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Ming (dinastia)

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Storia

Dinastia imperiale (propr. luminosa) cinese (1368-1644) che si afferma al termine delle lotte armate tra il popolo cinese e i conquistatori mongoli che vi avevano fondato la dinastia Yüan. Alla cacciata dei Mongoli il condottiero contadino Chu Yüan-chang (Hung-wu) si proclamò imperatore e fondò la dinastia Ming, che ebbe diciassette imperatori ed elesse a proprie capitali prima Nanchino e poi Pechino. Sotto i Ming furono inflitte sconfitte ai Mongoli e ai Giapponesi che avevano invaso la Cina; sotto il terzo imperatore Ming, Yung-lo, furono inoltre intraprese delle spedizioni verso i Paesi dell'Asia sud-orientale. Di fronte ai tentativi operati dai Portoghesi di installarsi in Cina, nel 1521 venne emanato un decreto che interdiceva l'ingresso in Cina ai missionari e furono chiusi tutti i porti a eccezione di Macao. Nel sec. XVII una imponente rivolta contadina, impadronitasi di Pechino, abbatté la dinastia i cui membri si rifugiarono nello Yunnan.

Arte

Erede della civiltà artistica Yüan, l'arte della dinastia cinese dei Ming si manifestò con tendenze orientate verso le forme del passato per ristabilire una continuazione dei caratteri tradizionali . L'architettura si rifece ai modelli delle epoche Han e T'ang, sfruttando tuttavia un sempre maggiore impiego del mattone e della pietra a scapito delle tradizionali strutture lignee, limitate a finalità essenzialmente decorative. Queste trasformazioni nell'architettura cinese sono documentate soprattutto a Pechino, dove i Ming trasportarono la capitale, che prima era a Nanchino (1409). Qui si sviluppò accanto alla “città tartara” un nuovo insediamento, divenuto poi la “città cinese”, alterando così l'originario disegno urbanistico della città, nella quale tuttavia la misura di equilibrio è data dalla grande arteria processionale, fiancheggiata, secondo lo schema tradizionale, dai palazzi imperiali della “città proibita” (monumenti e altre strutture suddividono gli spazi interni di Pechino separando l'una dall'altra le tre città). L'uso della pietra e del mattone favorì nuovi sviluppi nella costruzione di templi e di case di abitazione, nonché di monumenti funebri (la necropoli imperiale poco distante da Pechino). Nuovi tipi edilizi furono adottati per influenza dell'architettura tibetana (stūpa) e di quella dell'India (templi). Mentre la scultura non ebbe espressioni di rilievo, l'attività pittorica fu intensa per varietà di stili e caratteri di singole personalità, nell'ambito della nuova Accademia imperiale e in quello di scuole sorte con altre tendenze. Importanti furono le scuole Chê e Wu; quest'ultima, che continuava le tradizioni Wên jên hua dei poeti e letterati, finì col dominare su quella Chê e sulla stessa Accademia. Nelle arti minori grande importanza ebbe la produzione di porcellana “bianca e blu”, diffusa fuori della Cina prima nel Vicino e Medio Oriente (sec. XIV-XV) e poi, nel sec. XVII, in Europa. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 10 pp 35-363" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 10 pp 355-363"

R. S. Jenyns, Ming Pottery and Porcelain, Londra, 1953; A. Boyd, Chinese Architecture and Town Planning, Londra, 1962; M. Medley, Ming Polycrome Wares, Londra, 1966; Autori Vari, Chinese Ceramics, Roma, 1979.

Media

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