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Paleolìtico

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Descrizione generale

agg. e sm. (pl. m. -ci) [sec. XIX; paleo-+-litico (antropologia)]. Il più antico periodo della preistoria umana detto comunemente della pietra scheggiata, in contrapposizione al Neolitico in cui compare, a fianco della tecnica di scheggiatura, quella della levigatura. In tale periodo, che si conclude con la fine del Pleistocene e si innesta su quella fase di transizione ai tempi olocenici detta Mesolitico, vengono usualmente distinti tre grandi sottoperiodi, detti, dal più remoto, Paleolitico inferiore, medio e superiore, che si distinguono sia per una progressiva specializzazione della litotecnica, sia per la comparsa di nuovi tipi umani.

Paleolitico inferiore

Nel corso del Paleolitico inferiore, che ha inizio nel continente africano con i primi manufatti litici tagliati intenzionalmente intorno a ca. 2.500.000 anni (Hadar e valle dell'Omo in Etiopia), si sviluppano diversi tecnocomplessi come l'Olduvaiano, l'Acheuleano e altre facies prive di bifacciali coesistenti con quest'ultimo. Tra le Australopitecine, Australopithecus robustus perdura in Africa orientale fino a circa un milione di anni fa; a ca. 2.300.000 anni sono datati i resti più antichi del primo rappresentante del genere Homo, Homo habilis; la comparsa di Homo erectus è finora attestata intorno a 1.600.000 anni. Mentre sembra possibile che Australopithecus robustus possedesse già una qualche forma di attività strumentale, Homo habilis è generalmente associato alle piú antiche industrie olduvaiane. Per quanto riguarda Homo erectus, questa specie appare in associazione con l'Olduvaiano (Melka Kunture) intorno a 1.600.000 anni e con le successive fasi dell'Acheuleano e degli altri tecnocomplessi privi di bifacciali. Il Paleolitico inferiore europeo presenta uno sfasamento cronologico rispetto all'Africa. Le più antiche industrie non sembrano superare il limite di un milione di anni fa circa, mentre i primi resti umani di tipo erectus sono generalmente datati a non oltre 600.000 anni. Importanti scoperte a Dmanisi in Georgia sembrano tuttavia indicare un'età di 1.500.000 anni per una mandibola attribuita a Homo erectus.

Paleolitico medio

La transizione dal Paleolitico inferiore al Paleolitico medio si attua nel corso della penultima glaciazione e secondo alcuni autori può essere collocata, almeno per determinate aree, intorno a 250.000 anni fa. Importanti modificazioni a livello tecnologico (scoperta della tecnica Levallois, progressiva scomparsa dei bifacciali e standardizzazione di diversi tipi di strumenti su scheggia, controllo e uso sempre più generalizzato del fuoco, ecc.) segnano questo momento in cui si assiste anche allo sviluppo delle prime forme di uomo anatomicamente moderno. Nel corso del Paleolitico medio, che perdura fino a ca. 40.000/35.000 anni, si sviluppano le industrie su scheggia che caratterizzeranno le diverse facies musteriane della prima parte dell'ultima glaciazione würmiana. La specie umana che si diffonde nel continente europeo e nel Vicino Oriente è quella di che scomparirà in modo abbastanza repentino verso 35.000 anni da oggi. Intorno a questa epoca gli ultimi rappresentanti dei Neandertaliani sono stati rinvenuti in Francia associati a industrie note col nome di Chatelperroniano, che si pongono tipologicamente alla frontiera tra Paleolitico medio e Paleolitico superiore; nell'Europa centrale industrie di transizione possono essere rappresentate dallo Szeletiano e dal Bohuniciano.

Paleolitico superiore

Il Paleolitico superiore coincide con le due ultime oscillazioni fredde del Würm ed è datato intorno a 35.000 anni fa, anche se alcuni giacimenti hanno dato indicazioni cronologiche più antiche di qualche migliaio di anni. Con la comparsa di Homo sapiens sapiens si osservano rilevanti trasformazioni nel modo di vita, nelle tecnologie e nella sfera religiosa e rituale, come è dimostrato dalle numerose sepolture, spesso con corredo, che si conoscono per questo periodo; la nascita dell'arte parietale e mobiliare rappresenta, infine, un importante aspetto che accompagna tutto lo sviluppo del Paleolitico superiore, raggiungendo il suo acme, nell'area franco-cantabrica, in epoca magdaleniana. La tecnologia litica diventa sempre più laminare mentre anche l'osso, l'avorio e il corno vengono ora comunemente lavorati per zagaglie, arponi, aghi, spatole, bacchette, punteruoli, ecc., che verranno frequentemente decorati. Le strutture di abitato si perfezionano e si moltiplicano gli esempi di tende e di capanne, spesso provviste di strutture di combustione complesse negli abitati all'aperto o di organizzazione dello spazio all'interno delle grotte. La caccia è generalmente rivolta alle specie fredde che popolano l'Europa in quest'epoca (renna, uro, stambecco, alce, uccelli, ecc.) mentre in certe aree si sviluppano le prime attività di pesca. Successivamente allo Chatelperroniano, la seriazione delle culture più importanti nella zona franco-cantabrica è costituita dall'Aurignaziano, dal Gravettiano e dai diversi complessi dell'Epigravettiano (Solutreano, Magdaleniano, Aziliano, Sauveterriano e Tardenoisiano). In Italia, per sottolineare una certa continuità delle facies successive al Gravettiano, è stato adottato il termine di Epigravettiano italico (antico, evoluto e finale) per le industrie del Tardiglaciale würmiano. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 1 pp 18-77" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 1 pp 18-77"

C. Maviglia, Le civiltà paleolitiche, Milano, 1955; G. Laplace, Essai de typologie systématique, Ferrara, 1964; G. Bartolomei, A. Broglio, A. Guerreschi, C. Peretto, Introduzione alla ricerca preistorica, Pordenone, 1973; A. Duval, Les civilisations paléolitiques, Parigi, 1982.