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Piètro (apostolo, papa, santo e martire)

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Biografia

Apostolo, primo papa, santo, martire (Betsaida seconda metà sec. I a. C.-Roma 64 o 67 d. C.). Suo nome originario era Simone ed era figlio di Giovanni (o Giona). Pescatore assieme al fratello Andrea e con i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, che diventeranno come lui apostoli di Gesù, Pietro era forse sposato e prima di seguire Gesù appartenne con tutta probabilità al gruppo dei seguaci di Giovanni il Battista. Un giorno il fratello Andrea gli annuncia di aver trovato il Messia, egli lo segue e giunto alla presenza di Gesù si sente dire: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa (pietra)” e da quel momento Simone fu Pietro. Il nuovo venuto alla sequela di Gesù ebbe presto modo di consolidare la sua fede nel Messia quando, alle nozze di Cana, il Salvatore mutò l'acqua in vino, ma la sua chiamata definitiva all'apostolato si ebbe dopo la prima pesca miracolosa (Luca 5,8-11): Pietro vedendo tanto pesce cadere ai piedi di Gesù lo prega di allontanarsi da lui, perché è solo un povero peccatore. Ma Gesù lo rassicura, perché d'ora in poi sarà “pescatore di uomini”. Fondamentale nella vita di Pietro è l'episodio del conferimento del “primato” citato dal Vangelo di Matteo (16,13-20). Gesù chiede agli apostoli chi credono che egli sia e Pietro risponde: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!”. Gesù lo guarda con benevolenza e aggiunge: “Beato te, Simone, figlio di Giona, perché non la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei Cieli. E io ti dico che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Su queste parole è fondata la dottrina del primato di Pietro sugli altri apostoli e di conseguenza dei suoi successori, i papi, sui vescovi. Pietro è ancora il prescelto, assieme a Giacomo e Giovanni, per assistere alla trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. Anche in altri momenti culminanti della vita di Gesù Pietro è presente: nell'entrata solenne a Gerusalemme, nel Cenacolo, nell'Orto degli Ulivi: anche egli sarà nel numero dei discepoli che fuggono al momento della cattura di Gesù (Matteo, 26,56); subito però si riprende e segue il maestro da lontano. Ma nel cortile del palazzo dei sacerdoti Pietro è riconosciuto e per tre volte rinnega Gesù. Un pianto amaro lo monda anche da questa debolezza. Molto ancora resiste in Pietro dell'“uomo vecchio”, impastato di debolezza e di peccato, ma egli si riscatta con un pronto pentimento e con una particolare docilità del suo spirito aperto all'azione della grazia. Dopo la morte di Gesù, la fonte che ci fornisce dati biografici su Pietro sono gli Atti degli Apostoli: Pietro è presente nel Cenacolo e con gli altri apostoli riceve lo Spirito Santo; subito dopo egli tiene un grande discorso sulla piazza di Gerusalemme e conquista molti uditori alla nuova fede. Nella prima comunità cristiana Pietro è il capo riconosciuto. Ma Pietro è ancora legato alle pratiche religiose giudaiche e vorrebbe imporle a quelli venuti al cristianesimo dal paganesimo. In uno scontro con lui Paolo gli opporrà la tesi universalistica, che svincola i cristiani da ogni residuo di giudaismo per essere liberi di operare nello spirito della nuova religione. Pare che dopo questa discussione Pietro e i gerosolimitani abbiano avuto come sfera di evangelizzazione i circoncisi (giudei di Gerusalemme e della diaspora) mentre Paolo avrebbe operato fra i gentili. A seguito della persecuzione di AgrippaPietro fu costretto a lasciare Gerusalemme per una località sconosciuta. Ritornò però nella città santa e si recò poi ad Antiochia. La sua predicazione trova larga eco nel Vangelo di San Marco: l'immediatezza dello stile di Marco ci fa pensare che egli abbia scritto i discorsi di Pietro mentre l'apostolo parlava. Se ne riceve un'impressione altamente drammatica, come se veramente l'autore abbia vissuto con Pietro i fatti narrati. Discorsi attribuiti a Pietro sono anche quelli contenuti in Atti (cap. 1, 2, 3, 4, 5, 10). Sia dal Vangelo di Marco sia da questi discorsi si può enucleare il disegno della catechesi di Pietro: dal battesimo nelle acque del Giordano a opera di Giovanni il Battista alla sua ascensione al Cielo, Gesù insegna e opera miracoli in Galilea e a Gerusalemme e quivi cade nelle mani dei sacerdoti e viene crocifisso. Ma Dio lo glorifica con la resurrezione confermando in tal modo quanto era stato detto dai profeti perché gli uomini credano in lui e siano salvi. Sulla venuta di Pietro a Roma la conferma è affidata a un passo dalla I lettera dell'apostolo, in cui egli manda i suoi saluti dalla Chiesa che è in “Babilonia”. L'identificazione di Babilonia con Roma è confortata da un allegorismo abbastanza fondato. Pietro quindi avrebbe soggiornato a Roma come vescovo della città, anche se non di continuo (nel 49-50 doveva trovarsi a Gerusalemme e quasi sicuramente mancava da Roma nel 58, quando Paolo inviava la sua epistola ai Romani). Ogni altra prova è solo derivata dalla tradizione. Sulla data di morte dell'apostolo la questione è tuttora discussa: le date più probabili sarebbero il 64 o il 67. Alcuni storici hanno voluto opporre il cristianesimo di Pietro a quello di Paolo (paolinismo o petrismo?); tuttavia Paolo stesso (in I Corinti 15,1-11) insiste sull'armonica consonanza tra la sua concezione e quella degli altri sulla resurrezione di Gesù. Comune agli altri cristiani è inoltre il concetto petrino che il sacrificio di Cristo non è affatto nuovo ma era già prefigurato nei profeti, i quali “predissero la grazia che doveva venire”, preannunciando le sofferenze di Cristo e la gloria che le avrebbe seguite (I Pietro 1,10-11). La sotería (salvezza), la fede in Dio per mezzo di Cristo, l'avvento del Nuovo Israele, la beatitudine futura (forte escatologismo), ecc. accomunano il cristianesimo di Pietro a tutta la primitiva predicazione.

