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Nàpoli (provìncia)

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provincia della Campania, 1171 km², 3.083.060 ab. (stima 2007), 2636 ab./km², capoluogo: Napoli. Comuni: 92. Sigla: NA.

Generalità

È la meno estesa, ma anche la più popolosa e la più densamente abitata fra le province della regione, primato, quest'ultimo, che detiene anche a livello nazionale. Si affaccia a W e a SW nel mar Tirreno ed è delimitata dalle province di Caserta, Benevento, Avellino e Salerno. Appartengono al territorio provinciale le isole di Ischia, Procida e Capri. Fortemente polarizzata sul capoluogo regionale, che fu a lungo la capitale del più importante stato preunitario italiano, deve il suo assetto proprio all'area metropolitana napoletana, che rimane la caratteristica saliente della provincia, e al rapporto, a volte conflittuale, con il suo intorno.

Territorio

Rientrano nel territorio provinciale, comprendente rilievi di diversa origine e un'ampia porzione di pianura: l'apparato vulcanico del sistema Vesuvio-monte Somma (rispettivamente 1281 m e 1132 m); la regione pure vulcanica dei Campi Flegrei, che si spinge verso il mar Tirreno e trova la propria estensione nelle antistanti isole vulcaniche di Ischia e Procida, che chiudono a N il golfo di Napoli; brevi tratti dei primi contrafforti calcarei dell'Appennino Campano; la sezione nordoccidentale dei monti Lattari, protesi nella Penisola Sorrentina e costituiti da rocce calcaree e dolomitiche del Giurassico e del Cretaceo; l'isola di Capri, che rappresenta la diretta prosecuzione morfologica e litologica della Penisola Sorrentina e che chiude a S il golfo di Napoli; e ampi tratti di pianura fertile e ben coltivata, che si stendono intorno al Vesuvio e alle spalle dei Campi Flegrei. I principali corsi d'acqua sono il Sarno, che interessa il territorio provinciale solo con il suo tratto terminale, i Regi Lagni, che scorrono soprattutto in provincia di Caserta, e il Sebeto, che attraversa il territorio tra il Vesuvio e i Campi Flegrei. Presso Napoli si trovano i piccoli laghi costieri di Patria e del Fusaro, e quello vulcanico di Averno. Le maggiori emergenze ambientali riguardano l'eccessiva concentrazione edile e abitativa, che, specie nell'area metropolitana napoletana, provoca inquinamento atmosferico, delle acque superficiali e di quelle marine. Inoltre, sebbene il Vesuvio, in fase di quiescenza, sia ben monitorato e siano stati predisposti appositi piani d'evacuazione, tale densità residenziale renderebbe molto pericolosa una sua eventuale fase parossistica. Di media entità è, infine, il rischio sismico. Nonostante l'esiguità e la profonda umanizzazione del territorio provinciale, vi sono stati istituiti il Parco Nazionale del Vesuvio, il Parco Regionale del Partenio, e alcune aree protette, tra cui la Riserva Naturale Cratere degli Astroni, e due riserve marine (Punta Campanella; Baia e Gaiola). Il clima è tipicamente mediterraneo, con modeste escursioni termiche, inverni miti e piovosi ed estati ventilate e non troppo calde. Variazioni climatiche presentano i rilievi più elevati, che hanno temperature più basse e più abbondanti precipitazioni atmosferiche. Il territorio è fittamente popolato: l'area dove maggiore è l'addensamento demografico è la fascia costiera tra Pozzuoli e Castellammare di Stabia; le zone meno abitate, ma pur sempre con densità superiore ai 150 ab./km², sono quelle alla periferia del Piano Campano e sul versante occidentale dei monti Lattari. Il tasso di accrescimento della popolazione, pari all'1,5% annuo fra il 1936 (quando la provincia contava 1.735.000 abitanti) e il 1951, pur avendo dovuto scontare gli eventi bellici, si è mantenuto sostanzialmente inalterato sino alla fine degli anni Sessanta del sec. XX, per effetto della forte natalità e nonostante un saldo migratorio negativo, in cui i trasferimenti verso le regioni del Nord o l'estero avevano finito per eccedere i flussi provenienti soprattutto dalle altre province campane. Dagli anni Settanta del sec. XX, il ritmo di crescita è rallentato (0,9% annuo), per gli evidenti effetti di congestione dell'area metropolitana di Napoli, in pratica estesa all'intera provincia e oltre, fino ad annullarsi quasi nel decennio successivo (0,2% annuo) e a diventare negativo negli anni Novanta del sec. XX (-0,2% annuo). La concentrazione demografica, eccessiva per le locali risorse economiche, ha comunque creato grossi problemi d'ordine sociale, che il sisma del 1980 ha ulteriormente aggravato. I centri principali, dopo il capoluogo, sono Torre del Greco, Pozzuoli, Castellammare di Stabia e Portici, lungo la costa; Giugliano in Campania, Casoria e Afragola, all'interno. In realtà è ormai difficile distinguere i diversi centri affacciati sul golfo di Napoli o allineati lungo le principali direttrici di traffico fino a Caserta e Salerno, che costituiscono un'unica grande area urbana in grado di polarizzare non solo la provincia, ma tutta la regione e ampie fasce di territorio extraregionale. Il ruolo di cardine rivestito dall'area napoletana spiega l'ampiezza della sua rete viaria, impostata sui nodi di Napoli e di Nola. Principale via di comunicazione è l'Autostrada del Sole (A1), che collega Milano a Napoli, proseguendo verso il Sud con la A3, che, passando per Salerno, arriva fino a Reggio di Calabria. Su questa direttrice si innesta la A16 che unisce il capoluogo campano a Canosa, in Puglia, dove si salda alla A14 Adriatica (Bologna-Taranto), costituendo uno dei principali collegamenti fra la parte tirrenica e la parte adriatica della penisola italiana. Per alleviare la congestione del traffico nell'area del capoluogo, da cui si dipartono a raggiera numerose strade, è stata costruita una bretella autostradale tra Caserta e Salerno, la A30, che unisce i due rami della A1 e della A3 tagliando fuori Napoli. Questa, messa in comunicazione con il Nord dalla linea ad alta velocità, è anche un importante nodo ferroviario per quanto riguarda soprattutto i collegamenti tra Roma e il Sud, mentre il suo porto è il primo su scala nazionale per il numero di passeggeri e il principale, a livello regionale, per i traffici commerciali. A completare il quadro dei trasporti va segnalato l'aeroporto di Napoli Capodichino con oltre 4 milioni di passeggeri all'anno (2002).

