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Norwid, Cyprian Kamil

poeta polacco (Laskowo-Głuchy 1821-Parigi 1883). Studiò pittura a Varsavia, poi a Firenze. Stabilitosi a Parigi nel 1849, vi conobbe J. Słowacki e F. Chopin, ma la solitudine e la miseria lo spinsero a emigrare in America; tornato in Francia, si mantenne con la pittura. Morì a Parigi nell'ospizio polacco in cui aveva trascorso gli ultimi sei anni dell'esistenza. Reso ridicolo dalla critica, durante la vita riuscì a pubblicare un unico volume di Poesie (1863), alcuni poemi, tra cui Promethidion (1851), Della libertà della parola (1869), dialoghi poetici sulla bellezza, il lavoro, la verità, e alcuni saggi filosofico-letterari. Norwid fu “scoperto” da Zenon Przesmycki nel 1911 come uno dei più originali poeti della letteratura polacca, precursore del simbolismo, e lo stesso Przesmycki ne curò l'edizione delle opere. In effetti la lirica di Norwid giustifica appieno tale riconoscimento sia pure tardivo: isolata dalle correnti contemporanee, essa abbraccia una tematica ricca e multiforme con un linguaggio duttilissimo, modellato su ritmi e cadenze del linguaggio parlato e una metrica che rifiuta ogni struttura tradizionale. Veri capolavori poetici di Norwid sono i versi dedicati a Chopin, al generale Bem e a J. Brown, immortalati come simboli di valori universali. La critica all'aridità dei valori civili e morali è anche al centro della sua produzione in prosa, in cui spiccano le novelle Civiltà, Ad leones e Il braccialetto, mentre nell'originale produzione drammatica di Norwid, rappresentata tra l'altro da lavori come Kleopatra (1878) e L'anello della gran dama (1872), la problematica della cultura contemporanea viene considerata nel contesto delle epoche passate. Norwid è anche autore di ricordi (Menego) e di saggi filosofici in forma di ricordi (Fiori neri, 1856), nonché di un vasto epistolario.

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