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Paolòzzi, Eduardo

scultore e disegnatore inglese di origine italiana (Edimburgo 1924-Londra 2005). Compì gli studi artistici a Londra (Slade School) e a Parigi, dove si interessò alle poetiche dadaista e surrealista compiendone un intelligente recupero che costituisce una componente essenziale del suo linguaggio. La sua scultura, a differenza di quella di Moore (Paolozzi è considerato il caposcuola della corrente antirazionalistica), si carica di incrostazioni della materia per sottolineare, nel vibrante palpitare delle escrescenze organiche, la vita intima delle forme, ricomposta nel suo valore strutturale e plastico. Egli si avvale di oggetti trovati, di pezzi preesistenti, combinati e saldati insieme secondo un lucido disegno di invenzione (Crocodeel, 1956, Duisburg, Museo Wilhelm Lehmbruck; Dio giapponese della guerra, 1958, Buffalo, Albright-Knox Art Gallery). All'inizio degli anni Sessanta l'artista svolse un importante ruolo nella definizione della pop art inglese (cui aveva contribuito già nel 1953 con originali ricerche nel campo dell'immagine pubblicitaria) con le provocanti “macchine-personaggi”, feticci dell'immaginazione di massa (Wittgenstein at Casino, 1963, Milano, Studio Marconi).