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Pàoli, Pasquale

patriota corso (Morosaglia 1725-Londra 1807). Figlio di Giacinto, sfortunato paladino dell'indipendenza corsa, seguì il padre in esilio a Napoli (1739) dove frequentò brillantemente la Scuola Militare. Nominato ufficiale, prestò servizio in vari reggimenti borbonici, tenendosi però sempre in contatto con i maggiorenti corsi. Rientrò nell'isola nel 1755 e l'assemblea isolana (riunita a S. Antonio di Casabianca) lo elesse, ma non senza contrasti, generale in capo e supremo magistrato. Isolate le truppe genovesi, Paoli si dedicò al rilancio sociale ed economico dell'isola (e in ciò sta forse la sua maggiore grandezza) dotandola di una Costituzione e di un codice, fondando un giornale e istituendo una università a Corte, sede del suo governo. Intanto continuava la guerriglia contro Genova, affidata soprattutto a navi da corsa, finché la Repubblica di San Giorgio (Trattato di Versailles, 1768) cedette i suoi diritti sull'isola alla Francia. Paoli protestò ma le truppe d'occupazione del generale De Vaux riuscirono facilmente a battere (battaglia di Pontenuovo, maggio 1769) il fragile esercito isolano. Paoli fu quindi costretto all'esilio: dapprima a Livorno, poi a Londra, dove trovò appoggio e solidarietà. Solo vent'anni dopo, scoppiata la Rivoluzione francese, Paoli ritornò in Corsica (1790), accolto con entusiasmo dalla popolazione. Fu nominato presidente dell'amministrazione dipartimentale e comandante della guardia nazionale. Ma la collaborazione con la Repubblica francese durò poco. Caduto in sospetto di tradimento e chiamato a discolparsi dinanzi alla Convenzione (1793) preferì passare all'opposizione. Nominato generalissimo dalla Consulta corsa, conscio della debolezza dell'isola, chiese e ottenne l'aiuto degli Inglesi (1794) ai quali offrì l'unione dell'isola alla Corona. Ma non ebbe il desiderato titolo di viceré, né conservò l'appoggio popolare e nell'ottobre 1795 partì per il definitivo esilio a Londra.