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Proust, Marcel

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Biografia

Scrittore francese (Parigi 1871-1922). Figlio di un medico, Adrien, di antica famiglia cattolica di Illiers (che lo scrittore rievocherà come Combray nella sua opera) e di un'israelita di origine alsaziana, Jeanne Weill, appartenente alla ricca borghesia, crebbe, sempre cagionevole di salute, accanto all'amato fratello secondogenito, Robert. A nove anni contrasse una grave forma di asma bronchiale, malattia che lo tormentò tutta la vita e che lo condusse a morte. Compì gli studi liceali al Condorcet, dove conobbe Daniel Halévy, Fernand Gregh, Robert de Flers e Marcel Boulanger. Allievo modello, specie per la filosofia, che era insegnata da Alphonse Darlu, subì però l'influsso delle teorie di Bergson, del quale tuttavia non seguì mai i corsi. All'università fece studi di diritto e poi di scienze politiche. Compiuto il servizio militare volontario (1889), si impiegò, per breve tempo, alla Bibliothèque Mazarine, ma il gusto innato degli ambienti borghesi lo trasse presto dal noioso ufficio e gli fece intraprendere, anche questa volta per un tempo breve, la carriera diplomatica. La passione letteraria lo guarì anche da questo capriccio e nel 1892 fondò, con gli amici del liceo, la rivista Le banquet che uscì soltanto con otto numeri, senza tuttavia rivelarlo. Elegante, raffinato, dedicò la maggior parte del suo tempo (1895-99) alla scrittura del Jean Santeuil (uscito postumo nel 1952) e ai salotti, ove tuttavia si sentiva a disagio, sia per la sua mancanza di titoli nobiliari sia per il fatto che, figlio di madre ebrea, era considerato da molti un “mezzo sangue” senza talento e senza personalità. La sua simpatia per Dreyfus (era allora esploso “l'affaire”), il suo atteggiamento di difesa gli alienarono gli ambienti conservatori di Parigi. Proust soffrì, nevrotico com'era fin dall'adolescenza, per queste esclusioni e per le inimicizie che la sua insofferenza ad accettare le funzioni sociali gli procuravano. Pur tra varie delusioni strinse nuove amicizie, con R. de Montesquiou, Bertrand de Fénelon (che gli ispirerà i tratti fondamentali del suo personaggio Robert de Saint-Loup). Conobbe i principi Bibesco, frequentò il celebre salotto letterario della principessa Matilde. Conobbe Charles Maurras e Anatole France, che scrisse la prefazione (forse dovuta alla penna di M.me de Caillavet) al suo Les plaisirs et les jours, pubblicato,senza grande successo, nel 1896. La critica giudicò l'opera preziosa e decadente. Jean Lorrain definì quelle pagine come dei “petits riens d'élegance” e ne nacque un duello, in cui Proust si comportò molto bene. Ciò che la critica non seppe vedervi era la profonda sensibilità dell'autore, che rivelava anche un acuto senso dell'arte. Proprio cedendo a questo gusto Proust tradusse due opere di Ruskin e le pubblicò nel 1904 e nel 1906: The Bible of Amiens e Sesame and Lilies. Non conosceva bene l'inglese, ma vi lavorò a lungo, facendone un saggio di stile e di lingua. Intanto era stato colpito dalle prime grandissime sciagure: la morte del padre nel 1903 e quella della madre nel 1906. Ancora bambino aveva scritto in un diario che il colmo dell'infelicità era la separazione dalla madre. Qualche anno dopo (1914) morì, in un incidente aviatorio, l'amatissimo segretario Alfred Agostinelli.

L'opera

Proust, che già si era rinchiuso in se stesso, isolandosi in una stanza foderata di sughero nel boulevard Haussmann, infastidito dai rumori, dalla luce, forse soltanto costretto dalla sua nevrosi a vivere di notte e a riposare di giorno, aveva intanto dato alla luce Contre Sainte-Beuve (1907), saggio dedicato in realtà più a Balzac che al famoso critico, e Du côté de chez Swann (1913; Dalla parte di Swann), la prima parte di quel capolavoro il cui ciclo costituì À la recherche du temps perdu (Alla ricerca del tempo perduto). La ragione di tutta la vita dell'autore si legò a quest'opera, la cui prima parte, uscita alla vigilia della guerra mondiale, non venne capita né da A. Gide (che la rifiutò per le edizioni della N.R.F.), né da A. France, né da M. Barrès, né da P. Bourget. Proust la pubblicò a sue spese dall'editore Grasset. Peraltro il mondo letterario si stupì quando nel 1919 il premio Goncourt andò a laureare À l'ombre des jeunes filles en fleurs (All'ombra delle fanciulle in fiore), opera difficile da capire, di un autore ancora poco noto, che faceva seguito a Du côté de chez Swann e che apriva la strada ai successivi Le côté des Guermantes I e II (1920-21; Dalla parte dei Guermantes) e Sodome et Gomorrhe I e II (1921-22; Sodoma e Gomorra), finito di pubblicare l'anno stesso della sua morte. Nel 1923 Jacques Rivière curerà la pubblicazione di La prisonnière (La prigioniera), mentre nel 1925 uscirà La fugitive (La fuggitiva), col titolo Albertine disparue alle cui bozze Proust lavorava con accanimento quando, riottoso a ogni cura, si lasciò morire, dispiaciuto solo di non poter finire la sua opera. Questa in realtà, anche con le pubblicazioni nel 1927 di Le temps retrouvé (Il tempo ritrovato) non si può dire finita. E proprio Le temps retrouvé è la chiave per capire un'opera che è indubbiamente tra le più originali di tutta la letteratura francese, così come l'autore resta tra gli scrittori più difficili da penetrare, ma anche tra i più generosi nel restituire, a chi insiste sulle sue pagine e non abbandona la lettura, un profondo senso dell'arte.

