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Pereda, José María de-

narratore spagnolo (Polanco, Santander, 1833-Santander 1906). Intransigente conservatore e antiliberale, sia nell'attività politica (fu deputato carlista alle Cortes nel 1871) sia in quella letteraria, lasciò ben presto la carriera militare per seguire la propria vocazione letteraria. Nel 1896 fu eletto all'Accademia spagnola. Già nelle prime prove, di taglio e spirito ancora romantici (Escenas montañesas, 1864, Bozzetti di vita di provincia), appaiono quei quadri di costume regionale che, vivificati dal vigoroso realismo perediano e dal profondo attaccamento alla regione natia, hanno formato la materia di Tipos y paisajes (1871; Tipi e paesaggi), Bocetos al temple (1876; Bozzetti a tempera) e Tipos trashumantes (1877). Soltanto nel 1878 Pereda affrontò il romanzo, col El buey suelto (Il bue in libertà), replica alla Physiologie du mariage (Fisiologia del matrimonio) di Balzac, esaltazione del matrimonio attraverso la satira del celibato, cui seguirono Don Gonzalo González de la Gonzalera (1878), satira della politica democratica, De tal palo tal astilla (1880; La botte dà il vino che ha), satira dell'ateismo ed esaltazione della fede religiosa, scritta in polemica con l'amico e avversario politico-religioso Pérez Galdós che in Doña Perfecta (1876) e in Gloria (1876-77) aveva denunziato i mali provocati dall'intransigenza religiosa. Nettamente superiori ai romanzi a tesi e a quelli di vita madrilena – Pédro Sánchez (1883), biografia di un picaresco studente, e La Montálvez (1888), satira dell'alta società della capitale – sono i romanzi della regione santanderina: El sabor de la tierruca (1882; Il sapore della terra natia), incantevole idillio rustico; Sotileza (1885; Lenza), da molti considerato il capolavoro di Pereda, spaccato della vita dei pescatori della Santander vecchia e pittoresca dell'infanzia dell'autore; La puchera (1889; La pentola); Nubes de estío (1891; Nubi d'estate); Al primer vuelo (1891; Il primo volo); Peñas arriba (1895; Su per la montagna), l'altro capolavoro di Pereda, vigorosa descrizione della montagna santanderina, e, infine, Pachín González (1896).