(República de Moçambique). Stato dell'Africa sudorientale (799.380 km²). Capitale: Maputo. Divisione amministrativa: province (11). Popolazione: 21.020.000 ab. (stima 2008). Lingua: portoghese (ufficiale), bantu. Religione: animisti/credenze tradizionali 25,8%, cattolici 23,8%, non religiosi/atei 23,1%, musulmani 17,8%, protestanti 7,8%, altri 1,7%. Unità monetaria: nuovo metical, al pl. meticais (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,366 (175° posto). Confini: Tanzania (N), Oceano Indiano (E), Sudafrica e Swaziland (S e SW), Zimbabwe (W), Malawi e Zambia (NW). Membro di: Commonwealth, OCI, ONU, SADC, UA e WTO, associato UE.

Generalità

Posto su un ampio tratto del margine orientale degli altopiani dell'Africa australe, si affaccia a E sull'Oceano Indiano per ca. 2500 km. Indipendente dal 1975, è stato tra gli ultimi Paesi africani a ottenere l'indipendenza; soggetto per secoli al Portogallo, fino alla caduta del governo salazarista, il suo sviluppo è stato particolarmente ritardato dalla politica portoghese poco incline a impegnarsi direttamente in un vero e proprio sfruttamento coloniale ma propensa a concessioni a privati e a grandi società anche straniere. Dopo il 1975 il Paese è stato devastato per circa 15 anni da una terribile guerra civile che ha visto opposti i marxisti del FRELIMO, finanziati dall'Unione Sovietica, e il movimento del RENAMO, finanziato dai vicini Paesi segregazionisti (Sudafrica e Rhodesia-Zimbabwe). Nel 1992, dopo la dissoluzione dell'URSS, i due movimenti siglarono la pace e diedero avvio alla democratizzazione del Paese.

Lo Stato

Il Mozambico è una Repubblica. La Costituzione del 1990, emendata nel 1996 e nel 2004, ha cancellato il ruolo egemone del FRELIMO (Fronte per la Liberazione del Mozambico) e ha aperto al multipartitismo. Il potere esecutivo è esercitato dal presidente della Repubblica, che è eletto ogni 5 anni a suffragio universale, così come il Parlamento, che assolve al potere legislativo. Le modifiche alla Costituzione del 2004 hanno previsto anche l'istituzione di un Consiglio di Stato. Il sistema giudiziario fa capo alla Corte suprema, da cui dipendono tutte le altre corti. La difesa del Paese è affidata a una nuova forza armata, Forças armadas de defesa de Moçambique (FADM), costituitasi dopo l'accordo di pace del 1992 e in cui sono confluite, accanto a quelle governative, anche le truppe della RENAMO. Il servizio militare viene effettuato su base obbligatoria. L'organizzazione scolastica del territorio porta l'impronta di quella portoghese. L'educazione è obbligatoria per 7 anni e inizia a 7 anni d'età. L'istruzione primaria si divide in due cicli, rispettivamente di 5 e 2 anni; quella secondaria inizia a 14 anni e si divide anch'essa in due cicli: il primo della durata di 3 anni, il secondo di 2. Nel 2007 l'analfabetismo riguardava il 55,6% della popolazione. A Maputo è stata fondata nel 1962 l'Università Lourenço Marques, che dal 1976 si chiama Eduardo Mondlane, con facoltà umanistiche e tecniche. A questa, negli anni Novanta, si sono aggiunte altri istituti d'istruzione superiore; inoltre è stata consentita l'apertura di scuole e università private, come l'Università Cattolica del Mozambico a Beira.

