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Pollaiòlo, Antònio Benci, detto il-

pittore, scultore e orafo fiorentino (Firenze ca. 1431-Roma 1498). È una delle maggiori figure della seconda generazione del Rinascimento fiorentino. La sua fama è legata principalmente alle opere plastiche e pittoriche, nelle quali si avvalse spesso della collaborazione del fratello Piero. Riallacciandosi al filone lineare-plastico che va da Donatello ad Andrea del Castagno e al Lippi (considerati appunto i maestri ideali del Pollaiolo), l'artista condusse una ricerca spaziale basata non tanto su una rigorosa e limpida prospettiva di rapporti geometrici (secondo la lezione brunelleschiano-masaccesca) ma piuttosto sul libero e dinamico sviluppo della linea, che ondulandosi e complicandosi definisce i volumi. Questa mutazione del gusto, che ha fra le sue componenti anche la scoperta di reperti etruschi, risalta fin dalle prime opere del Pollaiolo, dalla croce argentea (1457-59, Firenze, Museo dell'Opera del Duomo) alla tavola con l'Assunzione di S. Maria Egiziaca della pieve di Staggia (Siena), che nel viluppo di corpi, ali e panni conserva tracce di acceso goticismo; dalla Danza dei nudi (Arcetri, Villa della Gallina), ricca di esiti intensamente lirici, al busto in terracotta di Giovane guerriero (Firenze, Museo Nazionale del Bargello), fino alla Battaglia di nudi, la più antica stampa d'arte che si conosca (dopo il 1470: Firenze, Uffizi; Londra, British Museum; New York, Metropolitan Museum). Nel clima accesamente classicistico della corte medicea, fin dagli anni giovanili il Pollaiolo trovò nella mitologia l'ambito più idoneo a esprimere la sua visione della vitalità umana; l'interesse mitologico fu anche sostenuto da uno studio continuo e approfondito dell'anatomia, praticato proprio per accertare il potenziale dinamico dei corpi. Poco dopo il 1460 il Pollaiolo dipinse tre grandi tele dedicate alle Fatiche di Ercole, già perdute alla fine del Cinquecento, di cui resta il ricordo in due tavolette (Ercole e l'idra, Ercole e Anteo, Firenze, Uffizi) e in un bronzetto (Ercole e Anteo, Firenze, Museo Nazionale del Bargello), che Antonio redasse con numerose varianti circa dieci anni dopo. La fusione panica tra corpi dinamici e natura espressa in queste opere si ritrova nell'Apollo e Dafne della National Gallery di Londra. Fra il 1460 e il 1475 il Pollaiolo si dedicò anche a realizzazioni di più sottile e contenuta elaborazione, come i due famosissimi profili femminili (Milano, Museo Poldi Pezzoli; Berlino, Staatliche Museen), dove la linea si flette prodigiosamente nel significare la lieve plasticazione dei volti, delle gemme, dei velluti. Dopo il 1475 la linea sembra invece irrigidirsi nella ricerca di forme concluse, mentre acquistano importanza i valori luministici del colore (Martirio di S. Sebastiano, Londra, National Gallery; Natività di S. Giovanni Battista, Firenze, Museo dell'Opera del Duomo). Nel 1489 Antonio partì col fratello per Roma, dove trascorse gli ultimi anni della vita attendendo ai due monumenti funebri in bronzo per Sisto IV (1490-93, Grotte Vaticane) e per Innocenzo VIII (1493-96, S. Pietro), caratterizzati da accenti luministici e da un estremo recupero goticizzante nel continuo contrapporsi di superfici levigate e lucide a superfici spezzate dall'intrecciarsi di linee.

Bibliografia

A. Sabatini, Antonio e Piero Pollaiolo, Firenze, 1944; S. Ortolani, Il Pollaiolo, Milano, 1948; U. Pope Hennessy, Italian Renaissance Sculpture, Londra, 1958; M. Ghelardi, La scoperta del Rinascimento, Torino, 1991.

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