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Pèrgamo (antica città dell'Asia Minore)

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Generalità

(greco Pérgamon; latino Pergămum). Antica città dell'Asia Minore, nella Misia, alla destra del fiume Bakır (ant. Caico), nei pressi dell'attuale centro turco di Bergama (provincia di Smirne). Vi venivano raccolti e poi venduti tappeti tipici della regione, opera di genti nomadi. § La sua origine mitica veniva fatta risalire a genti arcadiche emigrate dal Peloponneso in Asia sotto la guida di Telefo, figlio di Eracle, ma della sua storia nulla si conosce di preciso sino al sec. III, quando Pergamo, sotto la dinastia degli Attalidi, divenne la capitale di un regno ellenistico inferiore per importanza solo alla Macedonia, all'Egitto e alla Siria. Nel 281 a. C., Seleuco I di Siria, per compensare Filetero che si era schierato con lui contro Lisimaco, gli concesse il principato su Pergamo. Nel 133 a. C., Attalo III morendo lasciò il regno in eredità a Roma.

Archeologia

A partire dal sec. III a. C., Pergamo fu uno dei maggiori centri culturali e artistici del mondo ellenistico, dotato di splendide costruzioni e monumenti dai sovrani Eumene I, Attalo I, Eumene II, Attalo II. Dopo il 1873 l'Istituto Archeologico Germanico ha condotto a Pergamo imponenti scavi archeologici che hanno messo in luce l'impianto urbanistico della città, ispirato a criteri di scenografica monumentalità e destinato a esercitare ampi influssi sulle città imperiali romane. La città ellenistica, chiusa da una cinta di mura con torri, si apriva a ventaglio sul pendio del monte salendo, con successive terrazze, fino all'acropoli. Entro le mura un primo gruppo di monumenti comprendeva l'agorá inferiore e abitazioni private. Seguivano, su terrazze successive, tre ginnasi con palestre, lo stadio e l'auditorio, sovrastati dai santuari di Era e di Demetra. Sulla sommità del monte l'acropoli, con i monumenti più importanti, era divisa in due parti dalla strada; a destra sorgevano i palazzi reali, le caserme, i magazzini; a sinistra l'agorá superiore porticata cui seguiva il santuario di Zeus, che aveva al centro il grande altare di marmo (ricostruito presso gli Staatliche Museen di Berlino) eretto da Eumene II tra il 181 e il 159 a. C. Si trattava di una costruzione con portico colonnato ionico su alto podio a zoccolo decorato da un altorilievo con Gigantomachia, allusione simbolica alla vittoria della civiltà (gli Attalidi) sulla barbarie (i Galati); anche il muro di fondo del cortile sopraelevato era ornato da un fregio continuo raffigurante scene della vita di Telefo, l'eroe fondatore di Pergamo. Al tempio di Zeus seguiva la terrazza del santuario di Atena Poliade, il cui tempio dorico era circondato da un portico a due piani con propileo di accesso. Nel santuario erano esposti i famosi gruppi scultorei celebranti le vittorie sui Galati. Sotto il santuario si apriva la cavea del teatro. Sulla terrazza più alta dell'acropoli era il Traianeo, tempio esastilocorinzio costruito in età adrianea. Ai piedi della collina si estese, in età romana, la città bassa, della quale restano i ruderi di un teatro e di un grande santuario dedicato forse alle divinità orientali (aula rossa). Una strada porticata, in gran parte scavata, portava al celebre santuario di Asclepio, che conserva vari edifici del sec. II d. C. (propilei, tempio di Asclepio, edificio per le incubazioni durante le quali appariva il dio guaritore, teatro). L'importanza artistica di Pergamo non sta solo nella sua urbanistica monumentale ma soprattutto nella sua scuola di scultura, cui affluirono artisti da ogni parte della Grecia, che diede luogo a quella corrente artistica detta appunto pergamena. I maggiori complessi di scultura, come i donari per le vittorie sui Galati (di cui si conoscono da copie il Galata morente dei Musei Capitolini e il Galata che si uccide con la moglie del Museo Nazionale Romano) e il fregio della Gigantomachia sullo zoccolo del celebre altare, sono caratterizzati da composizioni mosse e drammatiche, dai ritmi tortili e ascensionali delle figure, dal pathos intenso, dai forti contrasti chiaroscurali. Il fregio interno dell'altare, con episodi della vita di Telefo, rivela invece nuove tendenze verso un racconto più disteso, continuo, ricco di elementi pittorici e paesistici. All'arte pergamena vanno ascritti anche altri gruppi, come quello celebre di Laocoonte, e il gruppo di Menelao e Patroclo, noto dalla copia fiorentina della Loggia dei Lanzi e del Pasquino. Della perduta pittura pergamena si può trovare un'eco in alcune pitture pompeiane con il mito di Telefo. Grande importanza artistico-culturale ha avuto la Biblioteca di Pergamo per la sua struttura e per la quantità di volumi che conteneva.

Bibliografia

E. Hauser, The Attalids of Pergamo, Ithaca, 1947; A. Schober, Die Kunst von Pergamon, Vienna, 1951; G. E. Schmiedt, Der grosse Altar zu Pergamon, Berlino, 1961; A. Giuliano, Urbanistica delle città greche, Milano, 1966; G. Cardinali, Il regno di Pergamo, Roma, 1968.