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Qumran

località della Giordania sulla riva nordoccidentale del Mar Morto dove in alcune grotte fu scoperto nel 1947 un numero cospicuo di testi biblici ed extra-biblici, ma sempre di carattere religioso (i manoscritti di Qumran o del Mar Morto). Si tratta di ca. 600 volumi, di cui solo una decina presentano testi quasi completi, mentre tutti gli altri sono molto frammentari. Importantissimi i testi biblici, perché vi sono rappresentati tutti i libri della Bibbia a eccezione di quello di Ester: i testi del Deuteronomio, d'Isaia, dei profeti minori e dei Salmi sono riprodotti ognuno in dieci manoscritti; quattro sono i manoscritti riproducenti frammenti di Tobia e dell'Ecclesiaste. Se si pensa che la loro composizione si colloca fra il sec. IV a. C. e il I d. C. (più di un millennio prima di quelli fino ad allora conosciuti) si può capire quale importanza rivestano per la critica testuale, la filologia e l'esegesi biblica. Un altro gruppo di manoscritti raccoglie i testi di apocrifi dell'Antico Testamento già noti: Libro dei Giubilei, Libro dei Testamenti dei dodici patriarchi e il Libro di Enoch, un apocrifo della Genesi, uno Pseudo-Geremia, una visione di Amran, una preghiera di Nabonide. Il terzo gruppo riguarda la comunità (probabilmente di Esseni) che viveva sui luoghi del ritrovamento: la Regola della comunità (o Manuale di disciplina), opera dovuta probabilmente allo stesso fondatore della comunità e chiamato “Maestro di disciplina”; la Regola della congregazione, che descrive la vita comune dei Qumraniti in chiave escatologica; la Raccolta delle benedizioni; la Regola della guerra (o guerra dei Figli della luce contro i Figli delle tenebre), descrizioni dettagliate della lotta finale tra buoni e cattivi prima della fine del mondo; gli Inni, una raccolta di 35 cantici di ringraziamento; un Commentario di Abacuc, discussione che i monaci del Qumran sostengono assieme al loro Maestro di disciplina contro il sacerdote empio (uomo di menzogna), la casa di Assalonne, i traditori della fede; il Catalogo dei tesori, elenco di 60 tesori nascosti in località diverse della Palestina.

Comunità di Qumran

Un gruppo di manoscritti trovati nelle grotte del Qumran erano usati dai membri della comunità religiosa, che sorgeva in un centro urbano-religioso a breve distanza dalle grotte. Non è facile determinare storicamente l'origine di questa setta, perché il Documento di Damasco, che ci serve da fonte, descrive gli avvenimenti in un quadro allegorico-messianico, in cui i dati cronologico-storici sfumano troppo facilmente. Ci si deve quindi affidare ai reperti tratti dalle rovine di Qumran e questi ci indicano i segni di uno stanziamento dal 100 a. C. ca. al 31 a. C. e di una seconda occupazione dal 4 a. C. al 68 d. C. La comunità – secondo il citato Documento di Damasco – sarebbe il “resto” d'Israele salvatosi dall'esilio babilonese e strettosi a Yahwèh con una nuova alleanza (per questo la setta del Qumran si chiamerà anche “Nuova Alleanza”). Sotto la guida di un Maestro di giustizia, inviato da Dio a riunire i giusti e a profetizzare la rovina per la “congregazione di traditori” (sinagoga ufficiale, classe sacerdotale o addirittura l'intera nazione ebraica sotto la teocrazia sacerdotale), questo “resto” di giusti si raccoglie in comunità a Qumran con la promessa della vita eterna e della gloria celeste. Persecuzioni e tribolazioni erano disseminate sulla via della comunità e primo a cadere fu il Maestro. Ma alla fine dei giorni “egli riapparirà e condurrà i membri della Nuova Alleanza in una nuova Gerusalemme purificata”. Nella prospettiva di questo avvento i monaci di Qumran vivevano in comune esercitandosi nelle virtù. La comunità aveva una forma teocratica, perché i sacerdoti vi esercitavano la giustizia e amministravano i beni comuni. Ma a temperare questa autocrazia vi era l'assemblea di tutti i membri della comunità e al di sopra di questa un Consiglio della comunità, formato da dodici laici e tre sacerdoti con funzioni di governo. Una Regola dettava norme particolari per il ricevimento degli aspiranti e per il comportamento di ogni membro; pene severe erano comminate a chi le infrangeva: dalla pena di morte a chi osava pronunciare il nome santo di Yahwèh alla diminuzione del cibo e all'isolamento per le infrazioni minori. A base fondamentale della dottrina qumranita è il dualismo Bene-Male, che dall'uomo viene proiettato con toni apocalittici sul cosmo, il quale sarà dominato da queste due ipostasi sino alla consumazione finale. Pur esistendo in questo conflitto dualistico un chiaro influsso di dottrine zoroastriane e gnostiche, tuttavia esso non viene a contrasto con il monoteismo ebraico, perché parte dall'idea monoteistica e approda alla vittoria finale del Bene, cioè ritorna al monoteismo, chiudendo il conflitto dualistico nei limiti della storia del mondo. D'altronde i due spiriti, il Buono e il Malvagio, detti anche Luce e Tenebre, sono ambedue creati da Dio. Centrale nella dottrina qumranita è il senso messianico inteso come vendetta d'Israele sulle nazioni e instaurazione del Regno di giustizia. Da alcuni testi la realizzazione del regno non sembra affidata a un messia personale, ma opera dei figli della luce (i membri qumraniti); in altri testi invece il messia s'impersona nel Maestro di giustizia, sacerdote edotto nel mistero dei profeti, profeta egli stesso e destinato a restaurare l'alleanza con dio a salvezza di tutti. Egli verrà ucciso dal “sacerdote empio”. Incerto rimane nello studio dei testi il suo ritorno. Circa la possibilità d'identificazione del Maestro e il tempo della sua attività le ipotesi sono varie e contrastanti: secondo i dati più attendibili, il Maestro avrebbe operato dalla fine del sec. II a. C. al 63 d. C. ca. Dupont-Sommer avanza l'ipotesi che si tratti invece di Onia il Giusto, lapidato sotto Ircano II; Rowley risale all'epoca dei Seleucidi e identifica il Maestro in Onia III, sacerdote dal 198 al 195 a. C. e deposto da Antioco Epifane; una quarta ipotesi lo identifica invece in José ben Joezer, che la tradizione dice crocifisso nel 162 a. C. per istigazione del gran sacerdote Ancimo. In realtà queste ipotesi presentano ognuna motivazioni anche interessanti, ma non decisive. La certezza fornita dai dati archeologici che la comunità del Qumran era in fiore durante la vita terrena di Gesù ha confermato l'attenzione degli studiosi sui possibili rapporti fra i qumraniti e il messia Gesù e i primi cristiani. Pur escludendo una sicura derivazione del cristianesimo dalla dottrina qumranita, le moltissime somiglianze dei due fenomeni religiosi hanno indotto gli studiosi ad approfondire la portata della matrice vetero-testamentaria nel cristianesimo e quindi nel movimento qumranita.