Peruzzi, Baldassarre

pittore e architetto italiano (Siena 1481-Roma 1536). Formatosi nella città natale come pittore, alla scuola del Pinturicchio, dopo il trasferimento a Roma la sua attività pittorica acquistò caratteri specificatamente scenografici, influenzando contemporaneamente in tal senso la sua ricerca architettonica (entrò nel 1505 nello studio di Bramante). Il primo capolavoro, la Farnesina, villa per Agostino Chigi (1509), nella struttura a U, aperta allo spazio esterno nel movimento avanzante delle due ali che inquadrano un'aerea loggia, denuncia appunto la ricerca di effetti scenografici e teatrali, accentuata all'interno dalla decorazione ad affresco (di Raffaello, dello stesso Peruzzi, ecc.), che elabora in continue invenzioni il rapporto tra lo spazio reale dell'architettura e quello illusorio creato artificialmente dalla pittura. A Roma il Peruzzi svolse anche attività di apparatore, occasionale ma determinante per la scenografia rinascimentale passata con lui (secondo Serlio e Vasari) dalla prospettiva dipinta su fondale a quella realizzata su quinte successive nella profondità del palcoscenico (apparati per le incoronazioni dei papi Leone X, 1513, e Clemente VII, 1523; scene per La Calandria, 1514). Nel 1520, dopo la morte di Raffaello, Peruzzi entrò a lavorare alla fabbrica di S. Pietro, iniziando una continua e originale meditazione sui temi della cultura bramantesca e raffaellesca. È di questi anni una cospicua produzione di disegni, rilievi e studi architettonici (per S. Giovanni dei Fiorentini, per S. Pietro, ecc.), nei quali la continua ricerca di nuove invenzioni spaziali – in particolare di complessi organismi policentrici – si articola su temi (edificio centrale, spazi concavi, pianta ovale) che risalgono a Bramante, nonché alle elaborazioni pittoriche di Raffaello e Leonardo, mettendo a frutto i risultati più avanzati del dibattito pittorico, in uno sperimentalismo che raramente trovò sbocco nella realizzazione; per questo motivo la sua profonda influenza sulla cultura cinquecentesca agì soprattutto per via indiretta, specie attraverso la trattatistica del Serlio. Attivo anche in Emilia e a Bologna (1515-22), dopo il sacco di Roma (1527) Peruzzi tornò a Siena, dove operò al servizio della Repubblica come architetto civile e militare fino al 1532, quando venne richiamato a Roma come architetto capo di S. Pietro. Capolavoro dell'ultima fase di attività di Peruzzi, e di tutta la sua inquieta ricerca, è palazzo Massimo alle Colonne (ca. 1535), giocato su un affascinante e raffinato “montaggio” di elementi strutturali: la facciata in curva, sfuggente a ogni possibilità di visione statica, le ambigue spezzature spaziali e luministiche del cortile, i nessi asimmetrici tra facciata e interno. In tal modo Peruzzi esplorava i limiti e le possibilità di deroga dall'elaborazione “classica” dell'architettura, aprendo spazi nuovi di ricerca a contemporanei e continuatori.

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