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Paulhan, Jean

critico e romanziere francese (Nîmes 1884-Boissise-Le-Bertrand 1968). Professore di francese nel Madagascar dal 1907 al 1911, insegnò poi il malgascio nella Scuola di lingue orientali di Parigi. Ferito durante la prima guerra mondiale, trasse da quella esperienza uno dei suoi libri più noti, Le guerrier appliqué (1917), originale intreccio di racconto e diario che si ripete in Progrès en amour assez lents (1916) e Guide d'un petit voyage en Suisse (1947). Alla testa della Nouvelle Revue française dal 1925 al 1940, vi esercitò un ruolo di pontefice delle lettere e di scopritore di grandi talenti, ripreso a buon diritto con la ricomparsa della rivista nel 1953. Tale ruolo ha forse messo in ombra fino agli ultimi anni la sua originale produzione critica, distillata in una serie di piccole opere raccolte in 5 vol. dal 1966 al 1970 e di cui si ricordano in particolare: Entretien sur des faits divers (1930 e 1945), Les fleurs de Tarbes (1941), Petite préface à toute critique (1951), Le Marquis de Sade et sa complice ou les revanches de la pudeur (1951), Le bonheur dans l'esclavage (1954). Tema centrale della sua opera è l'approfondimento dei “segreti del linguaggio”, inteso come chiave di tutti i problemi, sintesi di materia e spirito. Cofondatore delle Lettres françaises clandestine durante la Resistenza, riprese qualche anno più tardi la strada dell'isolamento anticonformistico, riallacciandosi piuttosto alle esperienze della nuova avanguardia letteraria, su cui ha indubbiamente esercitato un influsso profondo. Nel 1963 fu accolto all'Académie Française.