Territorio: morfologia

Oltre il 40% del territorio è costituito da pianure alluvionali costiere e da rilievi al di sotto dei 300 metri. La parte restante presenta la struttura geologica tipica del continente africano, tabulare, rigida, senza corrugamenti, interessata da profonde fratture: nella sezione settentrionale, che rappresenta la continuazione diretta degli altopiani dell'Africa orientale, si spegne col bacino lacustre del Malawi (Niassa) il grande sistema delle fosse tettoniche africane. L'area degli altopiani ha un'altitudine media di 600 m ed è prevalentemente costituita da rocce precambriane, per lo più da gneiss, scisti e graniti. La porzione settentrionale, a E del lago Malawi, è un lembo di un antichissimo penepiano disseminato di isolati rilievi residuali che raggiungono i 2419 m nel massiccio granitico del Namuli. Il Mozambico centrale è dominato dall'ampia e profonda incisione della valle dello Zambesi: vi si incontrano sedimenti continentali paleozoici del tipo Karroo e soprattutto formazioni mesozoiche. Lungo la stretta fascia costiera, tra i fiumi Ruvuma e Zambesi, affiorano rocce arenacee, marnose e calcaree, che testimoniano l'ingressione marina avvenuta durante il Cretaceo. A S della valle dello Zambesi solo alcuni massicci isolati, frammenti della scarpata orientale degli altopiani dello Zimbabwe, rompono la monotonia del paesaggio, dominato dalla vasta pianura costiera costituita da alluvioni neozoiche: fra questi il monte Binga tocca i 2437 m, massima vetta del Paese. Rocce effusive, prevalentemente basaltiche, si incontrano nel bacino dello Zambesi e nella catena dei monti Lebombo, legate alla formazione della Rift Valley. La fascia costiera, originata dalla connessione delle piane alluvionali dei principali corsi d'acqua, comprende vaste aree paludose e malsane; piuttosto stretta a N, raggiunge la massima profondità, ca. 500 km, in corrispondenza della valle dello Zambesi. La costa, che si sviluppa complessivamente per ben 2470 km, si presenta alta e scoscesa nella sezione settentrionale incisa da profonde e strette insenature; vi si aprono anche alcune baie panoramiche, come quella di Nacala, splendido porto naturale, tenute sgombre dai sedimenti dalla veloce corrente del Mozambico. Nel tratto centrale, il litorale, basso, sabbioso e per lunghi tratti paludoso, non presenta approdi se non dove formazioni madreporiche assicurano un certo riparo, come a Beira e a Nova Sofala. A S la costa, sovente orlata da barre sabbiose, si apre in due ottime baie, quelle di Inhambane e di Maputo.

Territorio: idrografia

La rete idrografica ha una struttura piuttosto semplice: numerosi fiumi solcano il territorio con andamento grosso modo parallelo, scendendo dalle alteterre dell'Africa australe e sfociando direttamente nell'Oceano Indiano. Lo Zambesi, una delle massime arterie africane, ha qui il suo corso finale e, arricchito da vari tributari tra cui lo Shire e il Luangwa, è navigabile per 400 chilometri. Gli altri principali corsi d'acqua sono, da N a S, il Ruvuma, che segna in gran parte il confine con la Tanzania, il Lúrio, il Save, il Limpopo. Il loro regime è essenzialmente legato a quello delle precipitazioni; le piene sono soprattutto estive, raramente eccessive ma tali da assicurare una certa navigabilità nei tratti inferiori dei fiumi, navigabilità che è tuttavia spesso impedita dalla presenza di rapide e cascate: quelle di Cahora Bassa, sullo Zambesi, sono oggi occupate dall'omonimo bacino artificiale che alimenta una delle maggiori centrali idroelettriche del mondo. Al Mozambico appartengono infine 6683 km² del lago Malawi.

Territorio: clima

Nonostante il notevole sviluppo in latitudine il Mozambico presenta condizioni climatiche alquanto omogenee grazie all'attenuazione delle escursioni termiche dovuta all'ampio contatto col mare e accentuata dall'influsso della calda corrente del Mozambico. Le temperature in genere hanno valori medi superiori ai 20 ºC; sui rilievi le escursioni termiche sono più sensibili, ma non si toccano valori elevati se non nelle aree interne più riparate, dove il clima si fa continentale, in conseguenza dello spirare di brezze sostenute. Le precipitazioni sono a carattere monsonico: durante i mesi estivi, da novembre ad aprile, il Mozambico viene a trovarsi nell'ambito di una vasta area depressionaria su cui convergono i venti dell'Oceano Indiano, gli alisei di SE e le correnti monsoniche di NE. Le coste settentrionali, da dicembre a marzo, sono investite da violenti cicloni tropicali. I valori delle precipitazioni variano da 700 mm annui a S a oltre 1000 mm a N e raggiungono i massimi intorno ai 1700 mm sulle alture alle spalle della baia di Sofala: nelle zone più interne, meno esposte ai venti, si scende verso i 500 mm, con prolungati periodi di siccità nell'inverno australe.

