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Mistèro buffo

commedia in tre atti e un prologo di V. Majakovskij rappresentata nel 1918. Definita dall'autore “rappresentazione epica e satirica della nostra epoca”, l'opera, vero e proprio manifesto del futurismo russo, mette in scena il mondo, l'arca di Noè, l'inferno e il paradiso e contrappone quattordici uomini puliti (rappresentanti dei popoli civili) e quattordici uomini sporchi (rappresentanti del proletariato) i quali ultimi subiranno ancora una volta le angherie dei potenti. Gioia e felicità torneranno tra il popolo solo col lavoro affrancato dallo sfruttamento. § Con lo stesso titolo Dario Fo ha rappresentato nel 1969 una “giullarata in dialetto padano del Quattrocento”, grottesco e dissacrante affresco della cultura aristocratica e del mistero religioso nei suoi aspetti di classe, alla ricerca della verità passata, dove il giullare, unico personaggio in scena, interprete di Gesù, Maria, Bonifacio VIII, Lazzaro, ecc., diventa la coscienza del popolo nel suo bisogno di prepararsi un nuovo futuro. Dalla prima stesura l'opera è andata mutando nelle successive rappresentazioni, aperta agli echi di una realtà socio-politica in continua evoluzione.