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Port-Royal (monastero)

monastero cistercense femminile fondato nel 1204 nella valle di Chevreuse vicino a Versailles. All'inizio del sec. XVII l'abbazia era in piena decadenza per la rilassatezza subentrata all'osservanza religiosa. A riportare la comunità al rinnovamento spirituale fu una giovanissima abbadessa, Mère Angelique (al secolo Jacqueline Arnauld), sorella del noto teologo Antoine, che intraprese un'energica riforma dei costumi sotto la guida dell'abate di Saint-Cyran, Jean Duvergier de Hauranne, amico di Giansenio di cui condivideva l'austerità della vita ascetica. Il monastero divenne in tal modo il focolaio del giansenismo in Francia e le figlie spirituali della Arnauld furono le credenti più convinte e più attive del nuovo verbo religioso, che le riportava alla santità originaria del Vangelo e le stimolava a diffonderla con la parola e l'esempio nell'insegnamento alle ragazze delle petites écoles. Nel 1626 le monache si trasferirono nel nuovo monastero sorto nel Faubourg Saint-Jacques e il vecchio monastero fu occupato da ecclesiastici e laici, detti “solitari” (tra gli altri A. Arnauld e B. Pascal), che vi si riunivano senza obbligo di voti e di vita comune, ma solo spinti dal comune desiderio di vivere solitari nella pratica ascetica e nello studio, dedicando anche una parte del loro tempo all'istruzione dei giovani. Fu questo il segnale d'allarme per i gesuiti, che allora detenevano il monopolio dell'istruzione ai giovani, e partirono subito al contrattacco con manifesto spirito persecutorio; da parte sua l'autorità civile, timorosa che sotto quel fervore religioso si celasse un disegno politico, fece causa comune con i gesuiti e commise l'errore di perseguitare proprio coloro che l'avrebbero difesa contro l'invadenza della sede papale. Da quel momento Port-Royal non ebbe più vita quieta: nel 1653 e nel 1656 la condanna del papa alle proposizioni dell'Augustinus di Giansenio fu seguita da quella dei vescovi francesi. I portorealisti, uomini e donne, offrirono l'esempio di una magnifica resistenza, sviluppando tutta la loro capacità intellettuale e la loro sottigliezza di spirito, ma ogni sforzo fu vano: uomini e donne furono dispersi e le loro scuole chiuse nel 1656. Al rifiuto di sottoscrivere la condanna delle proposizioni di Giansenio, l'autorità civile e religiosa rispose raddoppiando le persecuzioni; nel 1660 le scuole furono definitivamente liquidate, confessori, pensionanti e novizie furono cacciati e nel 1665 venne chiuso il monastero di Parigi. La lotta riprese nel 1679: Antoine Arnauld fu costretto a fuggire in Olanda; nel 1708 una bolla papale soppresse la comunità femminile; nel 1709 le monache furono espulse con un provvedimento di polizia; nel 1710 il monastero fuori Parigi fu distrutto, la cappella rasa al suolo, le tombe violate. Il giansenismo era decapitato, ma non vinto, anzi continuò con immutato ardore a operare nell'integrità della sua nobiltà morale, in quella latitudine intellettuale che negli spiriti più nobili ruppe gli schemi di una bigotteria stretta, arida e talora feroce, nella quale i gesuiti volevano incatenare gli slanci spirituali della migliore religiosità francese. Dalle stesse fonti da cui erano scaturite le Lettres provinciales e le Pensées vennero alla Francia molti altri insegnamenti: grande saldezza morale, riforma della predicazione, trasformazione dei metodi d'insegnamento (al solito latino si aggiunse lo studio del francese e del greco); per tutto il secolo la Logique, la Grammaire e Le jardin des racines grecques furono i testi più utilizzati nelle scuole, per cui a buon diritto Sainte-Beuve poteva affermare che lo spirito di Port-Royal è continuato per tutto il sec. XVII, agendo da pungolo in ogni momento, tenendolo assediato senza sosta, modificandolo, caratterizzandolo, illustrandolo. In campo strettamente religioso lo spirito di Port-Royal agì in modo più o meno avvertito su quanti, fra il clero, sentivano l'eccessiva rigidezza del potere papale e cercavano più ampi spazi nelle dottrine conciliariste e una maggiore autonomia nel gallicanesimo.

Bibliografia

J. Chaix Ruy, Le Jansénisme, Pascal et Port-Royal, Parigi, 1930; L. Cognet, La mère Angélique et son temps, Parigi, 1950-52; J. Orcibal, Port-Royal entre le miracle et l'obéissance, Parigi, 1957; R. Simone (a cura di), Grammatica e logica di Port Royal, Roma, 1984.