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Mongòlia

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(Mongol Uls). Stato dell'Asia centrorientale (1.564.160 km²). Capitale: Ulan-Bator. Divisione amministrativa: province, ajmag, (22). Popolazione: 2.682.416 ab. (stima 2008). Lingua: mongolo. Religione: buddhisti 95,8%, musulmani 4,2%. Unità monetaria: tughrik (100 möngö). Indice di sviluppo umano: 0,720 (112° posto). Confini: Russia (N), Cina (E, S e W). Membro di: EBRD, ONU e WTO.

Il popolo mongolo attua uno stile di vita caratterizzato dalla forte tradizione nomade che ha contraddistinto i secoli passati. Di origine nomade è anche gran parte delle espressioni culturali oggi praticate. Musiche e canti accompagnati da strumenti tradizionali (come il morin khuur, strumento a corde simile a una viola) e caratterizzate da coreografie e tecniche sviluppate in connessione con profonde credenze religiose e mistiche (diffuso da sempre in Mongolia è infatti anche lo sciamanesimo). Le stesse da cui deriva la gran quantità di proverbi e detti popolari tramandati oralmente attraverso i racconti che gli uomini facevano la sera, all'interno delle tende (gher) piazzate in mezzo al nulla delle infinite steppe. Alla tradizione nomade si è affiancata quella buddhista tibetana, preservata nei monasteri del Paese sopravvissuti alle distruzioni effettuate dal regime comunista nella prima metà del Novecento. Proprio i monasteri sono tra le principali testimonianze culturali della Mongolia, ricchi di templi, opere d'arte, manoscritti. Molti esempi del patrimonio artistico nazionale sono conservati nei principali musei, in primo luogo a Ulan-Bator, dove hanno sede il Museo di Storia Naturale, in cui si trovano gli scheletri completi di due dinosauri, il Museo di Belle Arti Zanabazar, dedicato all'omonimo artista, forse il più rappresentativo dell'arte mongola, al cui interno si trova un'ampia esposizione di opere scultoree e pittoriche, e, ancora, il Palazzo d'Inverno, che ospitò all'inizio del Novecento l'ultimo sovrano della Mongolia, Bogd Khaan. Nella capitale sorge anche uno dei monasteri più importanti del Paese, il Gandantegchinlen Khiid, in cui vivono circa 150 monaci. Oltre alla capitale il centro più importante dal punto di vista culturale è Karakorum, capitale dell'impero di Gènghiz Khān nel XIII secolo, in cui ha sede un altro straordinario complesso monastico buddista, Erdene Zuu, che oggi conserva molti dei propri antichi splendori. Da menzionare anche il Paesaggio culturale della valle dell'Orchon, che l'UNESCO ha inserito nel patrimonio dell'umanità nel 2004. Avvicinandosi all'epoca più recente, il panorama artistico della Mongolia si è arricchito di arti e istituzioni che spaziano dal teatro, con lo State Drama Theater, fondato nel 1931 e promotore di spettacoli sia nazionali sia classici, alla danza, con lo State Opera and Ballet Theater, alla musica moderna, con la nascita di gruppi rock e artisti che rivisitano le armonie classiche con le sonorità e gli stili moderni. L'amore per gli animali, i cavalli in particolare, si riverbera nel successo che i mongoli tributano al Circo di Stato. Tra gli sport, apprezzati e praticati, vi sono il ping-pong, il motociclismo, la boxe, il sumo (mongolo è uno dei lottatori più popolari, Asashoryu, nato nel 1980), le arti marziali. I primi anni del Duemila hanno visto anche il cinema apparire nel panorama internazionale, dopo che i suggestivi scenari del Paese hanno fatto da location per numerose produzioni internazionali (da Urga, del russo Mikhalkov vincitore di un Oscar e della Palma d'Oro a Venezia, a Khadakh, anch'esso premiato a Venezia e al Sundance Festival). Il merito di questo salto di qualità va ascritto soprattutto ai lavori di Byambasuren Davaa (n. 1971), giovane regista formatasi in Germania e presso la televisione di Stato mongola, e autrice di La storia del cammello che piange (2003), candidato a un Oscar e vincitore di numerosi premi in festival internazionali, e Il cane giallo della Mongolia (2005), altra pellicola pluripremiata.

