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Mishnāh o Mišnāh

sf. ebraico (propr. ripetizione). Raccolta delle norme giuridiche della tradizione orale ebraica, compiuta, alla fine del sec. II, da Rabbī Yĕhūdā ha-Nāšī, il “Patriarca”. Sintetizzando le precedenti elaborazioni orali e acquistando valore canonico, essa rappresentò la base per l'ulteriore approfondimento della legge orale. La Mishnāh contiene tutte le leggi relative alla vita spirituale, individuale e sociale del popolo ebraico. Scritta in una lingua e in uno stile più semplici dell'ebraico biblico, che rispecchia la lingua parlata nelle Accademie palestinesi, risulta più ricca, viva e agile, nella grammatica e nel lessico, rispetto alla lingua della Bibbia, ma vi si notano influenze dell'aramaico, che era parlato dalle masse ebraiche dell'epoca. La Mishnāh consta di 63 trattati, raggruppati nei seguenti sei Ordini: Zera'īm (sementi), contenente norme sull'agricoltura e sulle preghiere; Mo'ēd (feste), che espone disposizioni sul sabato e le altre solennità; Našīm (donne), contenente tutte le norme del diritto matrimoniale; Nezīqīn (danni), dove sono esposte altre disposizioni di diritto civile e penale; Qodašīm (cose sacre), che tratta del culto dei sacrifici; Tahorōt (purità), contenente le disposizioni relative alla purezza della vita individuale e familiare. Uno dei più popolari trattati della Mishnāh , compreso nell'Ordine dei Nezīqīn, è quello di Abōt (Capita Patrum). Esso contiene, invece di disposizioni di carattere giuridico e rituale, insegnamenti etici di carattere sapienziale, riportati col nome dei maestri cui sono attribuiti.