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Paulilàtino

comune in provincia di Oristano (28 km), 280 m s.m., 103,80 km², 2517 ab. (paulesi), patrono: santa Cristina (10 luglio).

Centro situato alla destra del fiume Tirso. Di origine nuragica, fece parte dal sec. XI del Giudicato d'Arborea e poi del Marchesato di Oristano (1410-77). Incorporato nel patrimonio regio, sotto la dominazione spagnola venne pian piano abbandonato alla palude, che fu prosciugata nel 1827 e di cui resta il ricordo nell'attuale nome, Paulilatino (da paludis a latere). In paese sorgono la parrocchiale gotico-aragonese di San Teodoro, la chiesa della Madonna d'Itria e palazzo Atzori, che ospita il Museo Archeologico Etnografico. § L'agricoltura produce cereali, ortaggi e uva da vino (cannonau e vermentino di Sardegna DOC). Si pratica l'allevamento ovino, con produzione casearia tipica. Operano aziende alimentari e della lavorazione delle materie plastiche. § Il territorio è ricco di testimonianze preistoriche fra cui il nuraghe Lugherras (sec. XI a. C.), con mastio incluso in una successiva costruzione trilobata, cortile, piccola torre e cinta muraria con quattro torri. Sulla strada per Oristano si trova la chiesa campestre di Santa Cristina, con accanto le cumbessias o cumbissias, piccoli ricoveri comunitari per i fedeli, usati nei giorni delle feste, che si svolgono nei mesi di maggio e di ottobre. Nei pressi della chiesa sorge l'omonimo complesso nuragico, che comprende un vasto villaggio in cui spicca una grossa costruzione dall'insolita forma quadrangolare e il tempio a pozzo, uno dei capolavori dell'architettura nuragica per la perfetta composizione geometrica, importante testimonianza dell'antico culto delle acque.