Generalità

Stato dell'Asia esteso tra le imponenti catene montuose settentrionali e le aride distese meridionali occupate dal deserto del Gobi, la Mongolia (propriamente la Mongolia Esterna) rappresenta una porzione di territorio di quella più vasta area centrasiatica in cui una sapiente organizzazione nomade fondò nel corso dei secoli immensi imperi. Da qui partirono infatti le tribù degli Unni guidate da Attila, qui soggiornarono popoli turchi prima che il territorio venisse sottoposto alle dominazioni delle dinastie dei T'ang e in seguito dei Tatari, che precedettero l'arrivo del mitico condottiero Gengis Khān, guida politica e militare dei mongoli e capo dell'esercito forse più numeroso e potente mai conosciuto nell'antichità. Per secoli sottoposta alla dominazione cinese, la Mongolia mantenne un'organizzazione sociale ed economica di tipo feudale fino agli anni Venti del XX secolo, quando si sottrasse al predominio della Cina grazie all'appoggio dell'URSS, di cui finì per diventare avamposto militare fino al suo dissolvimento. I massicci aiuti provenienti dalla Russia, permisero, tuttavia, alla Mongolia di affrontare i costi delle trasformazioni strutturali che investirono il Paese, favorendo il passaggio da un'economia di sussistenza di tipo nomadico a un'economia di stampo socialista. Al processo di sedentarizzazione e di pianificazione che investì il Paese, si unirono altri cambiamenti socio-culturali che, se da un lato accelerarono la modernizzazione della società, pur verso una collettivizzazione ispirata a principi marxisti, dall'altro incisero in modo profondo su quel tessuto di pratiche tradizionali che avevano contraddistinto la cultura e la natura del popolo mongolo. Primo tra tutti l'abolizione del lamaismo, la corrente buddhista praticata nel Paese, che per secoli aveva costituito l'elemento identitario a livello religioso, politico e culturale. Dopo il crollo del regime sovietico e la dissoluzione dell'URSS la Mongolia ha cercato di imprimere alla propria struttura sociale e politica i segni di una maggiore democraticizzazione, rendendo nel contempo permeabile la propria economia ai meccanismi di mercato e di privatizzazione. Nonostante gli sforzi intrapresi e la crescita legata allo sviluppo di alcuni settori economici (come quelli estrattivi), la Mongolia affronta oggi i problemi legati alla dipendenza strutturale della sua economia dalle condizioni ambientali e climatiche del territorio e soprattutto alle profonde ed evidenti disparità sociali della popolazione, accentuate dagli elevati tassi di disoccupazione e dalla difficile situazione dei centri urbani, inadatti, anche a livello infrastrutturale, ad accogliere il flusso crescente dei lavoratori provenienti dalle campagne.

Lo Stato

La Mongolia è una Repubblica indipendente dal 1924. La nuova Costituzione, approvata nel febbraio 1992, pur garantendo la libertà di religione, ha esautorato i monaci lamaisti dai poteri politici ed economici che un tempo detenevano in modo pressoché assoluto. In base alla Carta fondamentale, il Paese si è dato dunque una struttura democratica aprendosi al multipartitismo e garantendo alcune libertà. Per quanto riguarda l'esercizio dei poteri, quello legislativo è espresso dal Parlamento (composto da 76 membri), eletto ogni quattro anni al pari del presidente della Repubblica, nominato a suffragio diretto per 4 anni al pari del Parlamento. Il potere esecutivo è esercitato da un Consiglio dei ministri, nominati dal primo ministro (che in linea di massima è anche il leader della coalizione del partito di maggioranza) in accordo con il presidente della Repubblica. Il sistema giudiziario del Paese si basa su una commistione di elementi normativi in uso presso il sistema sovietico, americano e tedesco ma la legislazione internazionale non è riconosciuta. La giustizia è amministrata dalla Corte Suprema, e nei gradi inferiori dalle Corti provinciali e locali. Sono presenti anche due organi di controllo: la Corte Costituzionale, garante della conformità dei provvedimenti alla Carta fondamentale e il Consiglio generale di tutte le Corti, che vigila sull'indipendenza della corte suprema. Tutti gli organi giudiziari sono elettivi. La pena di morte è in vigore. Le forze armate del Paese comprendono l'esercito e l'aviazione; il servizio di leva è obbligatorio e la sua durata è pari a 12 mesi in tutte le armi, compreso il corpo di polizia. Prima della rivoluzione, l'educazione dipendeva prevalentemente da gruppi religiosi. Dopo il raggiungimento dell'indipendenza (1924), nel Paese è stata promossa una vasta campagna di alfabetizzazione. Contestualmente è stato creato un Ministero dell'educazione e il sistema scolastico è stato organizzato conformemente al modello sovietico, ispirato a principi marxisti. L'istruzione, gratuita e obbligatoria, inizia all'età di 6 anni e ha la durata di 10 anni. L'istruzione superiore viene impartita nelle università di Ulan-Bator (come la National University of Mongolia o la Mongolian University of Science and Technology) e in diversi istituti superiori (come l'Institute of Finance and Economics, l'Institute of Commerce and Business o il Fashion Design Institute). Molti studenti mongoli proseguono gli studi superiori all'estero, soprattutto in Russia e in Germania. Il tasso di analfabetismo registrato in Mongolia, attestato su valori particolarmente bassi (2,7% nel 2007), testimonia l'importanza attribuita nel Paese alla scolarizzazione.

