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Pompèi

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comune in provincia di Napoli (25 km), 14 m s.m., 12,41 km², 25.751 ab. (pompeiani), patrono: Madonna del Rosario (8 maggio).

Generalità

Cittadina situata nella pianura alle pendici orientali del Vesuvio, alla destra del basso corso del fiume Sarno. Area archeologica tra le maggiori del mondo, dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, è frequentatissima meta di turismo, anche grazie alla presenza del santuario della Madonna del Rosario.

Storia

I primi abitanti della città pare siano stati di stirpe osca; a essi si aggiunsero in seguito gruppi Etruschi, penetrati in questa zona dell'Italia meridionale, ed elementi greci, che vi fondarono fiorenti colonie. Nel sec. V a. C. la Campania fu investita da attacchi delle bellicose popolazioni sannitiche, che scendevano dalle montagne senza incontrare resistenza tenace in questi centri prosperi, ma pacifici. Anche Pompei si aprì all'infiltrazione sannitica e fece parte da allora della confederazione dei Nucerini, che faceva capo a Nuceria Alfaterna e che comprendeva varie città, tra cui Ercolano e Sorrento. L'egemonia sannitica durò a Pompei fino al 310 a. C., quando, durante le guerre contro i Lucani, i Romani la assalirono facendola entrare nella loro alleanza. Pompei rimase fedele a Roma anche durante la seconda guerra punica, ma si unì alla confederazione italica che insorse nel 91 a. C. per ottenere la cittadinanza romana. Assediata da Silla, dovette capitolare e accogliere (80 a. C.) una colonia di veterani romani. Da questo momento la città, che aveva un'impronta decisamente sannitica con lingua osca, cambiò totalmente fisionomia. Ebbe le magistrature proprie delle colonie e la lingua latina finì col prevalere. Le tradizioni locali però rimasero: le iscrizioni indicano una convivenza dei due gruppi. La città fu duramente colpita da un terremoto nel 62, e molti edifici erano ancora in costruzione quando si verificò la terribile eruzione vulcanica del 79, che distrusse completamente Pompei, restituendoci il quadro vivido di una fiorente cittadina del I secolo. I resti di edifici pubblici e case, che si fanno risalire ai decenni precedenti l'eruzione, documentano una prosperità commerciale e industriale notevole. Un villaggio, fondato nel sec. II a N della città distrutta, venne abbandonato nel sec. IX, probabilmente a causa dei terremoti e delle incursioni saracene. L'attuale città ha origine dal castello del borgo chiamato Valle Casale, feudo dei Caracciolo e dei Piccolomini. Abbandonato nel 1659 per l'impaludamento, risorse alla fine dell'Ottocento intorno al santuario mariano fondato nel 1876. Fu danneggiato nel terremoto del 1980.

