Biografia

(latino Plautus). Commediografo latino (Sarsina, Forlì-Cesena, ca. 255-forse Roma 184 a. C.). Attore e impresario teatrale, perse ogni cosa in un dissesto finanziario e fu costretto per pagare i debiti a girare la macina di un mugnaio. In quel periodo avrebbe scritto tre commedie, il cui successo gli avrebbe assicurato il riscatto da quella condizione servile e l'inizio di una brillante carriera teatrale. La ricostruzione della sua biografia non va oltre questi dati o pochi altri ancora più incerti; anche il nome è dubbio: Marco Accio Plauto o Tito Maccio Plauto, dove il cognome Plauto verrebbe dal difetto fisico dei piedi piatti.

Le commedie

Dopo la morte di Plauto circolarono sotto il suo nome 130 commedie; i grammatici latini si accanirono per distinguere in esse le autentiche e le spurie. La scelta più accreditata fu quella di Varrone, che ne indicò come sicuramente autentiche 21, dubbie 19, sicuramente spurie 90. Le 21 “varroniane” sono quelle giunte fino a noi, e cioè: Amphitruo (Anfitrione), Asinaria (La commedia degli asini), Aulularia (La commedia della pentola), Bacchides (Le Bacchidi), Captivi (I prigionieri), Casina (La sorteggiata), Cistellaria (La commedia della cassetta), Curculio (Il roditore), Epidicus (Epidico), Menaechmi (I Menecmi), Mercator (Il mercante), Miles gloriosus (Il soldato millantatore), Mostellaria (La commedia dello spettro), Persa (Il persiano), Poenulus (Il giovane cartaginese), Pseudolus (Pseudolo), Rudens (La gomena), Stichus (Stico), Trinummus (Le tre monete), Truculentus (Lo zoticone), Vidularia (La commedia del baule; giunta mutila). Difficile la datazione di tutte queste opere o almeno la loro disposizione cronologica, che si è tentato tuttavia di stabilire in vario modo (allusioni interne ad avvenimenti contemporanei, disposizione metrica, tecnica teatrale). Si propende oggi, nel complesso, a collocare fra le più antiche Mercator, Asinaria, Miles gloriosus, Cistellaria, a considerare centrali lo Stichus, Amphitruo, Menaechmi, Curculio, Rudens, Aulularia, Persa, Poenulus, Mostellaria, Epidicus, e tra le ultime Pseudolus, Bacchides, Trinummus, Captivi, Truculentus, Casina. Sono tutte commedie del genere delle palliate, ossia ambientate in Grecia e secondo lo schema corrente della commedia greca nuova; ispirazione più frequente Plauto trae da Difilo, Filemone e Menandro. Sui loro modelli inscrive poi degli spunti farseschi tradizionali, di repertorio, derivati dall'antico teatro latino, osco, etrusco e arricchito da spunti popolareschi; solo in qualche caso si può parlare di una vera e propria contaminazione di più originali in un'unica opera (nel Miles per esempio). Perciò le situazioni e la trama sono quasi costanti: giovani scapestrati a cui si oppongono genitori intransigenti, collaborazione di un servo astuto agli amori del giovane con una ragazza di umile condizione o con cortigiane sfruttate da lenoni; soluzione finale favorevole agli amanti, con premio per il servo. Poche le variazioni, come pure gli interventi collaterali di figure farsesche minori (cuochi, soldati, parassiti, cameriere, ecc.); anche i protagonisti sono irrigiditi in tipi, senza quasi mai alcuna nota psicologica che li caratterizzi singolarmente (qualche eccezione si può notare per esempio nel protagonista avaro dell'Aulularia o nel padre sofferente dei Captivi o nella giovane Selenio della Cistellaria). La trama stessa contiene a volte delle incongruenze, delle complicazioni eccessive o degli sbandamenti, per la negligente inserzione in essa di spunti estranei. L'originalità di Plauto (difficile da stabilire anche per la perdita di tutti i suoi modelli greci) sta nella sapiente tecnica della composizione, nell'inventiva comica, soprattutto legata agli effetti delle parole e della metrica. Plauto è totalmente volto al riso, al divertimento dello spettatore. Di qui le sue scoppiettanti invenzioni verbali, intrecci e giochi di parole, assonanze buffe, equivoci e oscenità, doppi sensi inesauribili. Uno stile che attinge largamente a modi e a effetti popolareschi, con colori di abbagliante immediatezza, ma anche rigoroso, ben studiato e portato con ogni mezzo a un chiaro livello letterario (Varrone ne fu entusiastico ammiratore). In secondo luogo Plauto si serve di una grande maestria metrica per introdurre sempre più ampiamente nel dialogo squarci di ricca varietà ritmica, cantati con accompagnamento musicale, che danno un crescente sapore di commedia musicale ai suoi drammi. I cantica sono anzi l'aspetto più originale e tipico del suo teatro. Forse già preesistenti nel teatro italico (accostati invece da alcuni piuttosto alle parti liriche della tragedia greca), essi comunicano alla commedia plautina varietà e sbrigliatezza fantastica, che si aggiunge, con irresistibile effetto esilarante, alla rapidità del movimento scenico. Tutto questo raggiunge spesso la sguaiatezza, e comunque Plauto non fa che assecondare i gusti di un pubblico composito ma nel quale predomina l'elemento popolare, e nello sfruttare, anche ripetutamente, mezzi scenici tradizionali tanto che, più che al teatro ellenistico, il suo teatro può essere avvicinato, per queste tecniche, per questi ritrovati e per questi effetti, a quello di Aristofane. Il suo è del resto un “aceto” tipicamente italico, e tale rimane anche nelle forme esteriori greche che assume.

La critica

Tutto ciò spiega il suo enorme successo popolare, accompagnato però anche, miracolosamente, dal compiacimento dei letterati. Plauto fu studiato da Elio Stilone, da Volcacio Sedigito, da Marco Varrone; eclissato dal classicismo in età augustea, tornò a essere letto nel fervore arcaicizzante del sec. II d. C. Più tardi godette il massimo favore del Rinascimento, con rappresentazioni e con imitazioni di L. B. Alberti,, E. S. Piccolomini, dell'Ariosto, del Bibbiena, del Machiavelli, del Trissino; in Francia ispirò L'Avaro e l'Anfitrione di Molière, in Germania l'Amphitryon di Kleist, mentre in Inghilterra fu elaborato abbondantemente da Shakespeare nelle sue commedie.

F. Arnaldi, Da Plauto a Terenzio, Napoli, 1946; F. Della Corte, Da Sarsina a Roma, Genova, 1952; R. Perna, L'originalità di Plauto, Bari, 1955; B. A. Taladoire, Essai sur le comique de Plaute, Monaco, 1956; C. Questa, Introduzione alla metrica di Plauto, Bologna, 1967; G. Chiarini, Introduzione a Plauto, Bari, 1991.

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