Territorio: morfologia

Il territorio della Mongolia è costituito da un insieme di alteterre che presentano una struttura prevalentemente tabulare nella sezione meridionale, mentre in quella settentrionale si hanno rilievi di età paleozoica con forme mature interessate però da faglie e dislocazioni in conseguenza dei contraccolpi dell'orogenesi alpina durante il Cenozoico. L'altopiano, elevato in media 1500 m, è però esattamente un penepiano profondamente lavorato dall'erosione in rocce molto antiche, precambriane e paleozoiche, costituite per lo più da graniti, gneiss e scisti cristallini. Fu sommerso dal mare (e a ciò si devono le formazioni sedimentarie marine che ricoprono buona parte dei bacini interni), ma più estese sono le coperture sedimentarie d'origine continentale (arenarie) soprattutto del Mesozoico; fu sollevato ai valori attuali solo in tempi recenti, nel corso del Pliocene o del Pleistocene, con conseguente ringiovanimento e ripresa dell'attività erosiva. L'estrema fascia meridionale fa parte del grande bacino desertico detto Gobi, tipica zona di modellamento eolico. Tra i rilievi settentrionale, la catena dell'Altaj Mongolo, che comprende le cime più elevate del Paese, tra cui il nodo orografico del Tavan-Bogdo-Ula (4356 m) al confine con Cina e Russia, forma una barriera in direzione NW-SE tra le alteterre mongole e la depressione della Zungaria. Il confine con la Russia corre a NW lungo la catena del Tannu Ola, mentre la sezione centrale è interessata dalla catena dei Saiani Orientali e quella orientale da quella degli Hentej. Infine la zona centrosettentrionale del Paese è sovrastata dalla catena degli Hangayn Nuruu, con cime prossime ai 4000 metri.

Territorio: idrografia

Il reticolo idrografico è solo in parte esoreico: tributa al Mar Glaciale Artico tramite il lago Bajkal il Selenga, arricchito dall'apporto dell'Orhon; manda le proprie acque al Pacifico l'Onon, ramo sorgentifero dell'Amur. Altro importante fiume mongolo è il Herlen, anch'esso collegato, ma in modo intermittente, all'Amur tramite il lago Hulun Nur. Per ca. due terzi il territorio è però areico o endoreico, inciso da letti di torrenti in cui scorre acqua solo durante le brevi violente piogge estive, che defluisce in piccoli bacini chiusi, laghi o stagni temporanei; tra le catene del Tannu Ola, degli Hangayn Nuruu e dell'Altaj Mongolo si apre però una serie di bacini endoreici occupati da estese conche lacustri tra cui il Har nuur e il Hirgis-Nur.

Territorio: clima

Il clima è aspramente continentale: la Mongolia è infatti situata nella parte interna dell'Asia dove assai deboli sono gli influssi delle masse d'aria marittime. In particolare gli inverni sono rigidissimi; nella sezione settentrionale del Paese il suolo, tranne uno strato superficiale di modesto spessore che sgela durante il periodo estivo, è permanentemente gelato (permafrost). Nella capitale, che si trova a ca. 1150 m, la temperatura media annua è di -4 ºC, mentre le medie di gennaio e di luglio sono rispettivamente di -27 e di 18 ºC. Le precipitazioni sono scarse, addirittura inferiori a 250 mm annui nella fascia meridionale, e fino a 500 mm, per lo più in forma nevosa, sui rilievi settentrionali, con punte anche superiori al metro sulle cime più elevate. L'aria è molto secca, il cielo quasi sempre sereno, in particolare d'inverno, quando il Paese, dominato da pressioni molto elevate, ha condizioni di tempo stabile; in primavera soffiano venti molto impetuosi. Le piogge sono estive, grazie all'azione, sia pure debole, del monsone meridionale.

Territorio: geografia umana

La regione mongola che ha ospitato l'uomo sin dal Paleolitico, è ritenuta il centro di irradiamento dei Mongoloidi; nel cuore della Mongolia centrosettentrionale sono stati trovati reperti riferibili a non meno di cinque successivi livelli di culture. La popolazione attuale è prevalentemente composta da mongoli di diversi gruppi, tra cui dominante è quello dei khalkh (81,5%), i buriati (1,7%) vivono nella valle del Selenga, gli oirati nelle province occidentali e i kazachi (più esattamente turco-mongoli 4,3%) sono concentrati nella provincia del Bajan-Ölgiy. Si hanno inoltre minoranze di russi (nella capitale e in altri centri urbani) e di cinesi. La Mongolia è il Paese meno densamente popolato del mondo: la densità è di solo 2 ab./km², benché la popolazione tra la metà del Novecento e l'inizio del nuovo millennio sia praticamente triplicata, grazie alle migliorate condizioni igienico-sanitarie e all'eliminazione del lamaismo, che interessava un'altissima percentuale della popolazione maschile. La serie di dorsali dell'Altaj e i rilievi che digradano al Bajkal rappresentano l'ambiente più favorevole all'insediamento umano mentre le province meridionali, comprese nel bacino desertico del Gobi, sono praticamente disabitate. La capitale Ulan-Bator, dov'è concentrato un terzo della popolazione, è un importante centro industriale e culturale; per il resto si tratta di cittadine soprattutto valorizzate dalle funzioni amministrative di capoluogo di provincia, come Choybalsan, sul Herlen, nella Mongolia orientale, e Erdenet nella piccola provincia di Orhon, sede dell'industria del rame. Lungo la linea ferroviaria che congiunge la capitale alla Transiberiana hanno avuto notevole sviluppo i centri di Sühbaatar, quasi al confine, e soprattutto di Darhan. Nella fascia meridionale il centro più attivo è Saynshand, sorto come tanti altri in seguito al collegamento ferroviario tra Ulaan-Bator e Pechino. Le radicali trasformazioni attuate nel Paese, specie d'ordine economico (ma anche culturale, sanitario ecc.), hanno favorito la progressiva sedentarizzazione della popolazione, che in larga misura è però ancora nomade (anche se forse, più che di vero e proprio nomadismo, sarebbe più corretto parlare di un vasto movimento di transumanza). Fenomeno parallelo alle trasformazioni in atto nel Paese, è stato senza dubbio l'aumento della popolazione urbana: all'inizio del sec. XXI la percentuale di abitanti concentrati nelle aree urbane corrisponde a più della metà di quella totale.

