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Polènta, da-

famiglia che esercitò la signoria su Ravenna per circa un secolo e mezzo. Il nome le derivò dal castello di Polenta, presso Bertinoro, di proprietà dell'arcivescovo di Ravenna, poi ceduto ai monaci benedettini di S. Giovanni Evangelista e da questi dato ai Polentani nella seconda metà del sec. XIII, forse in quanto visconti degli arcivescovi ravennati. Il primo a essere ricordato in un documento (1169) è Geremia, ma colui che diede lustro e potenza alla famiglia fu Guido Minore, aiutato dai figli Ostasio (m. ca. 1297), che resse Ravenna mentre egli era potestà a Firenze, Lamberto (m. 1316) e Bernardino (m. 1313), che furono rettori e podestà in varie città romagnole e gli succedettero nella signoria. Figlia di Guido Minore fu anche l'infelice Francesca, immortalata da Dante nel V canto dell'Inferno. Guido Novello (m. 1323), figlio di Ostasio, mecenate e poeta, protettore di Dante, fu signore saggio e moderato. Nominato capitano del popolo a Bologna (1322), lasciò il governo al fratello Rinaldo, arcivescovo di Ravenna. Il cugino Ostasio (m. 1346), figlio di Bernardino, uccise Rinaldo, si imposessò della città e con altri delitti anche di Cervia (1326). Alla sua morte lasciò la signoria al figlio Bernardino, che si sbarazzò dei fratelli facendoli morire di fame (1347). Le lotte e i delitti tra i parenti più stretti furono frequentissimi in questa famiglia. Anche il nipote Obizzo (m. 1431), probabilmente corresponsabile della morte del padre, si liberò del fratello Aldobrandino facendolo strangolare. Non trovò invece la forza o l'abilità per sottrarsi al predominio di Venezia, da cui accettò l'imposizione di un potestà (1406) e di una clausola testamentaria che esigeva dagli eredi assoluta obbedienza alla Repubblica, alla quale, in caso contrario, sarebbero passati i diritti di successione. Così il figlio Ostasio, al primo segno di infedeltà a Venezia, fu rimosso (1441) e deportato col figlio a Candia, dove ambedue morirono attorno al 1447, ponendo fine alla famiglia.