La critica

Piano della Recherche è la trasformazione dei ricordi e la loro utilizzazione. Proust ha capito che la vita non la si comprende nel momento in cui la si vive, mentre il ricordo, filtrato dalla meditazione, fors'anche dalla contemplazione, diventa la ricreazione di un passato ancora tutto da vivere. Il tempo perduto rimane in noi con un senso di sofferenza. Ma l'opera di recupero sfocia nel trionfo per il tempo riconquistato e la vita che pareva sfuggire col tempo e nel tempo trova concretezza vera nel profondo. Secondo Proust l'universo tutto aspira a entrare in contatto con noi, e la realtà sua va penetrata. Proust non si chiede, come i simbolisti, che cosa vogliano significare le cose, ma che cosa c'è dentro di esse. La cosa non si nasconde, ma si offre, come tutto ciò che è del creato. Sta all'uomo recuperare nel tempo ciò che l'inesperienza, la rapidità dell'ora fuggente non gli lasciano capire. Al di là di una fallace interpretazione del realismo l'opera di Proust si riallaccia benissimo alla “Commedia umana” di Balzac. Rivivono nel ciclo dei romanzi proustiani l'aristocrazia legittimista a cavallo dell'Ottocento e del Novecento e l'alta borghesia radicale, non nel senso di Memorie alla Saint-Simon, cui peraltro l'autore è stato spesso avvicinato da quando critici come L. Pierre, G. Poulet, A. Maurois, E. R. Curtius e L. Spitzer cominciarono a capire l'importanza della sua opera, ma nel senso di società ricreata. Proust non procede mai per via retta nella narrazione. La sua pagina è come un vortice, in cui è facile smarrirsi, giacché quando si crede di essere arrivati al fondo ci si ritrova alla superficie, in cerchi più ampi, con orizzonti aperti, da dove si è pur costretti a riguardare il nucleo della cosa, ove si è fatalmente destinati a rientrare. L'io del creato si impadronisce degli eventi, li filtra nella memoria ove si incontrano col “flusso di coscienza” che unisce alla realtà delle cose quella delle sensazioni, in un'apertura interpretativa multipla che ricrea personaggi e cose affidandoli e riaffidandoli alla vita interiore sia dell'autore sia del lettore. Per questo personaggi come Swann, Odette, Robert de Saint-Loup, Albertine, Bergotte, la duchessa di Guermantes diventano i compagni di strada di chi nella Recherche riscopre la vita. Va detto infine che per meglio comprendere un'opera, indubbiamente trasfigurata dalla luce immortale della poesia e che tanto sottilmente rispecchia la vita di Proust, lo studio del suo epistolario diventa indispensabile. Risalteranno precisi i riferimenti tra la creazione e la realtà e la sua psicologia schiva e introversa, il suo “veder vivere” e quell'“intermittenza del cuore” da cui nasce la sua memoria poetica.

A. Maurois, À la recherche de Proust, Parigi, 1949; J. Nathan, La morale de Proust, Parigi, 1953; F. Cruciani, Marcel Proust, Parigi, 1971; J. Borel, Proust, Parigi, 1972; C. Albaret, Il signor Proust, Milano, 1974; M. Raymond, Proust romancier, Parigi, 1984; A. Pecchioli Temperani, Marcel Proust e le reminiscenze anticipate, Roma, 1985; Ph. Boyer, Le petit pan de mur jaune, Sur Proust, Parigi, 1987; A. Compagnon, Proust entre deux siècles, Parigi, 1989; L. de Beauchamp, Le petit groupe et le grand Monde de Marcel Proust, Parigi, 1990; C. Cogez, Marcel Proust à la recherche du temps perdu, Parigi, 1990; L. Fraisse, L'œuvre cathédrale. Proust et l'architecture médiévale, Parigi, 1990; M. Bertini Bongiovanni, Introduzione a Proust, Bari, 1991.