Territorio: geografia umana

La stragrande maggioranza della popolazione appartiene ai bantu (99%), che hanno sopraffatto i preesistenti boscimani già in epoca remota; rilevanti nell'area costiera gli influssi degli arabi, che assai prima dell'arrivo dei portoghesi avevano fondato fiorenti empori. Accanto alla maggioranza bantu vivono esigue minoranze di meticci (0,5%), indiani (0,1%), bianchi (0,1%) e altre etnie (0,3%). I bantu sono divisi in numerose famiglie etnolinguistiche; i principali gruppi sono a N i makonde, al confine con la Tanzania, gli yao (wayao) e i nyanja (anyanja) nella provincia di Niassa, più a S i makua, nella valle del Lúrio, i sena (asena) nella valle dello Zambesi, i karanga (makaranga) tra Zambesi e Save, i ciopi (baciopi) e i thonga (bathonga) nella parte più meridionale. La popolazione, essenzialmente rurale, vive in piccoli villaggi di capanne, che spesso circondano il recinto per il bestiame (kraal); i centri urbani hanno invece un netto aspetto europeo: qui si era concentrata la popolazione bianca, massimamente portoghese, ormai quasi interamente rimpatriata. La densità media presenta valori piuttosto bassi (26 ab./km²) e ciò è dovuto alla passata emorragia demografica causata dalla tratta degli schiavi e dalle guerre tribali. I conflitti interni che infatti hanno insanguinato il Mozambico nell'ultimo trentennio del Novecento hanno poi generato grandi spostamenti di popolazione: le conseguenze dirette e indirette della guerra civile hanno costretto quasi due milioni di persone ad abbandonare il Paese e a cercare rifugio in quelli vicini, mentre almeno quattro milioni si potevano considerare sfollati. Solo dopo l'accordo di pace del 1992 tra governo e guerriglieri sono rimpatriate 1.700.000 persone. I valori di densità più elevati si incontrano nell'area della capitale; discreta è anche la densità nella fascia immediatamente retrostante la costa per la presenza di numerose piantagioni (30 ab./km²), mentre nell'interno tocca punte assai basse. Le città, che accolgono ca. un terzo della popolazione (nel 2005 era il 31%), hanno essenzialmente una vocazione mercantile e sono perciò situate sulla costa. Centro principale è la capitale Maputo, con volto moderno a parte l'antica fortezza e dotata di un ottimo porto, che la baia omonima difende dall'oceano; si sviluppò intorno allo stabilimento commerciale fondato dal viaggiatore Lourenço Marques (donde il precedente nome) e, sbocco importante di un vasto retroterra, è oggi uno dei principali centri dell'Africa meridionale. Altri importanti centri costieri sono Beira, porto notevole alla foce del Pungoè, dall'ampio retroterra costituito principalmente dalla valle dello Zambesi, e Quelimane a N della foce dello Zambesi. Nell'interno sono Nampula, sulla ferrovia che collega il porto di Moçambique (Mozambico, per ben tre secoli centro principale e capoluogo della colonia, una delle più antiche basi portoghesi sull'Oceano Indiano) a Lichinga, posta sull'altopiano dominante il lago Malawi, e Tete sullo Zambesi. Il lungo periodo di guerra civile ha lasciato pesanti segni sull'organizzazione territoriale e sull'economia del Mozambico: nei primi anni del Duemila le condizioni socioeconomiche della popolazione erano ancora profondamente depresse.

Territorio: ambiente

La vegetazione è assai varia comprendendo formazioni di mangrovie presso la costa, foreste a galleria (con essenze pregiate come il mogano e l'albero della gomma) lungo i corsi d'acqua, boschi xerofili sugli altopiani; prevale soprattutto nell'interno la savana, ora arborea, con aspetto di boscaglia xerofila, ora erbacea, con acacie ed euforbie. Il Mozambico ospita una ricca fauna con molte specie di grossa taglia: un superbo campionario l'offre il famoso parco faunistico di Gorongosa, che si estende per oltre 5000 km² poco a N di Beira e che è uno dei più ricchi del continente. Elefanti, rinoceronti, leoni, zebre, bufali e giraffe sono tra gli animali che popolano queste terre, ma, a seguito della lunga guerra civile, il loro numero è stato considerevolmente ridotto. Inoltre il Mozambico deve fare i conti con lunghi periodi di siccità che alimentano la desertificazione delle terre coltivabili, l'aumento della deforestazione per ottenere materiale combustibile e il bracconaggio. Solo dopo la fine del conflitto che ha profondamente modificato il paesaggio sono stati istituiti nove parchi nazionali; il territorio protetto costituisce il 14,7% del Paese.

