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Pomodòro, Giò

scultore e orafo italiano (Orciano di Pesaro, 1930-Milano 2002). Fratello di Arnaldo, insieme a lui giunse alla scultura dopo interessanti esperienze nel campo dell'oreficeria assieme a G. Perfetti; dal sodalizio sorse il gruppo noto come quello dei “Tre P” (attivo anche nei campi della scenografia e della decorazione), le cui creazioni ebbero successo alla Biennale di Venezia del 1956. Da tale data, Giò Pomodòro ha seguito un indirizzo di ricerca autonoma rispetto al fratello, sviluppando una scultura di grandi dimensioni caratterizzata da “superfici” modulate, in marmo e in bronzo, intersecantesi le une nelle altre, secondo un disegno di lucida geometria, costituendo una forma che si definisce e si esalta nel possente ritmo della linea che profila i diversi piani della massa plastica (Sole produttore, 1973). Nel 1977 ha ideato e curato l'esecuzione ad Ales, in Sardegna, di un monumento dedicato a Gramsci; tra il 1979 e il 1983 quella del Teatro del sole per la Goetheplatz di Francoforte sul Meno; nel 1982 per l'aeroporto della Malpensa di Milano; per il parco di Traino presso Varese (Luogo dei quattro punti cardinali, 1991); per l'Università di Padova (Spirali per Galileo Galilei, 1992); per l'Università di Tel Aviv (Scala solare, 1993).

G. Dorfles, A. e G. Pomodoro: creazioni plastiche, in “La Biennale”, n. 34, Venezia, 1959; G. Ballo, Dalla poetica del segno alla presenza continua: Arnaldo e Giò Pomodoro, Milano, 1962; G. C. Argan, Arnaldo e Giò Pomodoro, in Catalogo della Mostra, Bruxelles, 1963; P. Bucarelli, Scultori italiani contemporanei, Milano, 1967; G. Ballo, Giò Pomodoro, Milano, 1989.