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Nietzsche, Friedrich Wilhelm

filosofo tedesco (Röcken 1844-Weimar 1900). Professore di filologia classica all'Università di Basilea dal 1869, nel 1876 abbandonò l'insegnamento per motivi di salute, e da allora visse viaggiando per l'Europa, alla ricerca di climi adatti alle sue condizioni. Trovò in Torino la sua città d'elezione; nel 1889 cadde preda di una forma di follia che, salvo rari istanti di lucidità, lo accompagnò fino alla morte. Scritte in uno stile aforistico e senza una qualsiasi articolazione sistematica, le opere di Nietzsche vanno accettate così come sono, perché è proprio la concezione che Nietzsche ha del mondo a non poter essere espressa diversamente. Il mondo, dal punto di vista metafisico, appare lacerato e contraddittorio; ma lo stesso mondo dal punto di vista fisico o corporeo (cioè nell'atto in cui l'uomo si appropria del reale) si ricompone in unità, in totalità. Unità e totalità, però, che valgono soltanto per il singolo atto di appropriazione, per il “sì” che il singolo uomo dice al mondo: e dunque qualsiasi formulazione filosofica di una tale esperienza non avrà mai carattere di universalità e di necessità. Pertanto, la contraddittorietà che è nell'essere stesso deve essere assunta in quanto tale, senza nessuna pretesa a un “superamento” di tipo hegeliano. Ciò che deve essere superato non sono tanto le categorie con cui l'uomo impone ordine e armonia a ciò che gli sta di fronte, ma è l'uomo stesso che, diventando superuomo, deve avere il coraggio (Der Wille zur Macht; La volontà di potenza) di accettare il caos, cioè la vita, per quello che è, fino a far coincidere il destino con la propria volontà, la necessità con la propria libertà. È quanto annuncia Zarathustra, con la sua dottrina dell'eterno ritorno: “Tutto ciò che fu è frammento, enigma, caso spaventevole, finché la volontà creatrice aggiunge: così io volevo che fosse, così io voglio che sia, così io vorrò che sia” (Also sprach Zarathustra, 1883-84 e 1892, Così parlò Zarathustra). Ma per giungere a tanto è necessario il capovolgimento di tutti i valori. Infatti la tradizione (quella cristiana, soprattutto, per cui veramente Zarathustra è l'anti-Cristo) ha considerato valori tutti quelli che confluiscono nella rinuncia al mondo; e invece proprio l'incondizionata, entusiastica, assoluta accettazione del mondo sarà l'unico valore (Jenseits von Gut und Böse, 1886, Di là dal bene e dal male). Solo i Greci, secondo Nietzsche, ebbero chiara coscienza della lacerazione metafisica, del male di vivere, e nello stesso tempo prefigurarono la possibilità di trasformare quella lacerazione in felicità cosmica. Il mito di Dioniso e di Apollo è indicativo di tale concezione: Apollo è il Dio del sogno, del canto, della bella apparenza, ma nella sua forma risplendente non fa che ricomporre l'intima scissione di ogni cosa; Dioniso è invece il Dio dell'ebbrezza, che libera dal principio d'individuazione, identificandosi con il principio latente in ogni cosa (Die Geburt der Tragödie, 1872, La nascita della Tragedia). Ma quali la portata e il significato di questi temi principali? Premesso che il pensiero di Nietzsche presenta aspetti ancora da scoprire o rivedere, due sono le interpretazioni più note: Heidegger sostiene che in Nietzsche il pensiero occidentale realizza compiutamente quella dimenticanza dell'essere che gli è caratteristica; Lukács invece afferma che Nietzsche rappresenta l'esito ultimo dell'irrazionalismo borghese, così che non stupisce l'uso ideologico che ne ha fatto il nazismo. Tre le altre opere si ricordano: Unzeitgemässen Betrachtungen (1873-76; Considerazioni inattuali), Menschliches, Allzumenschliches (1878; Umano, troppo umano), Die fröhliche Wissenschaft (1882; La gaia scienza), Der Antichrist (1888; Anticristo

Bibliografia

G. Bataille, Sur Nietzsche, Parigi, 1946; K. Jaspers, Nietzsche und Christentum, Berlino, 1947; K. Löwith, Nietzschens Philosophie der ewigen Wiederkehr des Gleichen, Stoccarda, 1956; M. Heidegger, Nietzsche, Pfullingen, 1961; G. Colli, Dopo Nietzsche, Milano, 1974; G. Vattimo, Il soggetto e la maschera. Saggio su Nietzsche e la liberazione, Milano, 1974; A. Banfi, Introduzione a Nietzsche, Milano, 1975; G. Deleure, Nietzsche e la filosofia, Milano, 1992.