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Palazzéschi, Aldo

pseudonimo dello scrittore italiano Aldo Giurlani (Firenze 1885-Roma 1974). Il suo esordio di poeta avvenne nel 1905 con I cavalli bianchi, a cui seguirono Lanterna (1907) e Poemi (1909). Palazzeschi aveva aderito al futurismo e questi suoi primi libri sono una riprova della sua simpatia per il movimento marinettiano, come lo fu la sua collaborazione alle riviste Poesia e Lacerba e l'adesione al manifesto futurista del 1909. In realtà, Palazzeschi si distaccò ben presto dal futurismo, del quale aveva assimilato soltanto alcune formule esteriori, già da quando nel 1914 aveva iniziato la collaborazione a La Voce. L'apporto di Palazzeschi al movimento fu superiore al nutrimento che egli ne trasse, proprio perché Palazzeschi era nato per esser libero e per tutta la sua lunga vita di scrittore evitò sempre di lasciarsi coinvolgere in programmi letterari che avrebbero finito per legare la sua ricca personalità. Si servì nella sua poesia dei moduli crepuscolari, della terminologia romantico-sentimentale proprio per dare il colpo di grazia a questa tradizione: una lingua “per certi aspetti ancora più nuova di quella di Ungaretti: povera, disarticolata, che passa con estrema libertà dal volutamente banale al non-sense, dal reale al surreale” (G. Pampaloni). Del 1910 è la raccolta di poesie L'incendiario e del 1911 il romanzo-favola Il codice di Perelà, un libro polemico che voleva manifestare, sia pure in chiave parodistica, la crisi dei valori propria del tempo. Dopo un lungo silenzio interrotto da La piramide (1913-14) e dal mediocre Due imperi mancati (1920), comincia a manifestarsi la produzione più felice del Palazzeschi narratore, che torna a forme più tradizionali con Stampe dell'Ottocento (1932), evidente preparazione, in chiave elegiaca, de Le sorelle Materassi (1934), il suo capolavoro, alta testimonianza della sua vocazione di narratore, di umorista pungente e fantasioso, e de Il palio dei buffi (1937), raccolta di racconti, uno dei grandi libri di Palazzeschi, in cui una profonda umanità si congiunge a una forte vena satirica. Nel protagonista de I fratelli Cuccoli (1948) Palazzeschi tratteggia una specie di autoritratto in cui lo slancio del vecchio protagonista è carico di entusiasmo e di amore, in un empito ottimistico che va oltre la stessa inesperta fiducia dei giovani. Dopo Roma (1953), c'è la prodigiosa girandola degli ultimi anni: Il buffo integrale (1966), dove le situazioni grottesche s'intrecciano in un gioco spericolato, ricco di umori; Il doge (1967), che è l'omaggio di Palazzeschi alla sua incantata Venezia; Stefanino (1969), il cui protagonista è un “buffo” che rovescia i rapporti tra gli innocui mostri fisiologici e i veri mostri che si annidano nella vita normale dei benpensanti; due volumi di versi (Cuor mio e Via delle cento stelle) e infine la fresca ed estrosa Storia di un'amicizia (1971). Altre opere sono state interrotte dalla morte e mostrano un Palazzeschi ancora nuovo, stimolato e ringiovanito dagli esperimenti dei giovani contestatori della neoavanguardia. Nel 1978 è apparso, a cura di P. Prestigiacomo, il Carteggio (note, appunti, corrispondenze tra Palazzeschi e F. T. Marinetti).

G. Pullini, Palazzeschi, Milano, 1965; G. Spagnoletti, Palazzeschi, Milano, 1971; F. P. Memmo, Invito alla lettura di Palazzeschi, Milano, 1976; G. Guglielmi, L'udienza del poeta. Saggi su Palazzeschi e il futurismo, Torino, 1979.