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Nekrasov, Nikolaj Alekseevič

poeta e giornalista russo (Grešnevo 1821-San Pietroburgo 1877). Figlio di ricchi proprietari terrieri, ebbe ben presto coscienza dello stato di sfruttamento in cui venivano tenuti i contadini, e il comportamento del padre, spesso brutale e ingiusto, suscitò nel suo animo echi di ribellione. Compiuti gli studi a Jaroslavl, Nekrasov passò all'Università di Pietroburgo, dedicandosi alle lettere, contro il desiderio del padre che lo avrebbe voluto nella carriera militare e che per la delusione lo lasciò senza aiuti finanziari. Nekrasov cominciò subito a scrivere. Nel 1840 pubblicò i suoi primi versi, Sogni e suoni. Nei cinque anni successivi necessità economiche lo spinsero a scrivere moltissimo: articoli per riviste non sempre firmati, racconti, piccoli poemi e commedie leggere che gli consentirono di vivere e lo spinsero a diventare infine editore di se stesso pubblicando Peterburgskij Sbornik (Almanacco pietroburghese, 1846), in cui si affermarono le sue qualità giornalistiche e il suo acuto senso critico che lo portò ad accogliervi Povera gente di Dostoevskij. Nel 1847 ottenne la direzione di una delle più prestigiose riviste del tempo: Sovremennik (Il contemporaneo), dove chiamò a collaborare autori progressisti. Diresse successivamente (dal 1868) con Saltykov-ŠčedrinOtečestvennye Zapiski (Annali patrii) e fu l'interprete e il propugnatore di tutti gli slanci, delle ribellioni e dei fermenti che generarono nel popolo russo il sentimento della rivoluzione. L'amicizia con Belinskij giovò a dare un senso più critico alla sua produzione, in cui spesso si avvertiva una certa facilità allo scrivere e un tono non di rado retorico. Tutta la sua poesia risente di una profonda partecipazione alla sofferenza del popolo e del suo pensiero radicale (causa della soppressione del Contemporaneo avvenuta nel 1866), che condivise con Černyševskij e con Dobroljubov, e più tiepidamente con Turgenev e Tolstoj. Tra le sue liriche più belle va ricordata Considerando gli orrori della guerra e tra i poemi Gelo, naso rosso (1863) dedicato al mondo contadino e soprattutto alla donna russa, come madre e come moglie, in cui al realismo descrittivo delle condizioni di vita si accompagna il lirismo di un mondo incantato dove il sogno si sovrappone alla realtà e i ricordi si illuminano di pura poesia. Ancora alla donna russa e all'umile gente della terra Nekrasov dedicò altre due opere famose: Donne russe (1872) e Chi vive bene in Russia? cui lavorò dal 1865 sin quasi alla morte, la prima un'evocazione del calvario di due principesse che seguono i mariti in Siberia, deportati per aver partecipato all'insurrezione del dicembre 1825, la seconda imperniata sulla vicenda di sette contadini alla ricerca, nella sconfinata vastità del Paese, di chi abbia trovato la gioia di vivere. Entrambe le opere sono chiuse in un cerchio di pessimismo che agì tuttavia da stimolo sui lettori esaltandone la sete di giustizia. E se il suo amore per la donna ebbe come sfondo vicende autobiografiche che lo portarono a celebrare nella passione per la moglie dell'amico Panaev il sentimento dell'amore libero che, se pur accettato in un ménage a tre, fu comunque fonte di turbamenti e di crisi, specie nell'amata, Nekrasov trovò forse i suoi accenti più alti nei quadri di vita, sia della città, sia della campagna. Basti ricordare: Impressioni di strada, Geli d'epifania e Crepuscolo.

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