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Natsume, Sōseki

scrittore giapponese (Tōkyō 1867-1916). Tra i più illustri nomi della letteratura giapponese moderna, Natsume (il cui vero nome era Kinnosuke) approdò al romanzo piuttosto tardi. Apprezzato studioso di letteratura inglese, nel 1900 venne inviato dal governo giapponese a Londra per un soggiorno triennale di perfezionamento durante il quale raccolse il materiale per l'elaborazione di tre interessanti studi critici che sarebbero apparsi nel 1903, 1907 e 1910. Al ritorno in patria fu chiamato a sostituire il famoso Lafcadio Hearn (noto ai Giapponesi anche col nome di Koizumi Yakumo) alla cattedra di letteratura inglese dell'Università di Tōkyō. Al 1905-06 risale la stesura del primo racconto, Wagahai wa neko de aru (Io sono un gatto) che ottenne subito il favore del pubblico. Seguì un periodo di attività intensa, senza respiro, che vide lo scrittore impegnato a sperimentare generi e stili. Nascevano uno dopo l'altro sette racconti fantastici riuniti poi sotto il titolo Yōkyoshū (Racconti sospesi nel vuoto), Bocchan (Il signorino), Kusamakura (Guanciale d'erba) e Nihyakutōka (Il giorno del tifone). Nel 1907 lo scrittore rinunciava alla carriera universitaria per dedicarsi solo alla letteratura. Yume jūya (1908; I sogni di dieci notti) è composto di dieci brevi racconti complessi e inquietanti dove sogni e incubi sono lo specchio degli aspetti più tormentati della psiche umana. Soseki pubblicò quindi la cosiddetta “prima trilogia”, Sanshirō (Sanshirō), Sore kara (E poi) e Mon (Il portale), opere che analizzano con lucidità e pessimismo la solitudine dell'individuo nel mondo moderno, e l'impossibilità di trovare un significato alla propria esistenza. Gli stessi temi sarebbero stati ulteriormente elaborati nella cosiddetta “seconda trilogia”, composta da Higan sugi made (1912; Fin dopo l'equinozio), Kōjin (1913; I viandanti) e Kokoro (1914; Anima).L'ultimo romanzo, Meian (Luce e ombra) rimase incompiuto per la morte dello scrittore. La caratteristica più importante di questo autore fu la continua ricerca di un colloquio sensato con la società nella quale viveva e di un linguaggio che facesse del romanzo un vero e proprio sistema di comunicazione. Fu forse il primo a staccarsi da ogni influsso occidentale e a trovare una via al romanzo giapponese.

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