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Pasternak, Boris Leonidovič

poeta e narratore russo (Mosca 1890-Peredelkino, Mosca, 1960). È considerato uno dei massimi esponenti della poesia russa del Novecento. Nato in una famiglia della migliore intelligencija ebraica (il padre, Leonid Osipovič, era un noto ritrattista e illustratore; la madre, Roza Kaufmann, una dotata pianista), trascorse l'infanzia in un ambiente ricco di stimoli culturali. Influenzato e affascinato dalla conoscenza del musicista Skrjabin, amico dei genitori, intraprese lo studio della composizione. Ma nel 1909 rinunciò alla vocazione musicale, iscrivendosi alla facoltà di storia e filosofia dell'Università di Mosca e, nel 1912, fu in Germania, a Marburgo, per seguire le lezioni del neokantiano Hermann Cohen. Conseguita nel 1913 la laurea in filosofia, lavorò inizialmente come precettore privato, mentre frequentava i circoli e i gruppi letterari del tempo. Il suo esordio come poeta avvenne nel gruppo cubofuturista di Centrifuga, con la pubblicazione dei primi due volumi di versi: Il gemello fra le nuvole (1914) e Oltre le barriere (1917), entrambi profondamente radicati nella tradizione della lirica russa e sostanzialmente estranei agli estremismi verbali dell'avanguardia ufficiale. Ma i due volumi furono quasi completamente ignorati dalla critica, benché Pasternak fosse ormai abbastanza noto negli ambienti letterari e legato da buona amicizia con autori come V. Majakovskij, N. Aseev e M. Gorkij, che nei momenti più duri del periodo postrivoluzionario fu di grandissimo aiuto a molti scrittori. Solo con le poesie di Mia sorella la vita, scritte nel 1917 e pubblicate nel 1922, egli fornì una piena manifestazione dell'originalità della sua arte complessa, – ricca di simboli e di metafore, di associazioni di immagini apparentemente divergenti – affermando quella poetica di unità tra poesia e natura che resta una delle sue maggiori caratteristiche. Sulla stessa linea, sia pure con minore intensità e immediatezza, ma con una più consapevole coscienza della sua personalità artistica, Pasternak pubblicò nel 1923 le poesie di Temi e variazioni, insieme ad alcuni racconti che segnano gli inizi della sua carriera di narratore: Il tratto di Apelle, L'infanzia di Ženia Ljuvers, Lettera da Tula. Nello stesso anno entrò nel gruppo LEF (Fronte di sinistra delle arti) diretto da Majakovskij, col quale rimase legato solo per breve tempo, data la sua innata riluttanza a ogni forma di incasellamento e inquadramento. Furono tuttavia questi gli anni in cui il poeta compì il suo sforzo di buona volontà in direzione di un impegno anche politico; e risultato di tale sforzo furono vari poemi di ambizione epica: Una sublime malattia (1925, frammento), L'anno 1905 (1925-26), Il luogotenente Šmidt (1926-27) e Spektorskij, iniziato nel 1925 e pubblicato nel 1931, dopo che nel 1928 era apparsa sullo stesso tema la prosa narrativa Racconto. Questa fase creativa rappresentò la risposta di Pasternak alla problematica del suo tempo, esprimendo il rapporto (e anche l'antagonismo) fra poesia e storia. Un ritorno alla poesia lirica avvenne col volume Seconda nascita (1932), ispirato in gran parte dall'esperienza di un viaggio nel Caucaso e centrato sulla consonanza tra esistenza individuale e vita universale. Intanto si era compiuto il distacco del poeta dall'avanguardia, definitivamente sanzionato dalla pubblicazione dell'opera originalmente autobiografica Il salvacondotto (1931), considerata l'opera in prosa più perfetta di Pasternak. Gli anni successivi furono anni di silenzio per Pasternak come scrittore in proprio e registrarono invece la sua intensa attività di traduttore: dai poeti georgiani a Kleist, da Shakespeare al Faust di Goethe. Un nuovo ritorno alla poesia si ebbe con i volumi Sui treni mattutini (1943) e Lo spazio terrestre (1945), in cui, con un sempre maggiore impegno sui contenuti, è espressa la solidarietà dell'autore col suo popolo in guerra contro il nazismo. L'impegno contenutistico, ma questa volta in senso religioso, appare anche nelle Poesie di Jurij Živago, presentate nel 1954 sulla rivista Znamja insieme all'annuncio della pubblicazione del romanzo Il dottor Živago, al quale Pasternak già attendeva da vari anni e che si sarebbe rivelato il suo capolavoro. Ma la pubblicazione dell'opera, giudicata ostile all'Unione Sovietica, non fu autorizzata, e il romanzo apparve in Italia (1957) suscitando in patria vivaci polemiche e critiche, aggravatesi quando all'autore fu assegnato il premio Nobel 1958 che egli, per i violenti attacchi dell'Unione degli Scrittori Sovietici, si sentì costretto a rifiutare. Lo stesso spirito meditativo delle poesie di Živago permane nei versi del volume Quando il tempo si rasserena, pubblicato nel 1959 a Parigi e solo nel 1965 in URSS (nell'edizione completa delle poesie di Pasternak). Tra gli scritti degli ultimi anni sono da ricordare l'Autobiografia (1959) e La bellezza cieca, parte incompleta di una trilogia drammatica, apparsa postuma nel 1969. L'ultimo periodo della vita di Pasternak, amareggiato dalla campagna scatenata contro di lui dal regime sovietico, segnò tuttavia il suo riconoscimento come una delle grandi voci della letteratura mondiale contemporanea. Ammalatosi di cancro nel 1959, Pasternak morì il 31 maggio dell'anno successivo. La stampa sovietica lo annunciò in poche righe.

G. Ruge, Pasternak, eine Bibliographie, Monaco, 1958; P. Payne, The Three Worlds Of Pasternak, New York, 1961; C. G. De Michelis, Pasternak, Firenze, 1968; G. Spendel, Invito alla lettura di Pasternak, Milano, 1975; G. Anguisola, Jurij e Lara. Lettura de “Il dottor Zivago”, Napoli, 1991.