Economia: generalità

Nonostante le relativamente ampie risorse il Mozambico, che durante il colonialismo portoghese fu usato molto più come scalo lungo la rotta per le Indie piuttosto che come un territorio dove realizzare infrastrutture, è stato profondamente segnato dai lunghi anni di guerriglia. Subito dopo l'indipendenza infatti ai tradizionali fattori di sottosviluppo, quali l'altissimo tasso di analfabetismo, l'insufficienza degli investimenti e la cronica mancanza di capitali, si aggiunse il massiccio esodo della borghesia imprenditoriale e del personale specializzato portoghese, le tensioni con vari Paesi vicini e le rovine causate nel territorio nazionale dalle molteplici azioni militari. Fino alla metà degli anni Ottanta del Novecento il Paese adottò una politica di tipo socialista: nazionalizzazione dei settori fondamentali dell'economia, incremento dell'attività agricola attraverso una radicale riforma fondiaria che consentì il diritto di proprietà ai soli fondi agricoli a conduzione diretta e istituì aziende di Stato e fattorie collettive sul modello delle ujamaa tanzanaine, e potenziamento delle infrastrutture stradali e ferroviarie data l'importanza del commercio di transito nell'economia nazionale. Molti degli sforzi compiuti in campo agricolo vennero però vanificati da un periodo di prolungata siccità nelle province interne del Paese, da tifoni e inondazioni sulla costa e dalla guerra civile degli anni Ottanta del sec. XX. La crisi economica che ne derivò segnò l'abbandono della politica socialista e la svolta in senso liberista: vennero privatizzati i terreni agricoli e incentivata la piccola industria manifatturiera; questo rese possibile la rinegoziazione del pesante debito estero accumulato. L'adesione alla Terza Convenzione di Lomé e l'entrata nel FMI (1984) aprirono la strada agli aiuti internazionali: gli organismi internazionali continuarono però a nutrire forti preoccupazioni per lo stato di illegalità dilagante nel Paese e solo con la conclusione della guerra civile (1992) e con l'adesione al Commonwealth (1997) per il Mozambico poté iniziare una fase di crescita economica. Il PIL cresce con un incremento annuo del ca. 6% (9.654 ml $ USA nel 2008), sopratutto grazie all'esportazione dell'alluminio. Nonostante questo il Mozambico rimane comunque un Paese estremamente povero con un PIL pro capite di appena 465 $ USA, un debito estero considerevole e fortemente dipendente dagli aiuti internazionali.

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

La produttività del settore primario è bassa: l'agricoltura interessa ca. l'80% della popolazione attiva, benché arativo e colture arborescenti occupino poco più del 5% della superficie territoriale. Prevale nettamente una modesta attività di pura sussistenza, che si incentra sulla coltivazione della manioca, dei cereali (mais, sorgo, riso, frumento ecc.), nonché delle patate e di altri prodotti orticoli. Le colture più remunerative rimangono però quelle di piantagione, rappresentate principalmente dall'anacardio (che fornisce le noci di acajù), dalla canna da zucchero, dal cotone, dal tè, dall'agave sisalana ecc.; un certo rilievo hanno anche gli agrumi, le banane, alcune oleaginose (arachidi, ricino, girasole), il tabacco e la palma da cocco, frequente nella fascia costiera. § Le risorse forestali, nonostante l'indiscriminato sfruttamento del periodo coloniale, sono ancora ricche; le essenze più pregiate sono il cosiddetto mogano rhodesiano, l'ebano rosso e il cedro di Mlanje. § Un settore che è stato drammaticamente colpito dalla crisi seguita all'indipendenza è quello zootecnico: prevalgono i bovini; seguono caprini, ovini, e suini. § Uno sforzo notevole è stato dedicato allo sviluppo della pesca, in precedenza trascurata nonostante il rilevante potenziale ittico; il pescato annuo è in buona parte rappresentato da gamberi, largamente esportati. In governo nel primo decennio del Duemila si è impegnato nelle costruzione di impianti per la trasformazione e conservazione del pescato.

