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Oristano (città)

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capoluogo della provincia omonima, 9 m s.m., 84,63 km², 32.618 ab. secondo una stima del 2007 (oristanesi), patrono: sant’ Archelao (13 febbraio).

Generalità

Città della Sardegna situata a poca distanza dal mare, fra il fiume Tirso a N e lo stagno di Santa Giusta a S, al centro del Campidano che prende il suo nome e che costituisce la parte settentrionale della più vasta pianura dell'isola. Il nucleo urbano, dall'aspetto medievale, con forma compatta e vie strette e tortuose, dal 1862 subì radicali interventi di riorganizzazione; le demolizioni, proseguite nella prima metà del sec. XX, e l'abbattimento di parte della cinta muraria hanno modificato la struttura viaria, che si presenta radiocentrica, tanto nel nucleo storico quanto nelle zone di recente edificazione. Ostacolata a E dalla presenza della linea ferroviaria, l'espansione urbanistica si è diretta, a partire dal dopoguerra, verso N e NW, con moderni quartieri residenziali, e verso SE e NE, con quartieri popolari. In prossimità della costa, a S del delta del Tirso e a W dello stagno di Santa Giusta, si è insediato il polo industriale (costituito nel 1963), servito dal moderno porto-canale. Fu elevata a capoluogo di provincia nel 1974. La città è compresa nel Parco Geominerario della Sardegna ed è sede vescovile.

Storia

Le origini della città, sorta in un territorio dove dal VI millennio a. C. furono attivi giacimenti di ossidiana e chiamata nel Medioevo Aristiane o Aristanis, sono oscure; un Aristanes limne è citato nel sec. VII, ma non è certo che il nome fosse riferito a un abitato, ma forse a un porto, a un golfo o a un lago. La città vera e propria andò costituendosi dal 1070, epoca in cui vi si trasferì la popolazione della vicina Tharros per sfuggire alle incursioni saracene. Capitale del Giudicato d'Arborea, Oristano venne cinta di mura e si arricchì di edifici civili e religiosi. In lotta con gli altri giudicati, contrastò le mire di Pisa e Genova, che ambivano a spartirsi l'isola, vivendo un periodo di prosperità grazie alla fertilità delle sue terre e ai commerci. Per sottrarsi all'egemonia pisana, nel sec. XIV si schierò con gli Aragonesi, animando in seguito una strenua resistenza anticatalana. La giudichessa Eleonora d'Arborea, nel 1388, stipulò un atto di pacificazione con gli Aragonesi e, nel 1395, promulgò la celebre Carta de Logu, una raccolta di leggi che ebbe larga diffusione in tutta l'isola e restò in vigore fino al sec. XIX. Alla morte di Eleonora il giudicato fu trasformato in marchesato e, dopo la battaglia di Macomer (1478), perse l'autonomia. Sotto la diretta amministrazione spagnola la città conobbe un lungo periodo di declino, continuato sotto i Savoia, che presero possesso della Sardegna nel 1720. La città rifiorì solo nel Novecento, grazie alla ripresa dell'agricoltura e dei commerci.