Territorio: ambiente

Date le condizioni climatiche, l'altopiano mongolo è ricoperto da formazioni steppiche che forniscono un ottimo pascolo; i pendii riparati ospitano boschi di conifere e betulle. Nelle zone più aride la vegetazione si presenta come un tappeto erboso discontinuo disseminato di bassi arbusti xerofili. È presente, seppur in numero ridotto di esemplari, l'unica specie allo stato selvaggio di cavallo, quello di przewalskii. Inoltre vi si trovano animali selvatici quali l'emione, il leopardo delle nevi, l'argali, l'antilope saiga e mandrie rinselvatichite di cammelli, che vivono nel Gobi. L'UNESCO ha dichiarato nel 2003 patrimonio mondiale dell'umanità il Bacino di Uvs Nuur, che prende il nome dall'omonimo lago salato circondato dalla steppa, dalle montagne e dalle foreste e che ospita molte di queste specie endemiche oltre a colonie di uccelli migratori e piante esclusive dell'area. La superficie protetta copre complessivamente il 13,9% del territorio, all'interno della quale si individuano 16 parchi di conservazione nazionali, monumenti e riserve naturali. L'uso intensivo del terreno per il pascolo, lo sfruttamento agricolo e la deforestazione hanno causato l'erosione del suolo; inoltre, le aree ad alta concentrazione industriale, specie quelle della capitale, sono altamente inquinate a causa dell'emissione nell'aria degli scarichi delle centrali alimentate a carbone.

Economia: generalità

La situazione economica della Mongolia è il risultato di una singolare commistione tra diversi elementi: da un lato, le tradizionali forme di vita e di attività produttiva di un Paese da secoli cristallizzato in rigidi schemi e dedito alla pastorizia nomade; dall'altro, la pianificazione socialista di stampo sovietico, praticata, fino al 1990, che ha mirato a modernizzare la Mongolia mediante il potenziamento dell'agricoltura e la creazione di un adeguato supporto industriale . Rispetto alle condizioni dei primi decenni del XX secolo, rilevanti sono stati i progressi resi possibili unicamente dall'assistenza tecnica e finanziaria dell'Unione Sovietica, che si è così garantita a lungo un fedele alleato. Tale pianificazione, i cui primi tentativi risalgono agli anni Trenta, ha in effetti consentito il raggiungimento di importanti obiettivi, anche se nei decenni successivi, in particolare durante gli anni Ottanta, la crescita economica ha mostrato dinamiche meno vivaci. Non solo, ma a fronte dell'incremento del fabbisogno alimentare dei beni di consumo, così come della carenza di valuta da destinare all'acquisto di tecnologia, si è manifestato anche in forma più accentuata un certo peggioramento delle ragioni di scambio. I primi anni Novanta sono stati segnati soprattutto dal cambiamento politico avvenuto nel Paese e dal passaggio a un'economia di mercato che ha significato la fine del controllo statale sui prezzi e l'avvio di un vasto programma di privatizzazioni. Queste profonde modificazioni hanno determinato inizialmente un brusco declino dell'economia e un abbassamento del livello medio di vita, con un PIL in regresso, un deficit di bilancio e un'inflazione elevata. Tuttavia, a partire dal 1994 si sono registrati timidi segnali di ripresa e un progressivo riassetto dell'economia: il settore agricolo e quello estrattivo – principali attività produttive – sono tornati a crescere, il ritmo dell'inflazione si è ridotto, il corso della moneta nazionale si è stabilizzato e il deficit di bilancio ha cominciato a diminuire. I piani di privatizzazione delle imprese statali, di riforma fiscale e del sistema bancario hanno consentito l'apertura agli investitori stranieri nei settori chiave dell'economia. Nonostante l'ingresso nel mercato globale, il sistema economico del Paese è ancora soggetto a fluttuazioni dovute in parte alla dipendenza da settori, quali l'estrazione e la lavorazione dei prodotti derivanti da agricoltura e allevamento, che sono considerate “stagionali” e in parte dall'influenza dei maggiori partner commerciali (Federazione Russa e Cina). Quindi, per esempio, nel 1998, la caduta del prezzo del rame, dell'oro e del cachemire in concomitanza con la crisi asiatica e russa hanno avuto serie ripercussioni sull'economia della Mongolia. Allo stesso modo, l'emergenza climatica del periodo 2000-2002, che ha colpito in particolare il settore primario, ha nuovamente causato un calo della crescita. Dal 2004 si osserva, tuttavia, un aumento del PIL, seppur incostante, con inflazione in diminuzione (il valore pro capite registrato nel 2008 è stato di 1.981 $ USA). La Mongolia soffre, inoltre, della particolare posizione geografica che ne fa un Paese chiuso e stretto tra due grandi colossi, quello cinese e quello russo; tuttavia, la ricchezza del patrimonio minerario e l'aperta legislazione in materia, ne fanno un interessante mercato per gli investimenti esteri diretti, non solo nei comparti tradizionali ma anche nel terziario. Per limitare l'isolamento, le autorità hanno perseguito anche una politica di ampliamento dei legami con gli organismi internazionali – è del 1997 l'ingresso nel WTO – favorendo la sottoscrizione di accordi bilaterali con Unione Europea, Stati Uniti e Giappone.

