Questo sito contribuisce alla audience di

Parti

Guarda l'indice

Storia

Popolo seminomade dell'antico Iran che, secondo la tradizione, intorno alla metà del sec. III a. C. guidato da Arsace, si stabilì nella Partia (donde il nome), una regione settentrionale dell'Iran. Falliti i tentativi dei Seleucidi di riconquistare la Partia (228 e 208 a. C.), Mitridate I passò all'offensiva nei decenni intorno al 150 conquistando i territori che si estendono dalla Mesopotamia all'India. Mentre poterono respingere facilmente gli ultimi contrattacchi dei Seleucidi, i Parti furono impegnati duramente dai nomadi Saci. L'eredità dei Seleucidi fu raccolta dai Romani, che a partire dal primo decennio del sec. I a. C. divennero gli antagonisti dei Parti. La lotta tra i due imperi conobbe fasi alterne, spesso legate, sul versante partico, a contese dinastiche e alla pressione dei nomadi sui confini orientali. Nel 53 a. C. Crasso, che si era intromesso nella lotta di successione tra Orode II e Mitridate III e che aveva invaso la Mesopotamia, fu sconfitto e ucciso a Carre; una quindicina di anni dopo toccò al parto Pacoro, che era entrato in Siria, subire una serie di pesanti sconfitte a opera di Ventidio Bosso (39-38 a. C.). Ma nel 34 a. C. Antonio fallì nell'impresa di cacciare i Parti dall'Armenia. Seguirono con Augusto anni di relazioni pacifiche, interrotte però nel 35 d. C. da una crisi legata al problema dell'Armenia, Stato-cuscinetto tra i due imperi; i Romani se ne assicurarono il controllo nel 63. Nuove offensive romane si ebbero sotto Traiano (114-116), Marco Aurelio (163-166) e Settimio Severo (197-198): per due volte fu distrutta la capitale Ctesifonte. Nel 216 Caracalla penetrò nella Media, ma gli eserciti romani finirono poi per essere debellati; ca. otto anni dopo Artabano V, l'ultimo dei sovrani dei Parti, fu ucciso da Ardashīr, il fondatore della dinastia dei Sassanidi. L'impero dei Parti fu uno Stato feudale dominato da grandi famiglie; tolleranti in materia religiosa, i Parti subirono una forte influenza ellenistica. A partire dal sec. I d. C. i Parti s'appoggiarono maggiormente sulle tradizioni iraniche, preparando così la strada alla rinascita religioso-nazionale dei Sassanidi.

Arte

L'arte partica risente della tradizione iranica come di quella occidentale. La prima capitale dei “barbari” Arsacidi, Nisa Parthica, ha restituito rovine di un palazzo reale in cui gli elementi ornamentali e gli oggetti d'uso rivelano un chiaro gusto ellenistico. Con l'avanzata dei Parti verso occidente e la conquista delle province della Persia, nella loro arte si fanno più evidenti gli elementi che la ricollegano al passato sia protostorico sia imperiale dell'Iran. Si ha così, per esempio, un rinnovato interesse per il mondo animalistico (nella gioielleria, sigilli, ecc.) mentre continua la tradizione degli imponenti rilievi rupestri (Tang-i-Sarvak). In campo architettonico si registrano alcune novità: la città a pianta circolare (ne sono esempi Ctesifonte, Merv, Hatra), il cortile quadrato con 4 ivān, l'uso della cupola, mentre nella decorazione architettonica appare lo stucco. Tratti caratterizzanti dei bassorilievi partici (tra le sculture a tutto tondo, meno numerose, sono da ricordare quelle di Hatra , i busti di Palmira e il guerriero bronzeo di Shami) sono la posizione frontale, una certa rigidità, la cura minuziosa dei particolari. In campo pittorico i centri di maggior interesse sono Kuh-i-Kwaja e Dûra Europos. Anche se l'epoca partica viene generalmente considerata la meno interessante nell'ambito della grande arte persiana, va sottolineato che molti dei motivi che si vennero formando in quel periodo trovarono poi il loro pieno sviluppo in epoca sassanide.

R. Ghirshman, Parthes et Sassanides, Parigi, 1962; D. Schlumberger, L'Orient hellénisé, Parigi, 1970; A. R. Colledge Malcom, L'impero dei Parti, La Spezia, 1989.