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Mira de Amescua, Antonio

autore teatrale e poeta spagnolo (Guadix, Granada, tra il 1574 e il 1577-1644). Fu, con Vélez de Guevara, il principale rappresentante della scuola di Lope de Vega, tuttavia fu vicino a Calderón per il gusto dell'ampollosità e a Góngora per l'uso delle metafore brillanti. Sacerdote (1600), cappellano a Granada (1609), fu al servizio del conte di Lemos, che seguì a Napoli (1610), dove partecipò alla vita culturale del tempo. Tornato in Spagna (1616), visse a lungo alla corte di Madrid. Nel 1632 si ritirò a Guadix. Lasciò un centinaio di commedie, religiose e profane, in cui risaltano una grande freschezza inventiva e un sicuro senso teatrale. Le commedie migliori sono quelle d'azione, che presentano una rapida successione di scene e intrighi complicati. Osservatore attento della realtà nelle commedie di costume (No hay burlas con las mujeres o casarse y vengarse, Non c'è da scherzare con le donne o sposarsi e vendicarsi; La Fénix de Salamanca, 1630; Galán valiente y discreto, 1636), teologo profondo negli autos sacramentales (Los pastores de Belén, El sol a medianoche, El heredero, Pedro Telonario) e nelle commedie di argomento biblico (El arpa de David, La vida y la muerte de San Lázaro), interessante nelle commedie agiografiche (La adúltera virtuosa Santa Maria Egiptíaca), diede il meglio di sé nelle due commedie di argomento devoto intitolate La mesonera del cielo (La locandiera del cielo), di grande intensità drammatica, incentrata sul conflitto tra amore terreno e ascetismo, ed El esclavo del demonio (1612; Lo schiavo del demonio), una delle migliori commedie del “siglo de oro”, diretto antecedente de El mágico prodigioso di Calderón. Notevoli sono anche le commedie storiche (El conde Alarcos; El ejemplo mayor de la desdicha y capitán Belisario, Il maggior esempio della sventura e capitan Belisario; Lo que puede el oír misa, Il potere della messa; La desdichada Raquel). Tra le opere poetiche di Mira de Amescua si ricorda il poema mitologico Fábula de Acteón y Diana.