Economia: agricoltura e allevamento

Benché all'industria sia stato affidato il ruolo di settore-guida dell'economia, le attività primarie (agricoltura e soprattutto allevamento del bestiame) costituiscono tuttora la base della vita produttiva del Paese, occupando più di un terzo della popolazione attiva e partecipando in modo rilevante alla formazione del PIL, pur nella avverse condizioni climatiche. L'agricoltura, che peraltro può contare su un'area ridottissima (meno dell'1% del territorio nazionale), è un elemento di novità nel panorama economico della Mongolia, poiché è “nata” in pratica solo negli anni Cinquanta; tuttavia il suo sviluppo è stato molto rilevante, tanto che essa è in grado di far fronte alle richieste del mercato interno. Le colture principali sono il frumento, l'avena e l'orzo, le patate e gli ortaggi; precedentemente organizzato in grandi aziende statali e in cooperative, il settore ha modificato le proprie strutture a seguito della privatizzazione della terra (ottobre 1991). Quanto al patrimonio zootecnico, durante il periodo dell'influenza sovietica gli interventi governativi portarono a notevoli progressi dal punto di vista qualitativo e quantitativo; nel corso degli anni Novanta del XX secolo, il comparto (un tempo appartenente per la maggior parte a cooperative di allevatori) è stato privatizzato, mentre i pascoli sono rimasti di proprietà statale. Il bestiame fornisce la base alimentare della popolazione: il latte, la carne e altri prodotti non meno importanti come la lana e le pelli, destinati alla lavorazione industriale e all'esportazione. In montagna predominano i bovini, mentre nella steppa si allevano gli ovini e i caprini oltre ai cavalli; nelle aree semidesertiche infine prevalgono i cammelli. Lo sfruttamento delle foreste fornisce una discreta quantità di legname.

Economia: industria e risorse minerarie

Le risorse minerarie sono ingenti; l'attività estrattiva riguarda al momento essenzialmente il rame, il carbone, la lignite, la fluorite, il manganese, il tungsteno, lo stagno, lo zinco, il molibdeno, l'oro, l'argento e il petrolio. L'energia elettrica deriva prevalentemente da impianti termici alimentati a carbone. Ancora da esplorare sono i giacimenti di petrolio del Gobi. Particolare attenzione è rivolta al potenziamento dell'industria, impostata sul modello sovietico del kombinat (raggruppamento di diverse aziende, nel cui ambito viene attuata un'opportuna concentrazione dei cicli produttivi) e incentrata sulla trasformazione delle materie prime locali; il settore industriale è stato l'ultimo, in ordine di tempo, a essere interessato dai processi di privatizzazione: solo a partire dal 2000 il governo ha, infatti, pianificato il passaggio ai privati delle grandi imprese di Stato, al fine di modernizzare l'apparato produttivo e di favorire l'apertura alle società straniere. Tra gli stabilimenti industriali presenti sul territorio si contano cementifici, impianti metallurgici e meccanici, oltre a conservifici e altri complessi agroalimentari, aziende tessili, stabilimenti per la lavorazione del legno ecc. I comparti trainanti risultano quello estrattivo (rame, oro e molibdeno in testa) e quello della lavorazione dei filati e dei tessuti, in particolare cachemire, lana di cammello, pelle e cuoio. I maggiori poli estrattivi e industriali sono localizzati nella parte centrosettentrionale del Paese, tra la capitale, Erdenet e Darhan, mentre a Choybalsan, nella parte orientale, si trovano le industrie del cemento e dei materiali da costruzione.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Il sistema finanziario non è ancora adeguatamente articolato e il controllo sul settore bancario è scarso; il sistema di tassazione risulta complesso e gli investitori esteri premono per una più incisiva lotta alla corruzione. Lo sviluppo delle infrastrutture sul territorio risulta di fondamentale importanza per permettere alla Mongolia di uscire dall'isolamento. Tra i diversi mezzi di trasporto, la ferrovia, il cui primo tronco risale solo al 1939, ha rappresentato un fattore di grande importanza per la storia socio-economica del Paese. Prima di allora, in pratica, la Mongolia non conosceva altro mezzo di comunicazione che quello animale. Il territorio è attraversato da N a S dalla Transmongolica, che si raccorda sia alla rete russa della Transiberiana sia a quella cinese; inoltre la Mongolia orientale è servita da una diramazione della Transiberiana, che s'interna nel Paese sino a Choybalsan. Le strade, solo in parte asfaltate, si collegano esse pure alle reti russa e cinese, le due principali arterie seguono, l'una il fondamentale tracciato ferroviario, l'altra percorre l'intero Paese da W a E. Un certo rilievo ha ancora la navigazione interna, specie sul fiume Selenga e nel lago di Hövsgöl, ma un ruolo di particolare importanza rivestono i servizi aerei gestiti dalla MIAT (Mongolian Civil Air Transport); aeroporto principale è naturalmente quello di Ulan-Bator. I rapporti commerciali della Mongolia continuano a essere prevalentemente orientati verso i suoi due grandi vicini, la Cina e la Federazione Russa, ma anche verso gli altri Paesi dell'Asia centrale e orientale, oltre a Stati Uniti e Canada. La bilancia commerciale vede una sostanziale situazione di pareggio, con le esportazioni (oro, rame, fluorite e altri metalli, prodotti animali, lana e cachemire) in vantaggio sulle importazioni (macchinari e impianti industriali, carburanti, prefabbricati per l'edilizia, prodotti alimentari ecc.). Il turismo, che può contare su una breve stagione a causa delle particolari condizioni climatiche della regione, ha tuttavia grandi potenzialità datealimentate dal patrimonio naturalistico e storico del Paese. La sua espansione, che è uno degli obiettivi prioritari del governo, è subordinata allo sviluppo delle infrastrutture necessarie.

