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Muromachi

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Definizione

Nome di un quartiere di Kyōto, dove fu trasferita la capitale durante lo shogunato Ashikaga, dal quale deriva la denominazione di un periodo della storia (1392-1573) e dell'arte (1333-1573) giapponesi.

Arte

In questo periodo l'arte giapponese sviluppò e portò a compimento, sull'influenza dello spiritualismo zen e del preciso gusto della casta militare al potere, quei caratteri estetici ampiamente manifestati nell'arte del precedente periodo di Kamakura. Nell'architettura prese consistenza il nuovo stile shoin-zukuri, favorito dalla decadenza generale e dall'impoverimento della lussuosa architettura shinden-zukuri, la cui progressiva semplificazione delineò e suggerì il modello delle abitazioni dei samurai tipiche del periodo Muromachi. Queste sono caratterizzate dall'impiego dei divisori scorrevoli interni (fusuma) e dal tipico ambiente destinato a luogo di incontri (kaisho), evidenziato dalle nicchie toko e kana per appendervi il kakemono (pittura su rotolo verticale) e disporre suppellettili decorative, provvisto di un gabinetto di lettura, specie di veranda (shoin). Intensa fu l'attività dell'architettura religiosa nella costruzione di nuovi templi del buddhismo zen, il cui stile informò anche i santuari di altre sette buddhistiche (Kondō – o Sala principale – del Tempio di Kanshin nella prefettura di Ōsaka, 1375; pagoda a cinque piani del tempio Kōfuku presso Nara, 1426, ecc.). Grande importanza fu attribuita alla disposizione del giardino, ripristinando così una pratica che risaliva già al periodo Heian; notevole impulso ebbe la scultura per un ampio uso dell'ornamentazione, determinato da influenze dell'arte cinese Yüan e Ming. Significative espressioni della scultura Muromachi sono le statue (quattro) degli Shitennō (eseguite intorno al 1355 da Junkei, Kankei e Kozen) e la scultura di Fudō-Myōō (opera di Shunkei, 1380) tutte nell'Hōryu-ji presso Nara. Oltre alle tipiche “sculture-ritratto” di monaci importanti (Daitō Kokushi) nel tempio di Daitoku a Kyōto, notevoli sono le maschere scolpite per il teatro . Nella pittura si affermarono gli artisti della scuola Tosa, al servizio del governo militare e della corte imperiale, perdurando, in tono minore, i caratteri della pittura tradizionale Yamato-e. Importanti centri di produzione pittorica furono i complessi monastici dove fiorì l'arte dei monaci-artisti zen (gasō), che praticarono la tecnica di pittura a inchiostro (suiboku-ga) per dipingere paesaggi (sansui-ga), esaltanti immagini di personaggi zen (dōsaku-ga), temi fiori e uccelli (kacho-ga) e ritratti (chinshō). Importante monaco-artista fu Tenshō Shūbun (approfondito conoscitore di pittura cinese), il cui stile fu ripreso da molti altri e in particolare da Sōtan e Sesshu. Altri pittori celebri di quest'epoca furono Kanō Masanobu e i figli Motonobu e Yukinobu, Sesson Shūkei, Nōami, Geiami e Sōami. Fiorirono inoltre le scuole artistiche della lacca, della lavorazione dei metalli (soprattutto nella produzione delle armi) e altre categorie delle arti applicate.