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Pàpua

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Descrizione generale

I Papua costituiscono la popolazione autoctona stanziata in tutta la Nuova Guinea che si crede derivata dalle più recenti migrazioni di genti australomelanesoidi provenienti dall'Insulindia. I Papua, che ben rappresentano il tipo fisico papuano, parlano una serie di lingue non di rado prive di parentela che rivelano una disunità etnica originaria modificata parzialmente dall'ambiente e dall'affinità dei costumi. Oltre alla maggior parte delle lingue indigene della Nuova Guinea (la meglio conosciuta si chiama miriam) sono papua anche le lingue della parte settentrionale dell'isola di Halmahera nelle Molucche, il baining e il sulka della Nuova Pomerania, il savi dell'isola Savo nelle Salomone.

Etnologia

Fra i Papua si possono distinguere i gruppi viventi nelle regioni interne dell'isola (e da alcuni studiosi designati come Papua montani) da quelli stanziati nei bacini dei bassi corsi fluviali e nelle zone forestali più esterne (da alcuni designati come Papua costieri o Neoguineani); a questi vanno uniti i Papua-Melanesiani, da considerarsi meticci fra genti diverse (Papua, Melanesiani, Australiani, Polinesiani e forse Pigmoidi) ma da vari studiosi considerati in gruppo con i Papua costieri. I Papua dell'interno, oltre a parlare lingue affini, vivono raggruppati in comunità aperte, organizzate socialmente per classi d'età e strutturati su base patrilineare ed esogamica; l'economia è prevalentemente agricola di tipo seminomade ma sono allevati il maiale e il pollame. Ciò ha portato alla formazione di “zone abitate”, costituite da capanne spesso a pianta circolare e usate quali dormitori per uomini, per donne, per famiglia, oltre a capanne “specializzate” (casa degli uomini, casa-cucina, casa cerimoniale, ecc.) spesso distanti fra loro. Tipici prodotti ergologici sono le asce litiche da guerra, la lancia, l'arco, lo scudo quadrangolare e le maschere-elmo in fibre e scorza d'albero. Fra i gruppi più significativi si ricordano gli Enga, i Kuku-Kuku, i Mbowamb, i Bena-Bena, i Sitamin, i Moni, gli Ndani, gli Ekari, i Tedi, i Wolani, i Deni . I Papua costieri risentono, più degli altri, di influssi esterni per cui si possono avere forme patrilineari, matrilineari, patri-matrilineari sia a struttura totemica sia basate sulle due classi d'età; l'economia è di tipo agricolo seminomade o sedentario; diffuso l'allevamento del maiale e del pollame nonché l'artigianato, fonte di commercio con la costa e l'interno. Fra questi gruppi sono diffusi villaggi, spesso formati da capanne su palafitte e fortificate , in alcuni casi retti da capi ma nella maggioranza da consigli di anziani; più numerose sono le piante coltivate, alcune acquisite dagli Indonesiani, altre dai Papua-Melanesiani; alcuni gruppi praticano la navigazione fluviale; le capanne hanno spesso pianta rettangolare e non di rado ospitano un intero clan: anche fra queste genti si distinguono capanne per uomini, per donne, per giovani, oltre alle capanne per i capi, tra i gruppi a struttura totemica. Prodotti culturali tipici, connessi con i riti magico-religiosi, sono: il culto dei crani (che in passato portò alla caccia alle teste), il seppellimento in due tempi, il culto degli antenati, l'uso di maschere rituali spesso di pregevole fattura , le statue lignee. Tra le armi, lo scudo ovale in fibre, la clava lignea, l'arco, la lancia con propulsore. Molto diffusi i tatuaggi e le pitture corporali. Gran parte di questi caratteri culturali si riscontrano nei Papua-Melanesiani nei quali prevalgono usanze matrilineari e un'economia agricola integrata dalla pesca e da un attivo commercio; i villaggi costieri sono in prevalenza palafitticoli e fortificati e sono spesso retti da capi ereditari. I riti di queste genti sono più elaborati e non di rado esistono società segrete. I principali gruppi di Papua costieri sono: gli Oran, gli Arfak, i Meibrak, gli Onire, i Marind-Amim, i Godara, i Kiwai, i Pauwi, i Toaripi; tra i Papua-Melanesiani: i Ramo, i Malu, i Banaro, i Bogagim, i Kai, gli Hupe, i Mekeo, i Mafulu, i Mailu, i Koiari. Attualmente, i Papua costieri e i Papua-Melanesiani hanno in gran parte adottato costumi indonesiani, a ovest, e di tipo euroaustraliano nelle regioni a est; usanze e modi di vita ancestrali sono conservati, invece, dalle tribù dell'interno, sebbene siano stati acquisiti non pochi elementi culturali occidentali (oggetti d'uso, capi di abbigliamento, prodotti agricoli, imbarcazioni) dai gruppi venuti a contatto con i bianchi o gli Indonesiani.

Arte

L'arte dei Papua è prevalentemente bidimensionale, con grande rilievo della decorazione e del colore. Il motivo più ricorrente, la figura umana, si esplica in oggetti di tipo diverso, come nei tamburi a clessidra e negli scudi rituali, ma soprattutto nelle maschere, impiegate in occasioni cerimoniali e realizzate con svariati materiali, per lo più formate da intelaiature lignee ricoperte da intrecci di fibre vegetali; ne esistono di tutte le dimensioni, da quelle a grandezza del volto umano a quelle alte oltre 6 m; nella zona occidentale ne esistono esemplari rivestiti di argilla. Il motivo antropomorfo conferisce potere magico-sacrale anche a oggetti non rituali, quali gli scudi da guerra e le cinture maschili di corteccia a più giri. Ai motivi antropomorfi si uniscono non di rado decorazioni geometriche con prevalenza di motivi curvilinei: l'intaglio è quasi sempre sottolineato dalla decorazione pittorica, con prevalenza del colore rosso.

Per l'etnologia

B. Blackwood, The Technology of a Modern Stone Age People in New Guinea, Oxford, 1950; A. A. Vogel, Papuasi e Pigmei, Milano, 1954; R. M. Glasse, Huli of Papua, Parigi, 1968; Y. Oishi, Oggi, diecimila anni fa. Genti di Papua Nuova Guinea, Milano, 1980.

Per l'arte

F. E. Williams, Drama of Orokolo, Oxford, 1940; D. Newton, Art Styles of the Papuan Gulf, New York, 1961; C. Freeman, D. Holdsworth, Arts ) Crafts of Papua ) New Guinea, Adelaide, 1971.