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Oloturoidèi

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Zoologia

Sm. pl. [da oloturia]. Classe (Holothuroidea) di Echinodermi appartenente al sottotipo degli Echinozoi, detti comunemente cetrioli di mare, che comprende ca. 900 specie di dimensioni fra pochi centimetri e ca. un metro, caratterizzate dalla forma del corpo generalmente allungata secondo l'asse oro-aborale, dal dermascheletro costituito da placchette, talvolta dette spicole, di solito numerose e minute, raramente grandi, non articolate fra loro, e da una corona di tentacoli periboccali. Sebbene conservino di massima la disposizione raggiata dei cinque antimeri propri del phylum, numerosi hanno acquistato una simmetria bilaterale secondaria, con la differenziazione di una regione ventrale corrispondente a tre antimeri (trivio), che conserva pedicelli ambulacrali ben sviluppati e con la quale giacciono sul fondo del mare, e di una dorsale, che comprende gli altri due antimeri (bivio), in cui i pedicelli sono ridotti in vario grado. Alcuni, tuttavia, mostrano pedicelli disposti in modo sparso e altri ne sono completamente privi. I tentacoli boccali sono pedicelli modificati e sono ramificati e retrattili. La parete del corpo è provvista di muscolatura circolare e longitudinale e in certe specie è edibile (trepang). Gli Oloturoidei si muovono in genere lentamente trascinandosi con i pedicelli del trivio; alcuni, privi di pedicelli, sono affossatori; altri sono pelagici. La bocca e l'ano (più propriamente una cloaca) sono generalmente in posizioni terminali; alla bocca, circondata da un velo contrattile, segue un faringe sostenuto da un anello calcareo su cui si impiantano i muscoli longitudinali. L'intestino è lungo e ripiegato longitudinalmente due volte a formare un anello schiacciato. La comparsa degli Oloturoidei risale al Devoniano. Tuttavia individui completi di Oloturoidei fossili sono estremamente rari; si conoscono solo tre generi provenienti tutti dalla Germania: Palaeocucumaria rinvenuto nel Devoniano inferiore, Protholothuria e Pseudocaudina diffusi in sedimenti del Giurassico superiore.

Alimentazione e riproduzione

Gli Oloturoidei si nutrono di detriti, che ingeriscono insieme alla sabbia o al fango, o di cibo sospeso, che raccolgono con i tentacoli boccali. La respirazione avviene in alcuni per mezzo della parete del corpo, ma la maggior parte possiede internamente due organi cavi, arborescenti, detti polmoni acquiferi, che sboccano nella cloaca e che sono irrorati dall'acqua spintavi da contrazioni della cloaca e dal loro stesso effetto pompante. I polmoni acquiferi fungono anche da organi escretori di ammoniaca, ma l'escrezione è anche compiuta attraverso celomociti e formazioni particolari dette urne. Il trasporto interno si compie attraverso il celoma e un sistema emale assai sviluppato, connesso ai polmoni acquiferi. Il sistema ambulacrale non ha sbocchi all'esterno (il madreporite è interno) ed è normalmente conformato oppure ridotto in relazione allo sviluppo dei pedicelli ambulacrali. Il sistema nervoso ha un anello periesofageo e nervi radiali e tentacolari. Gli organi di senso sono per lo più semplici e sparsi; possono essere presenti fotorecettori specializzati alla base dei tentacoli. Alcuni Oloturoidei si difendono emettendo dalla cloaca i tubuli di Cuvier, formazioni ghiandolari connesse alla base dei polmoni acquiferi, che contengono sostanze appiccicose e tossiche capaci di invischiare e neutralizzare i predatori. I tubuli di Cuvier vengono poi rigenerati; molti altri sono in grado di eliminare dalla cloaca o dalla parte anteriore del corpo gran parte dei visceri, che pure vengono rigenerati; molti Oloturoidei rigenerano anche altre parti del corpo. Per lo più dioici, pochi ermafroditi, gli Oloturoidei possiedono una sola gonade; alcune specie incubano le uova o in tasche esterne o all'interno del corpo. Dalle uova si forma una larva planctonica detta auricolaria che poi dà luogo a una doliolaria, anch'essa planctonica, la quale, dopo un certo periodo di tempo, pur continuando a nuotare, si trasforma in una pentactula che, dopo la metamorfosi, diventa bentoica e inizia la vita adulta. Caratteristica la simbiosi di un'oloturia (Stichopus) con un pesciolino (Carapus) il quale si rifugia nella sua cloaca. Dal punto di vista sistematico gli Oloturoidei vengono suddivisi negli ordini Dendrochiroti, Molpadioidei, Aspidochiroti, Elaspidi e Apodi. Comprendono oltre 500 specie di cui una trentina nei mari italiani.

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