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Olmédo

comune in provincia di Sassari (22 km), 68 m s.m., 33,71 km², 2852 ab. (olmedesi), patrono: Madonna di Talia (1° maggio).

Centro della Nurrasudorientale, situato fra il rio su Mattone e le prime pendici occidentali del monte Rosso. Di antica origine, nel Medioevo fu capoluogo della curatoria di Ulumetu (sec. XI), nel Giudicato di Torres, passato ai Doria nel 1255. Durante la dominazione spagnola fu distrutto dai Saraceni (1540) e successivamente ricostruito. Appartenne agli Arbosich, ai De Sena e infine agli Amat, che lo tennero fino all'abolizione dei feudi (1839).§ Nel paese sorge la chiesetta romanica della Madonna di Talia (sec. XII), a tre navate. Nei dintorni sono visibili alcune testimonianze archeologiche: sul monte Baranta sorgono il nuraghe Su Casteddu e una possente muraglia megalitica con villaggio circostante; la domus de janas di Santu Pedru, tra le più interessanti dell'isola per dimensioni e stato di conservazione, è costituita da un corridoio di quindici metri al fondo del quale si apre un vasto ambiente quadrangolare, che dà accesso ad altre celle.§ La piccola industria opera nei settori edile e della lavorazione dei metalli. L'agricoltura produce cereali, ortaggi, frutta e uva da vino; è fiorente l'allevamento di ovini e caprini. In località Graxioleddu è attiva una miniera da cui si estraggono minerali di bauxite.

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