Arte

La città, rimasta sepolta sotto uno strato di lapilli, ha un valore esemplare per le sue eccezionali condizioni di conservazione e per la ricchezza di documentazione che offre sulla vita e sulla civiltà artistica di una città romana: impianto urbanistico, strade, abitazioni private, edifici pubblici, ville, pitture parietali, arredi ecc. Gli scavi di Pompei cominciarono nel 1748 sotto Carlo III di Borbone e proseguirono in seguito quasi senza interruzioni. Nella prima metà dell'Ottocento vennero riportati alla luce i principali edifici pubblici e le mura. Dal 1860, sotto la guida di G. Fiorelli, si iniziò l'esplorazione sistematica della città, curando anche il restauro degli edifici. Particolare impulso fu impresso ai lavori, dopo il 1924, da A. Maiuri, con gli scavi lungo via dell'Abbondanza e la scoperta della casa del Menandro, della villa dei Misteri e della necropoli fuori porta Nocera. Il nucleo più antico di Pompei corrisponde all'area attorno al foro, nel settore occidentale, caratterizzata da un impianto stradale a scacchiera piuttosto irregolare. In un periodo successivo (forse sec. V a. C.) la città fu ampliata, chiusa da una cerchia di mura e divisa in tre parti da due grandi strade EW, le attuali via di Nola e via dell'Abbondanza; all'interno di questi settori gli incroci ortogonali delle strade delimitavano isolati lunghi e stretti con il lato corto di 33-35 m. Questo impianto di tipo greco si mantenne sostanzialmente inalterato nelle successive fasi sannitica e romana. La piazza del Foro, lunga e stretta, lastricata e porticata, è circondata dai più importanti edifici pubblici e sacri: la curia, la basilica, il comizio, il macellum, il tempio di Giove, il tempio di Apollo, il santuario dei Lari e il cosiddetto “edificio di Eumachia”, sede della corporazione dei fabbricanti di stoffe. Un altro gruppo di edifici pubblici, sul bordo meridionale della città, comprende la piazza del Foro triangolare, circondata da portici, con al centro un tempio dorico arcaico. Accanto al Foro triangolare è il complesso dei teatri, quello grande, preceduto da un quadriportico, e quello piccolo, coperto, per le audizioni musicali. Dietro i teatri erano i santuari di Giove Meilichio e di Iside, quest'ultimo con il tempio ottimamente conservato. All'estremità sudorientale della città sorge l'anfiteatro, il più antico di quelli giunti fino a noi (80 a. C.), privo di sotterranei, con le scale di accesso collocate all'esterno. Completano gli edifici pubblici i tre complessi termali: le terme di Stabia e le terme del Foro, risalenti ai sec. II-I a. C., cui in età imperiale si aggiunsero le cosiddette “terme centrali”. Ma la documentazione più viva e completa offerta da Pompei si riferisce alle case private e alle ville suburbane, attraverso le quali è possibile studiare l'abitazione degli antichi in tutte le sue forme e nel suo naturale processo di evoluzione dal tipo della casa italica dei sec. IV-III a. C. fino a quello della casa romana della metà del sec. I. Dalle case più antiche (casa del Chirurgo, casa sannitica) alle più recenti (casa dei Vettii, casa di G. Polibio) si ripete, con varianti, lo schema assiale della domus signorile con atrio, tablino e peristilio fiancheggiati da vari ambienti (cubicula, triclini, bagni, cucine). Una pianta più complessa, con maggior sviluppo di giardini, esedre, gallerie e peristili hanno le ville suburbane (villa di Diomede, dei Misteri) nonché la grande casa-villa di M. Fabio Rufo. Molto ricca e vivace è la decorazione delle case realizzata in varie fasi; accanto ai pavimenti a mosaico, tra cui quello grandioso con la battaglia di Alessandro, stanno le pareti affrescate con prospetti architettonici, quadri mitologici, fregi di amorini, megalografie di tradizione ellenistica come il famoso ciclo dionisiaco della villa dei Misteri. Tra le case più famose sono quella del Fauno, del Menandro, delle Nozze d'argento, del Labirinto e dei Vettii. Accanto alle case private sorgono poi i vari edifici della vita quotidiana, dalle osterie ai lupanari, dai mulini alle lavanderie, alle palestre per la gioventù. L'abbondante documentazione epigrafica, spesso dipinta o graffita sulle pareti delle case, permette una ricostruzione della vita quotidiana dell'epoca. Necropoli e monumenti funerari si allineano lungo le vie extraurbane, accanto alle ville, soprattutto lungo la via dei Sepolcri, fuori porta Ercolanese. Gli scavi hanno consentito il recupero di numerose opere d'arte, dalle statue in marmo e bronzo derivate da originali greci (Apollo, Artemide, Efebo), alle statue e ai ritratti di età romana (tra cui la statua di Livia, ritratti di Cecilio Giocondo), al tesoro d'argenteria della casa del Menandro, ai piccoli bronzi. Da ricordare infine la grande massa di suppellettili domestiche, viva testimonianza della vita quotidiana della città sepolta.

Economia

L'economia si basa sul turismo, attratto dall'eccezionale patrimonio archeologico e dal santuario della Madonna del Rosario (con il Museo del Tesoro della Prelatura), meta di un incessante flusso di fedeli, con le annesse opere assistenziali e sociali. L'industria opera nei settori alimentare, tessile, poligrafico, degli articoli sacri e dei souvenir. L'agricoltura produce ortaggi e frutta ed è sviluppato il florovivaismo.

Curiosità

Vi sono nati i canottieri Giuseppe (1959) e Carmine (1962) Abbagnale.

Bibliografia

A. Von Gerkan, Der Stadtplan von Pompeji, Berlino, 1940; V. Spinazzola, Pompei alla luce degli scavi nuovi di Via dell'Abbondanza, Roma, 1953; A. Maiuri, Pompei, Roma, 1958; idem, La villa dei Misteri, Roma, 1960; idem, Pompei, Ercolano e Stabia, le città sepolte dal Vesuvio, Novara, 1961; M. Brion, Pompei ed Ercolano, Novara, 1962; L. Capaldo, A. Ciarallo, Orti e giardini di Pompei, Napoli, 1992; P. Zanker, Pompei, Torino 1993.