Iconografia

La fisionomia di Pietro, la cui iconografia è vastissima, appare chiaramente definita già nel sec. IV. Raffigurato sia in semplice tunica e toga, sia in abiti pontificali, il santo ha solitamente l'aspetto di un uomo non più giovane, calvo al sommo del capo, con barba e capelli bianchi (Roma, mosaici di S. Costanza e di S. Pudenziana), e reca in mano le chiavi, simbolo del potere conferitogli da Cristo (Ravenna, battistero degli Ariani, sec. VI). Altri frequenti attributi di Pietro sono il libro, il gallo, il pesce e la barca (a ricordo della sua primitiva professione), la croce del martirio, il triregno. Oltre che come figura isolata (statua bronzea della basilica vaticana), Pietro compare spesso insieme a San Paolo (sarcofago di Giunio Basso, Roma, Grotte Vaticane), accanto alla Madonna col Bambino, nella raffigurazione di episodi evangelici. Numerosissimi, infine, i cicli figurativi con storie della vita del santo (affreschi di Masaccio nella cappella Brancacci nella chiesa del Carmine a Firenze; Liberazione di S. Pietro, affresco di Raffaello nelle Stanze Vaticane), culminanti nella scena del martirio (Michelangelo, Roma, Cappella Paolina; Caravaggio, Roma, S. Maria del Popolo).

S. Zedda, Il messaggio spirituale di S. Pietro, Roma, 1962; U. Holzmeister, Vita Sancti Petri, Parigi, 1965; J. Moret, Simon, Bar Jona. Un Homme de foi, Parigi, 1967; G. Chevrot, Simon Pietro, Milano, 1991.