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Negruzzi, Costache

letterato romeno (Trifesti Vechi, Iasi, 1808-Iasi 1868). Discendente dalla piccola nobiltà moldava, seguì il padre in Bessarabia (1821-23) per sottrarsi ai disordini dell'Eteria e, a Chisinău, conobbe Puškin, che lo iniziò alle bellezze della letteratura popolare e di cui tradusse la novella Lo scialle nero. Di ritorno a Iasi, percorse fino ai più alti gradi la carriera amministrativa (deputato nel 1837 e nel 1842 e, per due volte, sotto il principe Cuza, ministro delle Finanze) ma questa attività non gli impedì di operare energicamente nel campo culturale (letteratura, scuola, teatro) precorrendo e poi assecondando il programma rinnovatore di Dacia Literară (1840). Con Purice lo scudiero (1837), Negruzzi tentava l'epopea di ispirazione nazionale (epoca di Stefano il Grande), ma il suo più grande merito è di aver creato la novella storica con Alexandru Lăpusneanu (1840), che è il suo capolavoro. Ispirandosi a due frammenti delle cronache di Ureche e di Miron Costin, Negruzzi ha realizzato un racconto intenso, che proprio per il suo conciso drammatismo dà rilievo alla potente personalità del protagonista, tratteggiata secondo i canoni del romanticismo e degna di gareggiare, se non fosse prigioniera di una lingua poco conosciuta, con gli eroi del teatro di Shakespeare. La più felice invece delle opere d'ispirazione folclorica è Pâcală si Tîndală (1842), raccolta di motti sagaci e sentenze. Poliglotta, ha arricchito il patrimonio letterario e il repertorio teatrale con innumerevoli traduzioni (le Ballate di V. Hugo, 1845; Les femmes savantes di Molière; I caratteri di Teofrasto e soprattutto le Satire di Antioco Cantemir, 1850). Personalità al limite fra due mondi, ha lasciato un vivace riflesso di questa mentalità, divisa fra conservatorismo patriarcale e progressismo innovatore, nella sua preziosa memorialistica. Nel 1857 Negruzzi raccolse gli scritti sparsi di una lunga attività nel volume Peccati di giovinezza.

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