Storia

Abitata fin dalla preistoria, la Mongolia vide imporsi sul suo territori svariate etnie: gli Unni crearono un grande impero tribale e vennero sostituiti poi da popoli turchi che regnarono fino all'arrivo del mitico condottiero Gengis Khān che nel 1206 diede vita all'impero mongolo. La dinastia Manciù nel sec. XVII conquistò la Mongolia e la governò fino alla sua caduta (1911) quando l'aristocrazia mongola della Mongolia Esterna proclamò la propria indipendenza con la costituzione di un governo autonomo retto da Maidari Khutukhtu, supremo esponente della Chiesa lamaista mongola, mentre la Mongolia Interna rimaneva unita alla Cina. Tuttavia, la Cina non rinunciò facilmente alla propria sovranità sulla Mongolia Esterna – divenuta di fatto un protettorato russo – e nel 1919 vi inviò un esercito per riassumerne il controllo. Nel 1921, l'arrivo delle truppe russe bianche dell'avventuriero Ungern-Sternberg mise fine alla presenza cinese nella Mongolia Esterna. Successivamente le forze di Ungern-Sternberg vennero annientate dall'Armata Rossa, la quale poté avvalersi anche dell'appoggio del movimento rivoluzionario mongolo guidato dall'ex tipografo Suké-Bator. Con la fondazione della Repubblica popolare della Mongolia, nel 1924, ebbe inizio un processo di profonda trasformazione delle strutture economico-sociali della Mongolia Esterna. La terra e le risorse minerarie furono nazionalizzate, mentre venivano colpiti con decisione i privilegi dell'aristocrazia e dei monasteri lamaisti. Durante la II guerra mondiale la Repubblica popolare della Mongolia partecipò alla lotta contro i Giapponesi a fianco dell'URSS, con la quale i legami si fecero poi sempre più stretti. Ribadita la propria esigenza di autonomia alla fine del conflitto, nel 1950 fu riconosciuta indipendente dalla Repubblica Popolare Cinese (trattato sovietico-cinese). Intorno al 1960, con il sorgere della disputa ideologica tra URSS e Cina, la Mongolia si schierò con la prima, con la quale fin dal 1946 aveva stipulato un trattato di amicizia e assistenza, e dopo la rottura tra i due Paesi fu coinvolta nelle tensioni e ne subì le conseguenze (ritiro degli aiuti e dei tecnici cinesi, chiusura dei porti ai suoi mercantili). Dal 1966 tuttavia migliorarono i rapporti con la Cina, mentre gradualmente erano state instaurate relazioni diplomatiche con altri Paesi, non solo del blocco socialista (si ricordano nel 1961 l'ingresso all'ONU e l'apertura delle relazioni diplomatiche nel 1963 con la Gran Bretagna, nel 1965 con la Francia e con gli USA, nel 1972 con il Giappone). Le tensioni con la vicina Cina, comunque, perdurarono fino al 1986, anno in cui furono ristabiliti i rapporti consolari e commerciali tra i due Paesi. Nel 1988, inoltre, la Mongolia e la Cina firmarono il primo trattato per delimitare la frontiera comune, dopo l'annuncio del ritiro delle forze militari da parte del governo sovietico (1987), e giunsero ben presto alla completa normalizzazione dei rapporti. Nel frattempo sul piano interno, il Paese si avviava un processo di rinnovamento della dirigenza politica, stimolato dalla perestrojka sovietica, assunta come principio di governo nel 1988, e si apriva al pluralismo democratico (1990), abolendo il ruolo guida assunto dal Partito rivoluzionario del popolo mongolo (PRPM) per quasi settant'anni. Nel marzo 1990 il pragmatico ed energico Jambyn Batmunk, capo dello Stato e segretario