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Pasquali, Giórgio

filologo italiano (Roma 1885-Belluno 1952). Allievo di M. Festa, G. Vitelli, D. Comparetti, si perfezionò a Gottinga e a Basilea, a contatto dei più rappresentativi esponenti della scuola filologica tedesca (E. Schwartz, F. Leo, J. Wackernagel, U. Wilamowitz). Dopo le prime edizioni critiche, gli studi su Callimaco (1913-19), sul Carme 64 di Catullo (1918), su Menandro e i Caratteri di Teofrasto (1918-19), Pasquali cominciò a manifestare la sua curiosità per gli aspetti più diversi della cultura e della realtà (Socialisti tedeschi, 1920). La polemica sorta nel 1917 tra le due tendenze della filologia, rappresentate da E. Romagnoli e G. Fraccaroli da una parte, e da Vitelli, G. Parodi ed E. Pistelli dall'altra, offrì a Pasquali l'occasione di precisare il suo punto di vista, rivendicando il carattere di disciplina storica, e non solo estetizzante o rigidamente positivistica, della filologia (Filologia e storia, 1920). Nel 1922, Pasquali, che aveva fin allora coperto la cattedra di letteratura greca a Messina, passò a Firenze succedendo a Vitelli anche nella direzione degli Studi italiani di filologia classica, ed esplicando un'intensa opera di saggista. Dei suoi numerosissimi studi è di fondamentale importanza la Storia della tradizione e critica del testo (1934) che considera ogni testo come un problema a sé, condizionato dall'ambiente culturale attraverso cui un autore è stato trasmesso; notevole è anche la serie delle pagine “stravaganti” (cioè sparse): Pagine stravaganti di un filologo (1933), Pagine meno stravaganti (1935), Terze pagine stravaganti (1942), Stravaganze quarte e supreme (1951). Sono inoltre da ricordare: Lettere di Platone (1936), Preistoria della poesia romana (1936) e i volumi postumi Storia dello Spirito tedesco (1953), Lingua nuova e antica (1964).