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Nazim Hikmet

poeta turco (Salonicco 1902-Mosca 1963). Entrato giovanissimo nella lotta politica, grazie alla protezione di Kemāl Atatürk si recò a Mosca, dove frequentò un corso di sociologia presso l'Università dei popoli d'Oriente. Gli incontri con Esenin e Majakovskij furono determinanti per lo sviluppo della sua poesia, che, dalle prime composizioni di struttura classica e di argomento patriottico (Anatolia, 1922), passò a forme d'avanguardia, di contenuto decisamente rivoluzionario. Tornato in patria nel 1928, si dedicò al teatro, al cinema e al giornalismo; nel 1938, per propaganda comunista nell'esercito, fu condannato a 28 anni di carcere. Liberato nel 1950, per le pressioni di un comitato fondato da T. Tzara, visse in esilio a Mosca fino alla morte. Nella sua produzione poetica si distinguono due fasi: la prima, che coincide con l'attività politica clandestina, è caratterizzata dall'espressione scarna e concisa e da una vibrante e tesa musicalità; la seconda, che corrisponde agli anni della prigionia e dell'esilio, segna un ampliarsi dell'orizzonte poetico dal tono epico a quello elegiaco, dalla memoria del passato alla fede nel futuro (Lettere dal carcere, 1950; Panorama umano, 1950; Il duro mestiere dell'esilio, 1958). Rimangono costanti in Nazim Hikmet il rifiuto delle forme letterarie tradizionali di origine araba e persiana ed il profondo legame con il linguaggio popolare. Fra le opere teatrali di Nazim Hikmet si ricorda Ma è poi esistito Ivan Ivanovič? (1956), aspra satira del “culto della personalità”.

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