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Piacentini, Marcèllo

architetto italiano (Roma 1881-1960). Figlio di Pio, fu il massimo esponente dell'architettura ufficiale nel ventennio fascista in Italia, rivelandosi stilisticamente mediatore e compositore di diversi indirizzi e restando sostanzialmente legato a un gusto eclettico-monumentale, nonostante l'aggiornamento, nelle opere del 1915-20, sui temi stilistici della Secessione viennese. Ampiamente operoso in tutta Italia, tra le sue realizzazioni si ricordano: a Bergamo la sistemazione del centro nella Città-Bassa (1907, concorso; 1927, realizzazione); a Genova l'arco di trionfo ai Caduti (1923, concorso; 1932, realizzazione) e la sistemazione di piazza della Vittoria (1941-42); a Messina il palazzo di Giustizia (1928); a Brescia la trasformazione del centro (1933); a Roma i cinema Corso (1915-17), una delle opere più riuscite nella cauta adesione alla Secessione viennese, e Barberini (1930), la Casa Madre dei Mutilati (1925-28), case d'abitazione nelle vie Depretis (1917), Nicotera (1919) e in viale Liegi (1922), la chiesa di Cristo Re (1930-33), il piano generale e la progettazione del Rettorato nella nuova università (1936), il primo progetto (1937, con Pagano, Piccinato, ecc.) e quello definitivo per l'E 42 (EUR) e l'apertura della via della Conciliazione mediante la demolizione della “spina” dei Borghi (1941-50); a Milano la piazza Missori e il palazzo di Giustizia (1933-40).

P. Portoghesi, L'eclettismo a Roma, Roma, 1966; C. De Seta, La cultura architettonica in Italia tra le due guerre, Bari, 1972; M. Lupano, Marcello Piacentini, Bari, 1991.

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