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Pāla-Sena

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Descrizione generale

Scuola artistica indiana sviluppatasi nel Bihar e nel Bengala dal sec. VIII al sec. XIII sotto le due dinastie da cui prende nome. Durante il regno della dinastia Pāla (sec. VIII-XII) le province del NE dell'India costituirono l'estremo rifugio del buddhismo, che, pur nella continuazione delle tradizioni Gupta, ispirò l'arte Pāla fino all'elaborazione di nuovi schemi iconografici rispondenti al complesso pantheon delle dottrine tantriche scaturite dalla scuola Vajrayāna (Veicolo del Diamante). Protettori del buddhismo Mahāyāna (Grande Veicolo), i Pāla incrementarono l'attività culturale e spirituale della celebre università monastica di Nālandā, sull'esempio della quale furono fondate quelle di Odandapuri (Srinagar, Bihar-i Sarif) e di Vikramasila. Furono inoltre restaurati e abbelliti tutti i luoghi sacri del buddhismo quali Sarnath, Bodh-Gaya, Kapilavastu, Vaisali, Kusinagara. Gli interessi della dinastia dei Sena, che dominò il Bengala fino alla conquista musulmana (sec. XIII), furono invece rivolti alla restaurazione dell'ortodossia brahmanica. Nonostante la diversità delle religioni professate, l'evoluzione artistica delle due dinastie fu pressoché identica. Suddiviso da precise fasi stilistiche il periodo Pāla-Sena ebbe i suoi maggiori centri di attività a Pāṭaliputra (Patna), Srinagar, Ramavati e Vikramapuri.

Architettura

Templi e monasteri furono edificati a Traikutaka, Devikota, Pandita, Sannagara, Phullahari e altrove. Il tempio più famoso fu quello costruito a Somapuri (Paharpur), il solo monumento che abbia fornito materiale per lo studio dell'arte Pāla-Sena nel NE indiano. Nell'architettura Pāla-Sena la costruzione di templi (prāsāda) prevalse su quella dello stūpa, che fu soggetto a trasformazioni suggerite dal tempio indù (a sua volta però influenzato dal monumento-reliquiario del buddhismo). Nella sua evoluzione il tempio Pāla-Sena si realizzò prima secondo il modello della tradizione Gupta, caratterizzato dalla slanciata copertura curvilinea del sikhara, poi dall'adozione del tempio tradizionale (con sikhara) dell'Orissa (disadorno esternamente, ma ricco di stucchi policromi e di statue in argilla dipinta all'interno).

Scultura e pittura

La distruzione dei monumenti a seguito della conquista musulmana (sec. XIII) comportò la perdita della preziosa decorazione plastica e di molte opere di scultura a tutto tondo. Tipica manifestazione della scultura Pāla-Sena sono le stele (generalmente in basalto, ma anche in bronzo), concepite secondo l'organizzazione compositiva degli antichi modelli gandharici, ma nell'autentica interpretazione stilistica dell'arte Pāla-Sena, di cui caratteristica è l'immagine divinizzata del Buddha, riccamente vestito, coronato e adornato di gioielli. La figura del Maestro appare anche nella rappresentazione di scene connesse agli episodi più significativi della sua vita. Particolarmente vigorosa e sensuale la scultura del periodo Sena, poi degenerata in formalizzazioni stilistiche prive di originalità. I motivi stilistici e iconografici dell'arte Pāla-Sena, dopo le distruzioni musulmane e la dispersione di artisti e monaci, trovarono nuovo sviluppo nelle espressioni dell'arte centrasiatica, del Nepal e del Tibet. Evoluzione dell'arte scultorea delle stele fu la realizzazione delle icone bronzee (col procedimento a cera perduta), prodotte soprattutto a Nālandā, Rangpur, Jhevari e a Kurkihar (qui ne furono scoperte in gran quantità nel 1933). Anche per la pittura la documentazione dello stile Pāla-Sena si trova piuttosto nelle manifestazioni artistiche birmane (templi di Pagan), nepalesi e tibetane, da quello derivate. Tipica forma pittorica dell'arte Pāla-Sena sono le piccole miniature (raffiguranti divinità tantriche) che fiancheggiano le due estremità dei lunghi e stretti manoscritti su foglia di palma.