Arte

Testimoniano le origini medievali della città la torre di Portixedda, parte dell'antica cinta muraria, e la torre di Mariano II (detta anche “di San Cristoforo”), poderosa costruzione a pianta quadrata fatta erigere nel 1291 e formata da tre piani sovrapposti, sull'ultimo dei quali è situata una torretta merlata più piccola, che ospita una campana del 1430; nella parte rivolta verso l'abitato si apre la porta Manna, con arco a tutto sesto. Pochi elementi dell'originaria costruzione (sec. XIII-XIV) conserva la chiesa di San Francesco, ricostruita nel 1838 da Gaetano Cima; nell'interno sono custoditi il celebre crocifisso detto “di Nicodemo”, scultura lignea policroma di scuola spagnola della fine del Quattrocento, la statua di San Basilio vescovo, di Nino Pisano (1368), una croce astile d'argento del Trecento e preziosi reliquiari dei sec. XIV e XV. La chiesa del Carmine è un notevole esempio di architettura barocca di tipo piemontese, edificata dall'architetto Giuseppe Viana e ultimata nel 1785. Il duomo di Santa Maria (sec. XIII, in gran parte rifatto nel Settecento e nell'Ottocento) conserva della primitiva struttura la parte inferiore del campanile (completato in forme barocche nel Settecento) e la cappella gotica del Rimedio, così chiamata perché custodisce una bella statua in marmo policromo della Madonna del Rimedio (sec. XIV); la cappella, delimitata da una balaustra costituita da due frammenti di un ambone romanico (sec. XI) riccamente scolpiti, presenta un'alta volta a crociera e costoloni. La chiesa di Santa Chiara (seconda metà sec. XIV, restaurata nel sec. XX) presenta una facciata in conci di arenaria ingentilita da un rosone e da due monofore cieche; all'interno conserva belle mensole in legno intagliato, con figure zoomorfe e di telamoni (anch'esse del sec. XIV), che sostengono la cantoria.

Musei

Il Museo Archeologico Antiquarium Arborense, allestito nel palazzo Parpaglia, custodisce reperti di età neolitica, nuragica, punica, romana, paleocristiana e altomedievale; ospita, inoltre, una piccola pinacoteca con retablo di scuola catalana del Quattrocento (notevoli i frammenti del trittico a fondo d'oro con Storie di san Martino) e sarda del Cinquecento (soprattutto Pietro Cavaro e Antioco Mainas). La Raccolta dell'Opera del Duomo, allestita nell'Aula capitolare attigua al duomo, espone preziosi oggetti d'arte medievale, corali e codici miniati dei sec. XII-XV, argenterie e oreficerie di varia provenienza, e una vasta raccolta di paramenti sacri.

Economia

La città, che costituisce un importante centro commerciale per i prodotti agricoli e zootecnici di un ampio e fertile comprensorio, vede sviluppati l'agricoltura, che produce cereali (soprattutto frumento), ortaggi, barbabietole da zucchero, olive e uva (arborea, vermentino di Sardegna e vernaccia di Oristano DOC), e l'allevamento ovino e caprino. L'industria, che è sostenuta da un'attrezzata struttura portuale, è attiva soprattutto nei settori alimentare (aziende molitorie e casearie), edile, meccanico, della carpenteria metallica, dei materiali da costruzione, dell'abbigliamento e della lavorazione di materie plastiche e di minerali non metalliferi. Altre notevoli risorse sono il turismo e l'artigianato, che vanta un'antica tradizione nella lavorazione dei tessuti, del ferro, del legno, della ceramica, delle fibre vegetali (cestini), dei metalli e delle pietre preziose (gioielli in filigrana).

Curiosità e dintorni

Il Martedì Grasso e la domenica precedente si svolge la tradizionale cerimonia della Sartiglia, antica e solenne giostra equestre risalente al sec. XVI. Momento fondamentale della cerimonia è la vestizione del Componidori, il capo della Sartiglia, lento e maestoso rituale ricco di gestualità. Finita la vestizione e montato a cavallo, il Componidori guida un corteo composto, tra gli altri, dai cavalieri mascherati che parteciperanno alla giostra, e dà quindi inizio alla gara: lanciato il cavallo al galoppo, tenta per primo di centrare con la punta di una sorta di corta lancia il piccolo foro al centro di una stella metallica a sei punte, sospesa a una fune lungo il percorso, staccandola; la prova di abilità verrà poi eseguita dagli altri cavalieri. Nei dintorni di Oristano, a Massama, sorge una singolare chiesetta, chiamata “Oratorio delle Anime”; è una costruzione di epoca bizantina, dall'originale pianta a forma di croce ansata. La facciata, di età romanica, conserva ancora elementi che appartengono alla più antica costruzione; l'abside a ferro di cavallo, invece, il soffitto a travi e la cupola recano tracce di influenze visigotiche, posteriori al dominio bizantino dell'isola.