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Pétain, Philippe

maresciallo e uomo politico francese (Cauchy-à-la-Tour, Pas-de-Calais, 1856-Port-Joinville, isola di Yeu, 1951). Ufficiale di fanteria (1878), insegnante alla Scuola di Guerra dal 1901 al 1910, generale di brigata allo scoppio della prima guerra mondiale, percorse una carriera rapidissima, tanto che nel maggio 1917 sostituì Nivelle come comandante in capo di tutte le forze francesi. La vittoria portò quindi il suo nome accanto a quello di Clemenceau e nel novembre 1918 gli fu solennemente conferito il bastone di maresciallo di Francia. Nel 1925 diresse in Marocco la repressione della rivolta di ʽAbd al-Krīm. Vicepresidente del Consiglio Superiore di guerra fino al 1931 e ispettore generale dell'esercito, favorì il consolidamento ma non il rinnovamento dell'organismo militare, sordo, nel suo radicato conservatorismo, a ogni invito alle riforme. Assai vicino alle ideologie dell'estrema destra, in un momento di acuta tensione sociale Doumergue gli affidò, nel 1934, il dicastero della Guerra. Nel 1939 fu inviato come ambasciatore nella Spagna di Franco. Ma il 18 maggio 1940, a causa del crollo del fronte e dell'avanzata tedesca, fu chiamato da Reynaud alla vicepresidenza del Consiglio. Quando la catastrofe militare divenne irrimediabile, Reynaud (16 giugno) si dimise e Pétain assunse la presidenza del Consiglio. Scartata la soluzione di continuare la lotta in Africa, il giorno dopo chiese l'armistizio mentre a Vichy (divenuta capitale della Francia non occupata) l'Assemblea Nazionale gli conferiva (10 luglio) i “poteri costituzionali”. Divenuto capo dello Stato con poteri illimitati, Pétain diede vita a un regime autoritario, di matrice fascista, all'insegna di Travail, Famille et Patrie (Lavoro, Famiglia e Patria) e favorevole a un'intesa con la Germania. La vicenda storica del governo di Vichy è in definitiva la storia delle oscillazioni e dei compromessi del vecchio maresciallo tra il possibilismo ambiguo di Darlan e il collaborazionismo senza riserve di Laval, che si alternarono alla presidenza del Consiglio, e alla fine Pétain non fu che il simbolo della Francia vinta. Trasferito in Germania nel 1944 con tutto il governo, riuscì a riparare in Svizzera nell'aprile 1945. Rientrato volontariamente in Francia, fu tradotto dinanzi all'Alta Corte di Giustizia (luglio-agosto 1945) che lo condannò a morte. La pena fu poi commutata nell'ergastolo in considerazione della sua tarda età. Pétain fu rinchiuso dapprima nel forte di Pourtalet e quindi nel carcere dell'isola di Yeu.

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Philippe Pétain.