generale del PRPM dal 1984, veniva sostituito da un membro del suo partito, Punsalmaagiyn Ochirbat, che nel settembre dello stesso anno otteneva l'investitura presidenziale dal primo Parlamento liberamente eletto (luglio 1990). Per garantire, inoltre, l'imparzialità politica delle più alte cariche dello Stato, nel 1991, veniva varata una legge che decretava l'incompatibilità tra le massime funzioni di governo e l'appartenenza a un partito politico, in seguito alla quale Ochirbat si dimetteva dal PRPM. Nel 1992, con l'adozione di una nuova Costituzione democratica (febbraio 1992) il Paese assumeva il nome ufficiale di Repubblica della Mongolia e si tenevano le prime vere elezioni multipartitiche (giugno 1992), che determinavano comunque una schiacciante vittoria del PRPM sulle altre forze in campo. Nelle successive presidenziali del 1993, anche Punsalmaagiyn Ochirbat, nonostante fosse passato all'opposizione, veniva rieletto a capo dello Stato. Sconfitta, quindi, nelle prime elezioni libere la coalizione democratica d'opposizione, questa si trasformava in Unione democratica e nel giugno 1996 vinceva le nuove elezioni per il rinnovo del Parlamento, relegando all'opposizione per la prima volta nella sua storia il PRPM. In forza di tale risultato il Parlamento, il Grande Hural, eleggeva primo ministro il nazionaldemocratico Mensaikhan Enkhasaikhan al posto del comunista Puntsagiyn Jasray. Il malcontento diffusosi per la politica economica del governo favoriva, però nelle successive elezioni presidenziali del maggio 1997, nuovamente un candidato del PRPM, Ntsagiyn Bagabandi, che veniva eletto capo dello Stato con ca. il 60% dei voti. Questo risultato interpretato, quindi, come un voto punitivo contro le riforme applicate dal governo per una transizione del Paese verso un'economia liberistica, determinava nel 1998 la sostituzione del primo ministro in carica: veniva nominato il nazionaldemocratico Tsahiagiyn Elbergdorj. Il mese successivo, comunque, il governo si dimetteva e si apriva una fase di tensione politica. Le elezioni legislative del 2000 vedevano così, con una netta affermazione, il ritorno al governo del Partito rivoluzionario del popolo mongolo. Nelle elezioni presidenziali del 2005 si affermava l'ex primo ministro Nambar Enkhbayar, candidato del Partito rivoluzionario del popolo mongolo; nel novembre dello stesso anno il presidente degli Stati Uniti G. W. Bush visitò ufficialmente la Mongolia e ringraziò Enkhbayar per il sostegno dato durante la guerra in Iraq, attraverso l'invio di cento soldati scelti. Nel biennio 2006-2007 sono state poste le basi per lo sviluppo di diversi progetti di cooperazione economica con la Russia, in particolare nello sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Nel luglio 2008 si svolgevano le elezioni parlamentari vinte dagli ex-comunisti del PRPM; questo risultato scatenava violente proteste nella capitale che obbligavano il presidente Enkhbayar a dichiarare lo stato di emergenza. Nel giugno 2009 il leader dell'opposizione Tsakhiagiin Elbegdorj vinceva le elezioni presidenziali, sconfiggendo il presidente uscente Enkhbayar. Le elezioni parlamentari del maggio del 2012 si svolgevano per la prima volta con un sistema elettronico e con l'introduzione di "quote rosa"; il partito Democratico, all'opposizione, vinceva senza ottenere la maggioranza assoluta. Nel 2013 il presidente Elbegdorj veniva riconfermato.

