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Nùoro (città)

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capoluogo della provincia omonima, 549 m s.m., 192,27 km², 36.497 ab. secondo una stima del 2007 (nuoresi), patrono: Madonna della Neve (5 agosto).

Generalità

Città della Sardegna situata a cavallo di una dorsale montuosa che costituisce il prolungamento verso NW del monte Ortobene, nell'alto bacino del fiume Cedrino. Piccolo borgo d'impronta medievale, formatosi a partire da due nuclei individuabili nei rioni di San Pietro, a NE, e di Seuna, intorno al complesso del santuario e della chiesa della Madonna delle Grazie, mutò il proprio aspetto demografico e urbano dall'inizio del Novecento; l'espansione dell'abitato si intensificò dopo il 1927 (quando la città fu eletta a capoluogo di provincia) e dopo la seconda guerra mondiale, con la costituzione di nuovi quartieri moderni dalla struttura regolare verso W, in direzione della stazione ferroviaria, e verso N. È sede vescovile.

Storia

La più antica traccia della presenza umana nel territorio cittadino risale ai sec. VI-VIII, periodo cui si ascrive una tomba a poliandro, cioè contenente i resti di più persone, scoperta nel 1975. Incerte sono le origini della città (anche se i numerosi reperti archeologici della zona fanno supporre la presenza di una fiorente civiltà nuragica), che è citata per la prima volta, con il nome di Nugoro, in documenti dei sec. XI-XII. Passata dal Giudicato di Torres a quello di Arborea (sec. XIV), crebbe di importanza sotto il dominio degli Aragonesi, che la concessero in feudo ai Carroz (sec. XV), e nel periodo spagnolo, soprattutto dalla fine del Cinquecento, quando accolse gli abitanti di Ottana, flagellata dalla malaria. Nel 1617 venne concessa dal re di Spagna Filippo II a Caterina de Silva e incamerata nel Marchesato di Orani; nel 1779, sotto il dominio sabaudo, fu eretta a diocesi. Nel 1836 ottenne il titolo di città. Teatro delle rivolte contro l'Editto delle Chiudende (1820), che metteva fine all'uso comunitario delle terre, dal 1848 al 1859 fu capoluogo di una delle tre circoscrizioni amministrative sarde volute dai piemontesi.

Arte

Il nucleo più antico della città, che sorge intorno al corso Garibaldi e alla cattedrale, mentre l'espansione moderna si è diretta soprattutto lungo via La Marmora (a W), conserva l'aspetto tipico dei centri rurali sardi, con stretti e tortuosi viottoli ciottolati, case basse e semplici muri a secco che racchiudono orti e giardini. La cattedrale di Santa Maria della Neve (1836-54), con facciata neoclassica e due campanili laterali, conserva alcuni pregevoli dipinti, tra cui la Disputa di Gesù fra i dottori, della scuola di Luca Giordano, e, nella parete del presbiterio, un Angelo che piange sul Cristo deposto, opera datata alla prima metà dell'Ottocento. Tra gli altri edifici di culto ricordiamo la chiesa di Santa Croce (fine sec. XVI), con copertura a cupola, che conserva una statua lignea del Cristo flagellato (forse sec. XVII), e quella della Madonna delle Grazie, edificata intorno alla metà del Seicento, con un notevole portale sormontato da un rosone in stile gotico, che pare provenga dalla più antica chiesa di Nuoro, la pieve di Sant'Emiliano, di cui non rimane altra traccia. Nel presbiterio, in seguito a lavori di restauro (sec. XX), sono emersi frammenti di affreschi secenteschi.

Musei

Il Museo Civico Speleo-Archeologico espone materiali paleontologici, naturalistici e archeologici dal Neolitico all'età altomedievale. Il Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde, ubicato in un edificio che riproduce le architetture rurali locali, custodisce costumi, oggetti d'uso quotidiano, utensili da lavoro, strumenti musicali e maschere della tradizione carnevalesca barbaricina. Il Museo Deleddiano, allestito nella casa natale della scrittrice Grazia Deledda (1871-1936), conserva documenti, autografi, l'epistolario, oggetti personali appartenuti all'artista e la riproduzione del diploma di conferimento del premio Nobel per la letteratura, assegnatole nel 1926. Il Museo d'Arte di Nuoro espone numerose opere di artisti sardi del Novecento.

Economia

Di antica tradizione agro-pastorale, Nuoro è divenuta anche un notevole centro amministrativo e commerciale, punto di riferimento per l'intera provincia. Nell'agricoltura domina la produzione di cereali, ortaggi, frutta, olive e uva (celebri sono i vini cannonau, monica, vermentino e moscato di Sardegna DOC); molto importante è il patrimonio zootecnico (ovini, bovini e suini). L'industria, con stabilimenti di piccole e medie dimensioni, opera nei settori alimentare, meccanico, chimico, tessile, elettrico, dei materiali da costruzione e dell'abbigliamento. È diffusa la lavorazione artigianale delle fibre tessili (arazzi, tappeti e ricami), dei cestini intrecciati, dei metalli (ferro, argento e oro), della ceramica, del legno, del cuoio e della pelle. È discreto il flusso turistico.

Curiosità e dintorni

Nuoro diede i natali al poeta Sebastiano Satta (1867-1914) e al giurista e romanziere Giovanni Salvatore Satta (1902-1975). Negli immediati dintorni della città sorgono il santuario della Madonna di Valverde (sec. XVII), notevole esempio di chiesa campestre, e la moderna chiesetta della Solitudine (eretta nella metà del sec. XX su una costruzione secentesca), nei cui pressi è sepolta la scrittrice Grazia Deledda. Nei dintorni sorge anche il complesso nuragico di Noddule, con i resti di un nuraghe, di alcune capanne circolari e il pozzo sacro, l'elemento meglio conservato. Quest'ultimo è formato da una camera d'ingresso circolare, cui ne segue una rettangolare con sedili laterali e, sul muro, una piccola cella. Sul monte Ortobene sorge la chiesetta di Nostra Signora di Montenero (1608), dinanzi alla quale è la statua bronzea del Redentore, inaugurata nel 1901; da allora, alla fine di agosto, qui si celebra la Festa del Redentore, una delle più sentite e importanti manifestazioni folcloristiche della Sardegna, caratterizzata da costumi, danze e musiche tradizionali.