Economia: risorse minerarie e industria

L'industrializzazione del Paese, che ha tuttora basi estremamente fragili, è dotata di un buon potenziale di sviluppo. I settori meglio rappresentati sono quello delle industrie legate alla trasformazione dei prodotti agricoli locali: manifatture di tabacco, cotonifici, oleifici, zuccherifici, birrifici, impianti per la lavorazione delle noci di acajù, complessi molitori ecc; Sono presenti inoltre raffinerie che lavorano il petrolio d'importazione, acciaierie e importante risulta essere il settore chimico, che produce fertilizzanti e acido solforico. § Le risorse minerarie appaiono cospicue, benché manchi tuttora un loro adeguato sfruttamento, anche a causa del mancato sviluppo del sistema dei trasporti. Si estraggono carbone, bauxite, oro, rame, fluorite, uranio, pietre preziose, gas naturale, che viene esportato anche in Sudafrica attraverso un gasdotto di 900 km, minerali di ferro (nella provincia di Tete). Grazie al colossale impianto di Cahora Bassa (pur gravemente danneggiato dalla guerriglia) sul fiume Zambesi, il Mozambico è divenuto un importante produttore ed esportatore di energia elettrica.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Il commercio, sia interno sia internazionale, ha registrato una pesante battuta di arresto; per quanto riguarda gli scambi con l'estero (principale partner sono gli Stati Uniti), la bilancia commerciale è cronicamente e gravemente deficitaria. Le esportazioni sono rappresentate da canna da zucchero, cotone e palma da cocco; le importazioni riguardano prevalentemente macchinari e mezzi di trasporto, petrolio, prodotti industriali. L'indebitamento estero ha raggiunto proporzioni impressionanti, ammontando a 8208 ml $ USA (1998): nel 2006 era a 5121 ml $ USA. § L'andamento delle vie di comunicazione, in specie delle ferrovie, riflette la funzione loro affidata dai portoghesi, quella cioè di raccordo tra l'Oceano Atlantico e i vari Paesi interni, particolarmente il Malawi e lo Zimbabwe (l'ex Rhodesia). Sono presenti le tipiche arterie di penetrazione, che le potenze coloniali hanno tracciato un po' in tutta l'Africa, mentre mancano collegamenti organici tra i principali centri del Mozambico stesso. Sono in via di realizzazione tre grandi infrastrutture di trasporto: il Maputo Corridor tra Maputo e Johannesburg; il Breira Corridor, tra Breira e Harare; l'asse Nacala-Lusaka. Accanto alla rete ferroviaria, che si sviluppa per ca. 3100 km (2005), non meno carente è quella stradale (30.400 km nel 1999); gli aeroporti principali si trovano a Maputo, Beira, Quelimane e Nampula. § Il turismo è in crescita. Le mete principali sono le spiagge e i grandi parchi nazionali, tra i quali il Great Limpopo Transfrontier Park, in comune con Sudafrica e Zimbabwe, inaugurato nel 2006.

Storia: la colonizzazione portoghese

Sin dal sec. VII gli Arabi si stabilirono nell'isoletta di Mozambico e a Sofala per controllare il commercio dell'oro che affluiva dall'interno. Nel sec. X un'emigrazione persiana proveniente da Shirazi si insediò a Kilwa dominando le città costiere, ma nel 1498, al tempo del viaggio di Vasco da Gama, tale supremazia era in declino; ne approfittarono i Portoghesi per sottomettere tutta la costa. Essi cercarono anche di arrivare alle miniere d'oro, ma le spedizioni all'interno furono infruttuose anche per l'ostilità del grande regno indigeno Karanga del Monomotapa. L'aiuto prestato dai Portoghesi a Gatsi Rusere per domare una rivolta interna al Monomotapa consentì loro di migliorare le relazioni, ma l'alleanza fu precaria. Verso la fine del secolo un ex-vassallo del Monomotapa, Changamire, re del Butwa (una delle principali zone aurifere), chiamato in aiuto dal Monomotapa divenne arbitro della situazione attaccando e sconfiggendo anche i Portoghesi. Nel 1752 il Mozambico venne eretto in capitanía geral e staccato dall'Estado da India, ma la crisi della colonia, limitata ormai alle sole piazze costiere e a Sena e Tete sullo Zambesi, continuò. All'inizio dell'Ottocento l'interno fu sconvolto da migrazioni di Bantu sospinti dall'invasione degli Zulu di Chaka. Una schiera di Ngoni devastò la Zambézia stabilendosi poi sopra Tete; un'altra guidata da Soshangane si insediò nel paese di Gaza e nel 1834 assediò Lourenço Marques, saccheggiando Inhambane e Sena. Alla morte di Soshangane (1859) i Portoghesi si inserirono nella lotta per la successione appoggiando Umzila che poi prestò atto di vassallaggio al Portogallo. Con lo Scramble for Africa, Lisbona dedicò più attenzione al Mozambico, progettando anche l'unione con l'Angola, ma si scontrò con l'espansione inglese. Con l'ultimatum del 1890 e col successivo trattato del 1891, la Gran Bretagna bloccò il Portogallo nel Mozambico. Iniziarono da allora lunghe campagne di “pacificazione” per sottomettere le popolazioni non ancora assuefatte al controllo portoghese. Si dovette procedere fino al 1892 contro i prazeros della Zambézia, sorta di feudatari luso-indiani; poi contro Gungunhana, figlio di Umzila, vinto nel 1896 dopo che aveva tentato di giocare sulla rivalità anglo-portoghese. Seguirono sollevazioni tra i Macuas e nel Barué e ancora nella Zambézia fino al 1902. Solo verso il 1915 il Mozambico poté dirsi “pacificato”. Nel 1935 il Paese fu proclamato parte integrante del Portogallo e nel 1951 provincia d'oltremare (Ultramar). Nel 1948 frattanto agitazioni e scioperi avevano messo in fermento la colonia; le repressioni spinsero gli Africani a creare, verso il 1960, le prime associazioni politiche (UDENAMO, MANU e UNAMI) confluite poi nel FRELIMO, il cui leader Eduardo Mondlane fu assassinato a Dar es Salaam nel 1969 da agenti portoghesi. Il FRELIMO occupò e organizzò politicamente vaste zone del Paese nei distretti di Cabo Delgado e di Tete. Dopo il colpo di stato operato dal generale Spinola, il 25 aprile 1974, il nuovo regime di Lisbona dava inizio, con la dichiarazione ufficiale del 27 luglio 1974, al processo di decolonizzazione nelle province africane d'oltremare.