Economia

La provincia di Napoli rappresenta, per quanto riguarda la ripartizione delle attività economiche, un caso esemplare di quel conflitto per l'utilizzo del territorio, che caratterizza spesso aree a elevato tasso di urbanizzazione. Grazie alla mitezza del clima, alla fertilità dei terreni di origine vulcanica, alla presenza di notevoli risorse idriche e alla vicinanza del vasto mercato urbano di Napoli e del suo hinterland, l'agricoltura ha goduto di condizioni di sviluppo eccezionali, con l'affermarsi di colture intensive e redditizie. Ma l'espansione delle aree edificate, degli spazi destinati alla rete viaria e di quelli utilizzati per i servizi hanno drasticamente ridotto la superficie coltivabile, così come hanno accentuato la tendenza, già presente, all'eccessivo frazionamento fondiario. Rimane, comunque, una delle risorse fondamentali per i comuni meno industrializzati dell'interno, dove si producono in prevalenza frutta, ortaggi (tra cui il pomodoro San Marzano DOP) e cereali, spesso in stretta connessione con il mercato e con l'industria conserviera. Dopo il precoce arresto del processo di industrializzazione che ha interessato la provincia in seguito all'Unità d'Italia, il settore secondario è tornato a svilupparsi nel secondo dopoguerra, favorito anche dai notevoli investimenti delle aziende a partecipazione statale e di quelle private, nonché dalla politica creditizia di alcuni enti di finanziamento, tra cui in primo luogo la Cassa per il Mezzogiorno. L'industria, la cui area di maggior concentrazione corrisponde alla periferia di Napoli e alla fascia costiera tra Pozzuoli e Castellammare di Stabia, e che alterna ricorrenti fasi di crisi (come la chiusura dello stabilimento siderurgico di Bagnoli, nel 1990) a fasi di espansione, è attiva con numerosi impianti che operano nei settori meccanico, automobilistico, cantieristico, petrolchimico, chimico, farmaceutico, alimentare e conserviero (distretto industriale di Nocera Inferiore-Gragnano), tessile e dell'abbigliamento (distretti industriali di Grumo Nevano-Aversa-Trentola Ducenta e di San Giuseppe Vesuviano), del tabacco, delle pelletterie e dei materiali da costruzione. Le attività industriali non riescono, comunque, a scongiurare ricorrenti crisi occupazionali, che si traducono in seri problemi sociali e in flussi migratori dalla provincia verso altre regioni d'Italia. Per quanto riguarda il terziario, rilevanti sono le attività amministrative, culturali (legate principalmente all'antica università, ma anche ad altre istituzioni di tipo universitario) e commerciali, legate principalmente al porto, mentre lo sviluppo turistico che ha risentito negativamente dell'inadeguatezza delle attrezzature ricettive, ha superato la fase di crisi puntando su di un turismo di provenienza internazionale. Oltre a Napoli e alle isole, i centri di maggiore richiamo sono Pozzuoli, Pompei, Ercolano, Sorrento, Castellammare di Stabia, Massa Lubrense, Bacoli, Vico Equense, Lacco Ameno e Casamicciola Terme.