Cultura: generalità

Cultura: tradizioni

Socievoli e ospitali, i mongoli conservano un indomito spirito di libertà. L'allevamento, tradizionale fonte economica del lungo passato nomade, è alla base dei costumi mongoli. Gli animali costituiscono nello stesso tempo la ricchezza e la passione dei mongoli che hanno nel cavallo l'amico più fedele e sentimenti di tenerezza per tutti i piccoli (cammelli, pecore), che tengono nelle tende e che ispirano le nenie delle donne. I mongoli imparano a cavalcare dalla prima infanzia e diventano ben presto abilissimi in sella ed esperti domatori, addomesticando i piccoli e velocissimi przewalskii . Nonostante dispongano oggi facilmente di una casa, essi preferiscono la vecchia tenda di feltro (yurta) rimasta immutata dai tempi di Gengis Khān (il cui culto sopravvive nella Mongolia orientale con pellegrinaggi al santuario di Ectingoro dove è conservata la sua tomba), cilindrica con tetto a cono, ampia e confortevole. Chiunque passi davanti a una tenda in Mongolia ha diritto di entrarvi e verrà ospitato con schietta semplicità. Non molte le feste in uso: in dicembre si celebra il culto del fuoco con una festa che accomuna tutti i mongoli ovunque siano sparsi. Essi accendono un braciere consistente in un grande piatto di lamiera colmo di grasso e la gente vi si inginocchia ai quattro lati. I mongoli tengono in grande considerazione la donna, che gode di piena libertà e di tutti i diritti stabiliti per l'uomo. Pur avendo subito una forte influenza russa in ogni settore (teatro, danza, musica, sport), i mongoli prediligono ancora i divertimenti del tempo passato: lotta (bohji-barildan), tiro con l'arco , corse a cavallo, vecchie danze; alla grande festa che inizia l'11 luglio (il Naadam) e che dura tre giorni (anniversario della fondazione della Repubblica Popolare) i mongoli convergono a Ulan-Bator in lunghe carovane. Gli incontri lungo la strada sono occasione per organizzare giochi, coreografie (evocanti spesso battaglie), canti, musiche, di ispirazioni centrasiatiche e cinesi. Al centro della celebrazione nazionale, che si conclude allo stadio, sono le gare di lotta tra i campioni dei villaggi e delle tribù. La cucinache riveste una parte importante nelle feste è semplice e poco variata, essenzialmente a base di pecora e di montone. Dominano il bollito (guriltai khool) misto a pasta, l'arrosto (ganbir), utilizzato anche come ripieno, le frattaglie e la testa di montone, trattata con spezie, aromi e con contorno di verdure. Molto apprezzato anche lo zaidas, salame ottenuto dall'intestino del castrato. La bevanda nazionale è il kumys, ottenuto dal latte di cavalla fermentato. Diffusa anche la besbodka o arki, specie di vodka, e il kvas, bevanda fermentata ottenuta dal pane nero e dallo zucchero.

Cultura: letteratura

Tra le figure più interessanti del sec. XX si possono citare D. Natsagdorj (1906-1937), autore di liriche e di racconti dove l'entusiasmo per il rifiorire della vita civile e culturale dopo la rivoluzione si combina con l'ammirazione per il passato del suo Paese; Zendijn Damdinsüren, saggista e narratore, legato a temi d'attualità, ma anche custode ed evocatore di valori domestici, e autore di racconti dolcissimi. Il rapporto con il passato storico e leggendario della Mongolia è evidente nell'opera dei prosatori, in particolare nei romanzi di C. Lodojdamba, e soprattutto nei racconti di Bj. Rintchen, noto agli studiosi di tutto il mondo come fondatore della mongolistica moderna nel campo delle scienze linguistiche, dell'etnografia e del folclore. A lui si deve il recupero dell'immenso patrimonio di canti sciamanici ed epici della tradizione orale mongolica. Nel medesimo ambito si muove anche l'opera di scrittori più giovani come Londongijn Tüdev e Luwsandašijn Sodow, alla ricca fiabistica popolare si rifà Böchijn Baast. Con il realismo e il cosmopolitismo russo è penetrato in Mongolia il gusto della satira e della drammatizzazione teatrale in senso europeo. Lo rappresentano nella loro opera C. Ojdov e Donrowyn Namdag, autore di pièces di argomento moderno e drammatizzazioni di eventi e personaggi della grande storia mongolica ch'egli ha rievocato anche nei suoi libretti d'opera. Al teatro e alla storiografia letteraria sono legati Sodnombaldširyn Bujannemech, morto nel 1937, ma le cui opere complete sono state riedite fra il 1968 e il 1974, e soprattutto Lamdshawyn Wangan (1920-1968), che ha dettato gli indirizzi della storiografia letteraria contemporanea. In seguito all'instaurazione di un regime democratico di ispirazione nazional-liberale, nuovi giovani scrittori si sono affermati nel panorama letterario mongolo; tra di loro soprattutto degni di menzione appaiono Gombojab Suvanciceg e Dorji Tsevel. Temi preferiti dalla nuova letteratura mongola sono la rivalutazione del passato tradizionale mongolo (in primo luogo della figura di Gengis Khan) e dei valori precipui della cultura nomadica. Tra le figure più importanti si segnalano Galsan Tschinag (n. 1944), autore di saggi e poesie, e alcuni giovani poeti quali P. Batkhuyag, R. Emujin e T. Bavuudorj. Personalità di spicco della letteratura e della cultura mongole odierne è anche G. Mend-Ooyo (n. 1952), fondatore nel 2005 dell'Accademia mongola di cultura e poesia, e autore di numerose raccolte tra cui spiccano Golden Hill e Nomadic Lyrics (2007).

Bibliografia

G. Vernadsky, The Mongols and Russia, New Haven, 1953; R. A. Rupen, Mongols of the Twentieth Century, L'Aia, 1964; C. R. Bawden, The Modern History of Mongolia, Londra-New York, 1968; J. Legrand, Le choix mongol, Parigi, 1975; R. A. Rupen, How Mongolia Is Really Ruled: a Geopolitical History of the Mongolian People’s Republic, 1900-1978, Stanford, 1979; A. J. K. Sanders, Mongolia: Politics, Economics and Society, Londra, 1987.