Storia: l'indipendenza

A seguito dei negoziati intrapresi tra gli esponenti del FRELIMO e il governo di Lisbona, il 25 giugno 1975 il Mozambico accedette alla piena indipendenza. Il nuovo presidente dello Stato, Samora Machel, diede vita a un governo di ispirazione marxista impegnato nella soluzione dei gravi problemi che il Paese presentava alla fine della colonizzazione, da quello sanitario, aggravato dal rientro in Portogallo di quasi tutti i medici, ai disordini interni alimentati dagli ex coloni, ai conflitti con la Rhodesia (odierno Zimbabwe) che nel 1976 compì ripetuti bombardamenti aerei nelle zone di frontiera. Nel corso del 1977 il Mozambico rinsaldò i suoi rapporti con Mosca e Pechino e in occasione del Congresso del FRELIMO ribadiva l'adesione del regime al marxismo-leninismo. Le relazioni col Portogallo migliorarono notevolmente dopo il rientro (1977) degli ultimi ex coloni. A metà degli anni Ottanta Machel, dato il pessimo andamento dell'economia, riaprì il Paese ai capitali occidentali per ottenere quegli aiuti che Mosca non poteva fornirgli. Inoltre l'inasprirsi della guerriglia, animata dal gruppo dissidente della RENAMO e finanziata dal Sudafrica, indusse il presidente mozambicano a trattare con Pretoria (1984). In cambio della sospensione degli aiuti di Maputo ai sudafricani neri dell'ANC (African National Congress), il potente vicino si impegnò a tagliare i fondi alla RENAMO, responsabile di grandi danneggiamenti e della formazione di un milione di profughi interni. Tale orientamento pragmatico della politica mozambicana fu confermato alla morte di Samora Machel (in un incidente aereo, nel 1986) dal successore alla carica presidenziale, Joaquim Alberto Chissano (ex ministro degli Esteri), con la sottoscrizione nel 1988 di un accordo con il Sudafrica e il Portogallo per il ripristino della grande diga di Cahora Bassa, mentre l'anno seguente furono avviati trattative e contatti diretti con la guerriglia che portarono a tregue parziali. Dopo che il V Congresso del FRELIMO (1989) decretò l'abbandono formale del marxismo-leninismo quale esclusivo riferimento ideologico, il 30 novembre 1990 l'introduzione di una nuova Costituzione pose fine al sistema a partito unico: il nome dello Stato divenne contestualmente quello di Repubblica di Mozambico, perdendo la qualifica di “popolare”. Negli anni Ottanta si intensificarono fortemente i rapporti con i Paesi occidentali, e in particolare con gli Stati Uniti, pronunciatisi a favore della generalizzata cessazione degli aiuti alla RENAMO e giunti a concedere ingenti aiuti economici al Mozambico. Emblematica del cambiamento avvenuto fu anche la visita di papa Giovanni Paolo II (1988). Nei primi anni Novanta, dopo lunghe trattative svoltesi, con la mediazione italiana, tra il governo del Mozambico e la RENAMO si giunse alla firma di un accordo di pace (Roma, 4 ottobre 1992). Una conferenza riunitasi a Roma nel dicembre dello stesso anno e alla quale parteciparono oltre trenta Paesi, deliberò la concessione al Mozambico di ingenti aiuti economici, mentre il Consiglio di Sicurezza dell'ONU decise l'invio nel Paese di un contingente di Caschi blu incaricato di sorvegliare l'applicazione degli accordi e sovrintendere alla smilitarizzazione delle fazioni in lotta. Nell'ottobre 1994 si tennero le prime elezioni politiche e nel dicembre successivo le prime per eleggere il presidente della Repubblica. Il responso delle urne confermò alla presidenza J. Chissano, che ottenne il 53% dei voti e un'analoga maggioranza permetteva al FRELIMO di conquistare la maggioranza (44,3% contro il 37,7% della RENAMO). Nonostante le vivaci proteste dell'opposizione, il presidente Chissano venne riconfermato anche nel 1999. Nei primi mesi del 2000 il Paese venne devastato da gravissime inondazioni dovute al passaggio sul Mozambico del ciclone Eline. Armando Guebuza nuovo candidato del FRELIMO, dopo che Chissano aveva deciso di non ricandidarsi, vinse le elezioni presidenziali alla fine del 2004, nonostante le accuse di brogli dell'opposizione; Luisa Diogo divenne primo ministro. Nel 2009 Guebuza era riconfermato presidente e il FRELIMO vinceva le elezioni legislative, rafforzando la sua presenza in parlamento. Nel 2013 la RENAMO, incapace di costituire un'opposizione efficace al governo, riprendeva le attività di guerriglia e denunciava il trattato di Roma del 1992.

