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Polinesiani

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Generalità

Gruppo etno-linguistico un tempo diffuso in gran parte delle isole della Polinesia fino alle Hawaii. Nel sec. XIX i Polinesiani erano ancora relativamente numerosi: si ritiene che nelle Hawaii ve ne fossero almeno 200.000, mentre nelle Isole della Società, nelle Tuamotu, nelle Marchesi ve ne erano complessivamente più di un milione e almeno 500.000 popolavano le altre numerose isole della Polinesia; i Polinesiani puri rappresentano circa il 5% della popolazione totale e molti gruppi sono estinti da tempo. Le cause di questo etnocidio solo in parte sono dovute ai conflitti armati con i bianchi: l'estinzione di queste genti è dovuta essenzialmente alle malattie portate dagli Europei e alle mutate condizioni di vita; inoltre, soprattutto nel corso del sec. XX, è stato intenso il meticciamento sia con bianchi, sia con Cinesi e Indonesiani (con Giapponesi nelle Hawaii) e nelle isole occidentali con Melanesiani e Neocaledoni; un gruppo di questi ultimi, fortemente meticciato e che aveva acquistato alcuni costumi nonché la lingua dei Polinesiani si spinse, di certo casualmente, fino all'isola di Pasqua.

Cenni storici

L'origine dei Polinesiani è ancora oggi oggetto di studi e di ipotesi, le più accreditate delle quali li fanno derivare dai Paleoeuropidi, tanto che nelle classificazioni antropologiche i Polinesiani vengono considerati un tipo fisico metamorfico del gruppo europoide; dalle indagini paletnologiche e dai ritrovamenti protostorici sembra che provengano dall'Indonesia orientale e dalle Filippine, dove erano migrati in epoca preistorica sotto la pressione dei Mongoloidi. Popolo di navigatori, che conosceva l'agricoltura e l'allevamento, i Polinesiani non poterono o non vollero restare nell'Asia insulare, preferendo migrare nelle isole dell'Oceania alla ricerca di terre libere; significativo il fatto che insediamenti di epoca remota sulle coste della Nuova Guinea e delle isole della Melanesia siano stati abbandonati nonostante le risorse che queste terre offrivano. Le migrazioni nelle sedi attuali dovettero avvenire a ondate successive e comunque non prima del IV millennio a. C.; tipica era la continua scissione dei gruppi originari, per cui una parte si trasferiva via mare in altre isole quando l'antica sede non era più in grado di sostenere tutta la popolazione (queste diaspore erano ancora in atto al momento dei primi contatti con gli Europei); il viaggio veniva effettuato su grandi piroghe a bilanciere dotate di vele; la rotta era studiata con l'ausilio di una sorta di carte nautiche fatte con graticci di canne nelle quali erano riportate le correnti marine, la posizione degli astri e l'ubicazione delle isole note; stando alle cronache dei primi viaggiatori europei, la probabile esistenza di isole veniva stabilita in base ai prodotti vegetali trasportati dalle correnti e alle rotte seguite dagli uccelli marini.

Etnologia

In origine, la società dei Polinesiani era di tipo egualitario, con discendenza unilineare doppia per cui le prerogative religiose e politiche venivano trasmesse per via paterna, mentre per via materna erano definiti l'appartenenza al gruppo sociale e l'eredità dei beni; largamente praticata era l'adozione e grande importanza aveva lo sciamano. Nelle isole più vaste la società arcaica si trasformò in una struttura gerarchizzata con a capo un re o una regina; in questa fase, probabilmente, accanto all'ancestrale credenza in un Essere Supremo (Tangaroa), si sviluppò un politeismo con la comparsa di divinità locali che richiedevano l'ufficio di sacerdoti, riuniti in caste e legati al potere politico; le grandi piattaforme in calcare corallino (marae) sembra fossero luoghi sacri in cui venivano celebrati riti che comportavano, a volte, anche sacrifici umani; numerosi erano i tabù e diffusa anche l'ordalia. Nelle isole più sperdute si mantenne, invece, l'originaria struttura socio-culturale che comportava varie cerimonie legate ai momenti essenziali della vita; originali le danze rituali o per feste collettive (fra le quali il celebre tamuré); tipiche le forme di inumazione, che prevedevano sia l'imbalsamazione (nelle società gerarchizzate), sia la semplice esposizione al sole con salatura dei corpi, sia la doppia sepoltura; notevole il patrimonio di miti, canti-narrazione, leggende che ha permesso di ricostruire il modo di vivere dei Polinesiani e le trasformazioni subite dalla società polinesiana. Nonostante il livello tecnico raggiunto nella navigazione, nell'agricoltura e nell'allevamento (maiale, pollame), i Polinesiani non conoscevano né la metallurgia, né la ceramica, né la tessitura: le armi e gli oggetti d'uso erano ricavati dal legno, dalle grandi conchiglie e dai gusci di tartaruga marina; l'abbigliamento, costituito da un drappo che avvolgeva parte del corpo (pareo) era ottenuto da stoffe ricavate da corteccia d'albero (tapa), usate anche per rafforzare le vele di stuoie, per tendaggi, ecc.; solo i Maori seppero “inventare” la tessitura (avevano delle vere e proprie scuole) e inoltre praticavano la pittura del viso. Le abitazioni erano costituite da grandi capanne a pianta quadrangolare, spesso sorrette da palafitte. Notevole la produzione artistica, in particolare statuine e decorazioni delle capanne, scolpite nel legno ma anche in avorio ricavato dai denti dei mammiferi marini; dove fu possibile vennero realizzate grandi statue in pietra calcarea. I Polinesiani hanno adottato, salvo che nelle isole più sperdute, costumi e modi di vita europei; le antiche usanze rivivono nelle cerimonie tradizionali che fanno parte sempre più del folclore locale.