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Quasìmodo, Salvatóre

poeta italiano (Modica 1901-Napoli 1968). Compiuti i primi studi a Messina e a Palermo, nel 1919 si iscrisse al Politecnico di Roma, ma per varie difficoltà abbandonò gli studi regolari e cominciò una dura vita di lavoro saltuario e insieme di studi tenaci da autodidatta: i classici greci e latini, alcuni filosofi, Dante, Petrarca e Tasso. Le prime poesie le scrisse fra i 14 e i 20 anni; riprese a scrivere quando, ottenuto un posto nel Genio Civile, si trasferì a Reggio di Calabria (1926). Invitato nel 1929 dal cognato E. Vittorini a Firenze, vi strinse amicizia col gruppo di Solaria, la rivista sulla quale pubblicò le sue prime liriche (1930). Lo stesso anno vide la luce il volumetto Acque e terre, che suscitò un certo interesse nella critica; del 1932 è Oboe sommerso, del 1933 Odore di Eucalyptus ed altri versi, del 1936 Erato e Apollion, del 1938 Poesie. Era già iniziata intanto la lunga collaborazione a varie riviste letterarie e nel 1938, abbandonata la carriera nel Genio Civile, Quasimodo divenne redattore del settimanale Tempo (1938-40) e nel 1941 ottenne l'incarico di professore di letteratura italiana al Conservatorio G. Verdi di Milano. Con la raccolta Ed è subito sera (1942), silloge conclusiva in cui confluisce, riveduta, un'ampia scelta delle poesie precedenti insieme a un gruppo di nuove poesie, si chiude il primo periodo della sua poesia che si può definire “ermetico” per l'interesse dato alla “parola pura”, il tono evocativo, la trasfigurazione del paesaggio (la sua Sicilia mitica e primordiale), la stilizzazione e rarefazione dell'immagine. Una svolta è rappresentata dalla raccolta Con il piede straniero sopra il cuore (1946, ripubblicata in edizione definitiva nel 1947 col titolo Giorno dopo giorno) maturata nel clima della guerra e della Resistenza, dove il discorso poetico si svolge in consonanza con il dramma di quel tempo e la realtà della sofferenza e del dolore è assunta come fatto collettivo. Sulla stessa linea, di partecipazione umana e sociale e quindi di impegno alla solidarietà, si collocano anche le raccolte successive: La vita non è sogno (1949), Il falso e vero verde (1956), La terra impareggiabile (1958), Dare e avere (1966). Alla sua attività poetica si affiancò quella di traduttore, iniziata con la tersa e luminosa traduzione dei Lirici greci (1940) e continuata con la traduzione del Vangelo secondo Giovanni, dell'Antologia Palatina, di Catullo, Ovidio, Virgilio, Omero, dei tragici greci, Neruda, Shakespeare, Molière. Scrisse inoltre vari saggi: Petrarca e il sentimento della solitudine (1945), Il poeta e il politico (1960), Scritti nel teatro (1961). Nel 1959 ebbe il premio Nobel per la letteratura. In A colpo omicida e altri scritti (1977) sono stati raccolti gli articoli pubblicati da Quasimodo su vari giornali.

Bibliografia

B. Pento, La poesia di Quasimodo (dal 1920 al 1942), Roma, 1956; G. De Robertis, in Scrittori italiani del Novecento, Firenze, 1958; N. Tedesco, Salvatore Quasimodo, Palermo, 1959; G. Zagarrio, Quasimodo, Firenze, 1969; M. Gigante, L'ultimo Quasimodo e la poesia greca, Napoli, 1970; G. Munafò, Quasimodo, poeta del nostro tempo, Firenze, 1974; S. Pugliatti, Parole per Quasimodo, Messina, 1974; G. Finzi, Salvatore Quasimodo e la critica, Milano, 1976; E. Verdura, Quasimodo oggi, Cosenza, 1988.