Cultura: generalità

Le tradizioni artistiche del Mozambico sono ricche e molto vive, nonostante decenni di colonialismo e guerra civile. La musica tradzionale è detta marrabenta; gli strumenti tipici sono quelli a fiato (lupembe) e una sorta di xilofono (timbila). Una delle danze tradizionali più note dell'Ihla de Mozambique e della costa settentrionale è il tufo. Si tratta di una danza lenta di origine araba, eseguita solitamentre solo da donne. Tra le danze eseguite con le maschere particolarmente famosa è quella dei makonde detta mapiko; un uomo con una gigantesca maschera e completamente nascosto da stoffe rappresenta un morto che torna nel mondo dei vivi per spaventare donne e bambini. La danza viene eseguita seguendo un ritmo particolare battuto su tamburi tradizionali. La cucina mozambicana mescola apporti portoghesi, africani e indiani; la cassava accompagna l'ottimo pesce: una specialità locale è infatti la matapa, cassava condita con salsa di arachidi che accompagna dei gamberi. L'unico sito patrimonio dell'umanità dell'UNESCO è l'Ihla de Mozambique (2001): vi sorge la città fortificata omonima, risalente al XVI secolo, antica tappa portoghese lungo la rotta per l'India.

Cultura: letteratura

Il movimento letterario segue la formazione e l'evoluzione di una coscienza etnica e nazionale. Negli anni Trenta del Novecento il poeta Rui de Noronha (1909-1943) espresse timidamente i conflitti suscitati dalla situazione coloniale, ma, nonostante la fede nel risveglio dell'Africa, era ancora lontano da una completa identificazione con la sua gente. Essa si determinò più tardi, dopo che i giornalisti Joao Albasini ed Estácio Dias, fondatori del settimanale Obrado africano (Il grido africano), realizzarono una maggiore presa di coscienza dei problemi dei neri nella società coloniale. Verso gli anni Cinquanta, un gruppo di studenti e di intellettuali, che faceva capo al “Centro di Studi Africani” di Lisbona pubblicava un Quaderno di poesia nera di espressione portoghese (1953), reagendo contro l'immagine lusitana dell'“uomo negro”, e si avviava verso l'affermazione nazionale. Si tratta di José Craveirinha (1922-2003), Marcelino dos Santos (n. 1929) e Noémia de Sousa (1926-2002), la cui poesia di protesta cantò la vita quotidiana e le gesta degli africani. Nello stesso periodo Joao Dias (1926-1949) rivela un talento narrativo di alto livello e un anelito di giustizia e di libertà in uno straordinario libro di novelle, Godido e outros contos (1952). Negli anni Sessanta alcuni scrittori bianchi, come i poeti Rui Knopfli (1932-1997), Virgílio de Lemos (n. 1929) e Rui Nogar (1932-1993), solidarizzano con la causa dei neri e tendono a creare una letteratura nazionale, con temi e stili propri, che fanno appello al linguaggio parlato. La letteratura evidenzia la protesta sociale e le rivendicazioni nazionalistiche. Vari scrittori subiscono il carcere o scelgono l'esilio. Il rifiuto del sistema coloniale appare nell'opera del migliore prosatore mozambicano, L. B. Honwana (n. 1942), col romanzo Nos Matámos o Cao Tinhoso (1964; Uccidemmo il cane rognoso) e di Orlando Mendes (1916-1990). La poesia accoglie i ritmi delle melodie popolari e fa sovente appello alla fraternità della lotta. Essa diviene sempre più politica, militante, quando, nel 1961, riprende la lotta armata. Sérgio Vieira (n. 1941), Jorge Rebelo (n. 1940) e Armando Guebusa (n. 1944) esaltano la lotta e realizzano la coincidenza dell'impegno nazionalista con quello poetico. È una poesia di circostanza, che tuttavia crea una lingua nuova, attraverso l'immissione nelle strutture portoghesi dei ritmi delle lingue africane. Dopo l'indipendenza, la letteratura ha subito nuovi influssi (scrittori brasiliani e angolani), ha trattato in prevalenza il tema della guerra anticoloniale ma ha descritto anche la vita quotidiana. Intorno alla rivista letteraria Charrua (Aratro) si riuniscono scrittori più giovani che, pur non avendo conosciuto la guerriglia, ne seguono la linea ideologica. Oltre ai poeti già noti, citiamo L. C. Patraquim, H. Muteia, B. Nuno, A. Artur, J. Bucane, E. White. Fra i narratori è emerso Mia (António Emílio Leite) Couto (n. 1955), che domina i circoli letterari del paese; fra le sue opere tradotte anche in italiano, Terra soñambula (1992; Terra sonnambula), Um rio chamado tempo, uma casa chamada terra (2002; Un fiume chiamato tempo, una casa chiamata terra). Altro scrittore che si inserisce pienamente nell'onda postcoloniale è Ungulani Ba Ka Khosa (n. 1957), divenuto famoso con la sua opera prima Ualalapi (1987). Poeti importanti sono invece Eduardo White (n. 1963) e Heliodoro Baptista (n. 1944). Tra le figure femminili spiccano Lilia Momplé (n. 1935), e Paulina Chiziane (n. 1955), che con il suo romanzo Balada de Amor ao Vento, uscito nel 1990, è stata la prima scrittrice mozambicana a pubblicare un libro.

