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Pallavicini o Pallavicino

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Le origini

Illustre famiglia italiana le cui origini si ricollegano con quelle degli Estensi, dei Malaspina e dei marchesi di Massa. Essa dominò a lungo su un ampio territorio estendendosi fra Parma, Piacenza e Cremona che costituì un vero e proprio feudo imperiale autonomo con centro in Busseto. A tale feudo posero fine (1579), da un lato la progressiva espansione dei duchi di Milano e dei Farnese e, dall'altro, l'uso, proprio del diritto longobardo, di dividere i possessi tra tutti i discendenti della casata. Capostipite della famiglia fu Oberto Pelavicino (m. 1148) dai cui figli Guglielmo (m. ca. 1217) e Alberto il Greco ebbero rispettivamente inizio i Pallavicini di Lombardia e i Pallavicini di Genova.

I Pallavicini di Lombardia

Tra i Pallavicini di Lombardia: Oberto II (m. 1269) fu podestà di Pavia, di Reggio e di Cremona, capitano di Milano (1259-61) e vicario imperiale di Federico II in Lunigiana; Oberto IV (m. 1378) fu capostipite del ramo emiliano; Donino dette origine al ramo di Stupinigi estintosi nel 1557; Orlando il Magnifico (? 1394-Busseto 1457), savio signore e valoroso combattente, fu al centro delle lotte tra Venezia e i Visconti e perdette più volte il suo Stato; nel 1429 emanò gli Statuta pallavicinia che rimasero poi in vigore per ben tre secoli. Alla sua morte la famiglia si divise in sei linee principali: di Tabiano (estintasi nel 1756), di Polesine (estintasi nel 1731), di Cortemaggiore (estintasi nel 1585), di Varano (estintasi nel 1782), di Busseto (diramatasi ulteriormente ed estintasi nel sec. XIX), di Zibello (ancora fiorente). Tra i personaggi più illustri di tali rami: Pietro Sforza, gesuita, teologo e storico della Chiesa; Ferrante,letterato convertitosi al calvinismo; Giuseppe Galeazzo (m. 1817) ricoprì alte cariche nel Regno d'Italia e sotto il governo austriaco; nel 1805 pubblicò l'opera Della necessità del governo monarchico in Italia; Giuseppe Maria (1802-1884) fu capo del dipartimento militare a Padova e ministro di Maria Luisa di Borbone.

I Pallavicini di Genova

Dei Pallavicini di Genova, ghibellini, che nella riforma nobiliare voluta da A. Doria furono tra le 28 famiglie che conservarono il loro nome, molti furono gli ambasciatori, i dogi, i mercanti e gli uomini di Chiesa. Tra di essi: Niccolò (sec. XII), figlio di Alberto il Greco, fu il capostipite, e dai suoi figli Niccolò,Ansaldo,Giovanni e Ogerio trassero origine i vari rami della famiglia. Abraino (sec. XIII) fu podestà di Savona (1273) e ripetutamente ambasciatore; Benedetto (sec. XV) riscattò il re di Cipro ai Saraceni (1430) e svolse accorta azione diplomatica presso Alfonso d'Aragona che assediava i Genovesi a Gaeta (1435); Agostino (m. 1533), fautore della riforma costituzionale del 1528, l'anno successivo si oppose ai Francesi nel loro tentativo di riprendere Genova; Cristoforo (sec. XVI) partecipò alla liberazione di Genova nel 1528 e fu capitano generale in Corsica (1533) dove sconfisse i Francesi; Agostino (1577-1649), doge dal 1637 al 1639, per primo assunse il titolo di re di Corsica; Gian Luca (Genova 1697-Bologna 1773), ambasciatore a Vienna (1731-33), passò poi al servizio dell'impero che gli affidò importanti missioni navali nell'Adriatico e sul Danubio; fu governatore di Mantova (1742) e di Lombardia (1745). Inviato contro Genova nel 1746, si rifiutò di combattere contro la propria patria. Posto sotto accusa e assolto, ebbe il comando generale delle truppe imperiali in Italia, quindi il Ministero delle Finanze e infine di nuovo il governo della Lombardia; Gian Francesco (1710-1792), ambasciatore a Vienna, all'Aia e a Parigi, fu plenipotenziario al Congresso di Congresso di Aquisgrana (1748); Gian Carlo (Genova 1739-Timisoara, Romania, 1789), al servizio dell'Austria contro la Russia, contribuì alla presa di Hebelschwert e morì combattendo contro i Turchi; da lui prese origine il ramo ungherese della famiglia; Alerame Maria (1730-1805), doge dal 1789 al 1791, cercò inutilmente di riottenere la Corsica mediante trattative col nipote di Pasquale Paoli; Alessandro (1773-1847), membro del corpo municipale di Genova sotto l'impero e deputato con Napoleone (1813), fu al Congresso di Parigi (1814) e decurione della città dopo l'annessione al Piemonte; Fabio Alessandro (Genova 1794-1872), dapprima al servizio di Napoleone, entrò in seguito nella diplomazia piemontese e fu ministro plenipotenziario a Napoli, in Baviera e in Sassonia; nel 1861 fu nominato senatore del Regno.