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Pasquino

nome dato popolarmente (secondo alcuni da un arguto sarto o da un maestro di scuola così chiamato) al gruppo scultoreo mutilo di età ellenistica raffigurante Menelao che sorregge il corpo di Patroclo. Fu fatto collocare nel 1501 dal cardinale Oliviero Carafa a Roma, sul luogo dove poi sorse palazzo Braschi (corso Vittorio Emanuele). Secondo un'usanza rinascimentale abbastanza diffusa, divenne punto di appoggio di numerose, e quasi sempre anonime, proteste contro le autorità e i costumi del tempo. Le composizioni, satiriche o scherzose, presero il nome di pasquinate. Alla notorietà della statua contribuirono inizialmente i buffi e profani travestimenti operati da studenti buontemponi in occasione della festa di S. Marco, nei primi lustri del sec. XVI, ma soprattutto la validità delle composizioni, di genuino umorismo popolare. Pasquino rimase sino al 1870 la più popolare delle statue parlanti della Roma papale, spesso in dialogo con l'Abate Luigi, Madama Lucrezia (colossale statua romana all'ingresso di palazzo Venezia a piazza S. Marco), Marforio e persino il veneziano Gobbo di Rialto. § Dalla statua romana di Pasquino deriva probabilmente il nome di una maschera della Commedia dell'Arte. Il nome, che non si trova nel teatro popolare romano, compare nel sec. XVI nelle farse senesi e venne portato da G. B. Trezzi, attore della compagnia del duca di Modena dal 1689, con carattere di secondo zanni. Particolare successo ebbe Pasquino in Francia dove nel sec. XVIII raggiunse la Comédie-Française, introdotto nelle migliori commedie di Baron, Regnard, Destouches.