Cultura: arte

La migliore produzione artistica è dovuta alla più settentrionale delle tre grandi aree etnografiche in cui può essere diviso il Mozambico, e in particolare ai makonde. Gli scultori makonde tendono ad accentuare lo stile naturalistico delle loro maschere e delle loro statuette, con una caratteristica abilità nel rendere in maniera sensuale la carne umana. Nelle statuette femminili, che in passato avevano certamente funzioni cultuali, sono riprodotti i tatuaggi e il tipico piattello inserito nel labbro inferiore. Nella parte meridionale del Paese per le sculture si utilizza il legno di sandalo. Legato all'arte contemporanea è lo scultore R. Nkatunga (n. 1951), i cui lavori testimoniano aspetti differenti della vita rurale. Il più famoso artista mozambicano, noto a livello internazionale, è Malangatana Valente Ngwenya (n. 1936), conosciuto comunemente solo come Malangatana; famoso principalmente per i suoi dipinti, si è dedicato anche alla scultura e alla pittura di murales.

Bibliografia

Per la geografia

R. von Gersdorff, Moçambique, Bonn, 1958; O. Boléo, Moçambique, Lisbona, 1961; F. P. Marjay, Moçambique, Lisbona, 1963; H. R. Chilcote, Portuguese Africa, Englewood Cliffs, 1967; L. Caballero, Mozambique: Food and Agricolture Sector, Uppsala, 1984.

Per la storia

A. Isaacman, Mozambique: The Africanization of an European Institution, the Zambesi Prazos, 1750-1902, Madison, 1972; G. Papagno, Colonialismo e feudalesimo: la questione dei Prazos da Coroa nel Mozambico alla fine del secolo XIX, Torino, 1972; G. Houser, H. Shore, Mozambique: Dream the Size of Freedom, New York, 1975; T. H. Henriksen, Mozambique: a History, Londra, 1978; G. Baraldi, Mozambico: quale indipendenza, Milano, 1979; G. Morosini, Il Mozambico indipendente: stato, partito, ideologia, 1975-1980, Milano, 1984; M. Cahen, Mozambique: la révolution implosée: étude sur 12 ans d'indépendance (1975-1987), Parigi, 1987.

Per la letteratura

E. Simoes, Panorámica da literatura ém Moçambique, Lisbona, 1955; R. Hamilton, Voices from an Empire: A History of Afro-Portuguese Literature, Minneapolis, 1975; M. Ferreira, Literaturas africanas de expressao portuguesa, vol. II, Lisbona, 1977; R. Hamilton, Literatura africana literatura necesaria, Lisbona, 1984.

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