sono la moda e il design (industriale e di interni), che hanno in Milano una delle capitali mondiali: molte sono le grandi firme che hanno qui la loro sede operativa e le manifestazioni, legate all'alta moda, al prêt à porter e all'arredamento, sono di rilevanza internazionale. Notevole, infine, la piccola imprenditoria produttiva e soprattutto commerciale e dei servizi, assai diffusa e nella quale Milano ha la più alta percentuale a livello nazionale di imprenditori extracomunitari. L'altissimo livello raggiunto da un'economia così variamente articolata si riflette naturalmente nell'elevato tenore di vita e nel reddito medio pro capite, che è stato a lungo il maggiore in Italia ed è tuttora nelle prime posizioni tra le grandi città. Tuttavia gli aspetti negativi di uno sviluppo scarsamente guidato (traffico caotico, inquinamento ecc.) hanno riflessi anche economici, come i lunghi tempi e conseguenti costi degli spostamenti di persone e di merci e gli alti costi sanitari.

Curiosità

Tra le manifestazioni di rilevanza nazionale e internazionale che si svolgono nella città, di cui circa 70 nell'area del complesso fieristico, si ricordano il MACEF (gennaio e settembre), uno dei maggiori eventi relativi ai casalinghi e ai regali; la Borsa Internazionale del Turismo (BIT; febbraio); e lo SMAU, salone internazionale dell'informatica e della tecnologia avanzata (ottobre). Alla moda sono dedicati Milanovendemoda, Milano Moda Donna e MIPEL, vetrina internazionale della pelletteria, (febbraio-marzo e settembre-ottobre). Famoso è il premio Bagutta (il più antico premio letterario italiano, che si svolge tra novembre e dicembre). Tra le competizioni sportive ricordiamo la Milano City Marathon. A dicembre, in occasione della festa del santo patrono, si svolge la Fiera degli Oh bei Oh bei e si apre la stagione teatrale alla Scala (7 dicembre). Il giorno dell'Epifania si tiene il Corteo dei Re Magi, una sfilata in costume guidata dai Magi, accompagnati da cammelli e cavalli, che partendo da piazza del Duomo giunge alla chiesa di Sant'Eustorgio per l'offerta dei doni. In occasione dell'inaugurazione del nuovo Palazzo Lombardia (2010), il cardinale Tettamanzi ha benedetto una copia della madonnina del Duomo, collocata all'ultimo piano del grattacielo, come da tradizione (era stata messa anche sul tetto del grattacielo Pirelli per aver superato in altezza quella originale). La città ha dato i natali, tra gli altri, agli architetti Francesco Maria Richini (1584-1658), Giuseppe Sommaruga (1867-1917) e Giò Ponti (1891-1979), allo scrittore, filosofo ed economista Pietro Verri (1728-1797), al poeta Carlo Porta (1775-1821), agli scrittori Alessandro Manzoni (1785-1873) e Carlo Emilio Gadda (1893-1973), al patriota e politico Carlo Cattaneo (1801-1869), ai registi Luchino Visconti (1906-1976) e Dino Risi (1916), al pittore e designer Bruno Munari (1907-1998), al calciatore Giuseppe Meazza (1910-1979), al compositore Nino Rota (1911-1979), alle attrici Franca Valeri (1920) e Mariangela Melato (1943), alla poetessa Alda Merini (1931), all'attore Gian Maria Volonté (1933-1994), al direttore d'orchestra Claudio Abbado (1933) e alle ballerine Carla Fracci (1936) e Luciana Savignano (1943).

Bibliografia

Per la geografia

L. Santo Mauro, Lineamenti climatici di Milano, Milano, 1957; P. Dagradi, L’area industriale milanese, Pavia, 1965; P. de Sury, M. Preda, M. Rutigliano, Milano centro finanziario internazionale, Milano, 1984.

Per la storia medievale

C. Violante, La società milanese nell’etàprecomunale, Bari, 1953; G. Bellonci, Milano viscontea, Milano, 1959; F. Cognasso, I Visconti, Milano, 1966; A. Bosisio, Storia di Milano, Milano, 1968; C. Santoro, Gli Sforza, Milano, 1968; S. Pataria, Lotte religiose e sociali nella Milano dell’XI secolo, Roma, 1984.

Per la storia moderna

A. Monti, La politica del Governo provvisorio di Lombardia nel 1848, Modena, 1948; Autori Vari, Storia di Milano, 16 voll., Milano, 1953-62; A. Bosisio, Storia di Milano, Milano, 1968; U. Petronio, Il Senato di Milano. Istituzioni giuridiche ed esercizio del potere nel Ducato di Milano da Carlo V a Giuseppe II, Milano, 1972; G. Bezzola, Vita quotidiana a Milano ai tempi di Stendhal, Milano, 1991.

Per l’urbanistica

U. Melotti, Cultura e partecipazione nella città in trasformazione, Milano, 1967; G. De Finetti, Milano, costruzione di una città, Milano, 1969; M. Cerasi, G. Ferraresi, La residenza operaia a Milano, Milano, 1974; K. Brenner, Architettura della metropoli. Sei edifici pubblici per Milano, Milano, 1991.

Per l’arte

P. Mezzanotte, G. Bascapé, Milano nell’arte e nella storia, Milano, 1948; R. Aloi, Nuove architetture a Milano, Milano, 1949; A. Calderini, R. Paribeni, Milano, Roma, 1951; F. Wittgens, Glorie di Milano e della sua diocesi dal I all’XI secolo, Milano, 1955; P. Arrigoni, G. Belloni, C. Rosa, Il Castello Sforzesco, Milano, 1957; R. Taccani, Milano di oggi e le città lombarde attraverso l’arte, Milano, 1959; A. Paredi, S. Ambrogio e la sua età, Milano, 1960; R. Cipriani, G. A. Dell'Acqua, F. Russoli, La Cappella Portinari in S. Eustorgio a Milano, Milano, 1963; G. Traversi, Architettura paleocristiana milanese, Milano, 1964; G. Belloni, Il Castello Sforzesco, Firenze, 1966; F. Mazzini, Il Cenacolo di Leonardo e la chiesa delle Grazie, Milano, 1966; R. Bossaglia, Il Liberty a Milano, Milano, 1968; C. M. Magni, Preromanico e Romanico a Milano, Milano, 1972; M. Mirabella Roberti, Milano romana e paleocristiana, Milano, 1972; A. Burg, Novecento milanese, Milano, 1991.

Per lo spettacolo

D. Manzella, E. Pozzi, I teatri di Milano, Milano, 1985; F. Battistini, C. Pirina, Spazi dell’incanto. Bozzetti e figurini del Piccolo Teatro, Milano, 1988; G. Tintori, Nostra signora la Scala, Milano, 1990; G. Barigazzi, La Scala racconta, Milano, 1991.

Media

Milano.Milano.Milano.
Milano.Milano.Milano.
Milano.Milano.

Collegamenti