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Pérez Galdós, Benito

narratore e drammaturgo spagnolo (Las Palmas de Gran Canaria 1843-Madrid 1920). Compiuti gli studi medi nell'isola natia, nel 1862 si trasferì a Madrid per seguire i corsi universitari di legge e far carriera, ma non si laureò mai e non fu mai altro che scrittore conquistato dall'idea balzachiana di rappresentare l'immensa “commedia umana” dell'hic et nunc, vale a dire di Madrid, caotica capitale di un Paese in piena trasformazione politico-economico-sociale, e dell'intera Spagna vista e sentita dall'“osservatorio” madrileno. Per questo non si mosse quasi mai da Madrid, salvo brevi viaggi in Francia, Inghilterra, Italia e anche in Spagna. In politica, fu dapprima un moderato, ma si spostò poi lentamente verso la sinistra anticlericale e radicale, sforzandosi sempre di comprendere tutto e tutti; in ogni caso radicale non significò mai, per lui, antispagnolo, né anticlericale, né antireligioso. Esordì dopo la rivoluzione del 1868 con il romanzo storico La fontana de oro (La fontana di oro), ambientato nel triennio liberale 1820-23, iniziando quella “ricostruzione” della storia spagnola del tormentato sec. XIX, ritenuta da Pérez Galdós indispensabile per mettere a fuoco la realtà presente. Poi, in obbedienza alla stessa logica interna, dedicò i dieci romanzi della prima serie degli Episodios nacionales (Episodi nazionali), composti in soli due anni (1873-75), alla guerra di indipendenza (1805-12) combattuta dal popolo spagnolo contro gli eserciti napoleonici. Lo spirito degli “Episodios” è quello di un liberale spagnolo conscio delle grandezze e delle miserie della patria e l'arte è già quella di un narratore potente e originalissimo. E almeno due, dei dieci, sono autentici capolavori (Zaragoza e Gerona). Fra il 1875 e il 1879 apparve la seconda serie: altri dieci romanzi sui fatti storici del 1813-35. Poi il ciclo s'interruppe per l'urgenza di rappresentare il presente e nacquero i romanzi “contemporanei”, un'altra serie geniale e forte aperta da Gloria (1876-77) e Doña Perfecta (1876), sul problema religioso, e conclusa dopo un ventennio con altri due romanzi, ancora più geniali, sullo stesso problema: Nazarín (1895) e Halma (1895). Pérez Galdós riprese quindi, denunciando via via crescente stanchezza, gli Episodios nacionales e ne scrisse altri ventisei, da Zumalacárregui (1898) a Cánovas (1912), con cui concluse il grandioso affresco narrativo sulla storia spagnola del sec. XIX. Non pago, affrontò con estro giovanile il teatro; e da Realidad (1892) a Santa Juana de Castilla (1918) portò, con una ventina di drammi, nuova linfa al teatro dell'epoca realista. Alcuni di essi (soprattutto Electra, 1901) suscitarono polemiche per l'audacia dell'argomento; altri (specie El abuelo, 1904, Il nonno) ebbero un successo internazionale. Con un'ottantina di romanzi e una ventina di drammi, senza contare diverse opere minori, Pérez Galdós non è stato soltanto uno dei più fecondi autori della letteratura dell'Ottocento, ma, ciò che più importa, uno dei suoi creatori più originali e potenti, che solo nell'ultimo trentennio del sec. XX la critica internazionale ha cominciato a comprendere, apprezzando in particolare i romanzi “contemporanei” (Fortunata y Jacinta, 1886-87; Miau, 1888; lo splendido Misericordia, 1897; l'affascinante Nazarín, portato sullo schermo da Buñuel, come Tristana; la tetralogia di Torquemada, 1889-95; ecc.). Ma il lavoro di accertamento critico è tuttora in pieno corso e, data la vastità dell'opera, non potrà non durare a lungo.

A. Regalado García, Pérez Galdós y la novela histórica espanola, Madrid, 1966; W. H. Shoemaker, Estudios galdosianos, Madrid, 1970; D. M. Rogers, Galdós. El escritor y la crítica, Madrid, 1973; M. C. Lassaleta, Aportaciones al estudio del linguaje coloquial galdosiano, Madrid, 1974; R. Sánchez, El teatro en la novela. Galdós y Clarin, Madrid, 1974; A. M. Olivares, B. Pérez Galdós, Catania, 1989.