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Nènni, Piètro

uomo politico italiano (Faenza 1891-Roma 1980). Segretario (1911) della Camera del Lavoro di Forlì, nel 1913 diresse ad Ancona il settimanale Lucifero e l'anno successivo fu tra i protagonisti della Settimana Rossa. Interventista democratico rivoluzionario, partecipò alla I guerra mondiale e nel 1919 fondò con altri i fasci di combattimento di Bologna dai quali peraltro si staccò non appena (1920) intuì l'essenza reazionaria e violenta del fascismo. Iscrittosi al Partito Socialista Italiano (1921), collaborò con l'Avanti!, divenendone l'anno successivo redattore capo e guidando la polemica del giornale contro l'ipotesi di fusione con i comunisti. Insieme con C. Rosselli (1926), diede vita al settimanale repubblicano-socialista Quarto Stato di cui uscirono trenta numeri. Emigrato in Francia per evitare le persecuzioni fasciste, fu dirigente della Concentrazione antifascista e poi segretario generale del ricostituito PSI (1930) e nel 1934 firmò il patto di unità di azione con i comunisti. Membro del Comitato esecutivo dell'Internazionale socialista dal 1931 al 1939, fu tra i protagonisti della guerra civile di Spagna. Confinato dal regime di Vichy, nel 1943 fu arrestato dalla Gestapo e confinato a Ponza dai fascisti. Ritornato alla segreteria del partito alla caduta del regime, dopo la Liberazione fu vicepresidente del Consiglio e ministro per la Costituente con Parri e con De Gasperi (1945-46) e quindi ministro degli Esteri (1946-47). Dopo la scissione di palazzo Barberini (gennaio 1947), continuò a sostenere nettamente l'unità di azione con i comunisti insieme ai quali affrontò le elezioni del 1948, ma dal 1951 iniziò una lenta evoluzione verso posizioni più autonome che portarono il partito da lui guidato prima alla cosiddetta “alternativa socialista” e poi all'“apertura a sinistra”. Vicepresidente del Consiglio nei governi presieduti da Moro dal 1963 al 1968, fu ministro degli Esteri con Rumor (1968-69); nel 1966 fu acclamato presidente del Partito socialista nato dall'unificazione fra PSI e PSDI, ma con la nuova scissione (1969) abbandonò tale carica e si mise parzialmente in disparte. Deputato alla Costituente e poi in tutte le legislature della Repubblica, nel 1970 fu nominato senatore a vita. Tra i suoi scritti: Lo spettro del comunismo (1914-1921) (1921), Storia di quattro anni (1919-1922) (1927, ristampata con il titolo Il diciannovismo, 1963), Pagine di diario (1947), Dal Patto Atlantico alla politica di distensione (1953), Dialogo con la sinistra cattolica (1954), Taccuino 1942 (1955), La battaglia socialista per la svolta a sinistra (1958-1963) (1963) e Tempo di guerra fredda. Diari (1943-56) (postumo, 1981).

Bibliografia

G. Bocca, Nenni quarant'anni dopo, Firenze, 1964; D. Susmel, Nenni e Mussolini. Mezzo secolo di fronte, Milano, 1969; M. G. D'Angelo Bigelli, Nenni, dalle barricate a Palazzo Madama, Milano, 1971; G. Spadolini, Nenni sul filo della memoria, Firenze, 1982.